Galeffi: un ultimo abbraccio grande come Roma

da | Set 11, 2023 | Interviste

Il Belvedere Tour di Galeffi sta giungendo al termine. Prima che le ultime tre date di Firenze, Milano e Roma si spengano tra i riflettori abbiamo incontrato Galeffi per fargli qualche domanda e per un ultimo abbraccio grande come Roma. Ciao Galeffi come ti stai vivendo questo momento così intenso? Me lo sto vivendo bene […]

Il Belvedere Tour di Galeffi sta giungendo al termine. Prima che le ultime tre date di Firenze, Milano e Roma si spengano tra i riflettori abbiamo incontrato Galeffi per fargli qualche domanda e per un ultimo abbraccio grande come Roma.

Ciao Galeffi come ti stai vivendo questo momento così intenso?

Me lo sto vivendo bene perché comunque i momenti difficili li soffro tanto quanto mi esaltano però il fatto che ci stiamo avvicinando alla fine del tour in parte mi emoziona e mi rende felice.

Proprio per questo, dopo Firenze, Milano e Roma, cosa ne sarà di Galeffi?

Mi serve una pausa; è stato un anno faticoso non solo a livello lavorativo però spero che non sia una pausa eccessivamente lunga.

Credo che la data più emozionante per te sia quella di casa, quella di Roma. Ma cosa rappresenta per te Roma? 

Sia nel tour di Belvedere sia in quello di Scudetto, la prima e l’ultima data erano a Roma. Tutto nasce e finisce a casa in qualche maniera. Roma è famiglia, un cerchio che si chiude.

Cosa succederà al concerto di Roma, sorprese, ospiti?

Onestamente vorrei vivermi da solo questa ultima data a casa e prendere tutti gli abbracci per me ma la verità è che ancora non lo sappiamo, stiamo decidendo in queste ore.

La tua musica, attualmente, mi sembra un po’ più di spessore rispetto alla maggior parte della roba che gira adesso, è così o non è così secondo te? 

Mi fa piacere che lo dici. Non ti dico di sì altrimenti sarei un mitomane. Dietro c’è stato un lavoro lungo e abbiamo fatto il massimo di quello che potevamo fare. E forse il motivo per cui ancora la gente mi vuole bene e mi riconosce questo è la sincerità, la purezza e il non risparmiarsi mai nel lavoro. Ne sono molto contento.

Ha ancora senso parlare di musica indie oggi?

Per me non ha senso oggi ma non lo aveva neanche sette anni fa. La gente chiaramente ti associa a quello ma perché in quel momento è successo un allineamento di pianeti che ha fatto  funzionare il tutto oltre alla bravura dei protagonisti in causa. Quando l’indie è nato, oltre a venire da anni di buio della discografica e dei talent hanno fatto si che nascessero nuovi cantautori che uniti all’esplosione di IG e Spotify, contemporaneamente, hanno creato questa nostra scena. Ma alla fine noi facciamo musica pop cantautorale.

Quanto è difficile traslare il lavoro fatto in studio su Belvedere sul palco live?

Diciamo che è stato difficile però abbiamo provato moltissimo soprattutto prima del tour invernale. Poi abbiamo cambiato la scaletta di concerto in concerto perché sono uno che si stufa spesso delle scalette. Che poi è anche un modo per motivare i musicisti. Però il grosso lo abbiamo fatto tra ottobre e dicembre per allestire uno show che fosse il più bello possibile.

E allora ci si vede a Firenze, Milano e Roma per godere. Godere forte.

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