Domenica 11 ottobre, il cantautore bresciano ha portato il tour NEI TEATRI al Teatro Brancaccio di Roma, tra i brani che hanno segnato il suo percorso e riflessioni sul valore della musica, sulla vulnerabilità e sull’importanza di chiedere aiuto.
La musica come spazio di espressione, ma anche come occasione per affrontare ciò che nella quotidianità è più difficile raccontare: è questo uno degli aspetti emersi durante il concerto di Mr.Rain al Teatro Brancaccio di Roma, seconda tappa del suo primo tour nei teatri, concepito per una dimensione più intima e raccolta con il pubblico rispetto ai grandi palchi.
Uno spettacolo che rinuncia alle grandi scenografie per lasciare spazio alla musica, alla band e ad un repertorio capace di attraversare le diverse fasi della carriera del cantautore. Ma soprattutto un concerto che ha riportato al centro il valore delle canzoni, non soltanto per i risultati che raggiungono, ma per ciò che riescono a raccontare e a trasmettere.
Mr.Rain supera le distanze generazionali con il suo repertorio
A caratterizzare la serata è stata innanzitutto la partecipazione del pubblico: tra le poltrone del Brancaccio non soltanto adolescenti e giovani adulti, ma anche bambini e spettatori più grandi, a testimonianza di un repertorio che negli anni ha raggiunto generazioni differenti. Una partecipazione che ha accompagnato l’intero concerto – anche attraverso una simbolica fan action sulle note di Lunedì Nero – dai brani più recenti a quelli che hanno contribuito a costruire l’identità artistica di Mr.Rain. Da Carillon ad Ipernova, passando per Fiori di Chernobyl, Due altalene e Supereroi, la scaletta ha ripercorso un percorso musicale nel quale fragilità, relazioni, paure e ricerca di sé sono temi ricorrenti.
Non sono mancati inoltre i brani Effetto Michelangelo e Casa in fiamme, tra le pubblicazioni più recenti dell’artista, che anticipano una nuova fase discografica che, promette l’artista durante il live, sarà presto resa pubblica.
Mr.Rain ha vissuto il concerto con un’emozione evidente, emersa soprattutto nei momenti di dialogo con il pubblico e diventata parte integrante dell’atmosfera della serata.
Mr.Rain è tutto quello che Mattia affida alla musica
Durante la serata, il cantautore è tornato più volte sul significato che il progetto Mr.Rain ha assunto nella sua vita.
Mattia Balardi e Mr.Rain sono la stessa persona, ma non sempre riescono a comunicare allo stesso modo: attraverso la musica, l’artista ha raccontato di riuscire a dare forma a pensieri, emozioni e riflessioni che nella quotidianità faticherebbe ad esprimere diversamente.
È una chiave di lettura che attraversa buona parte della sua produzione: le canzoni diventano uno spazio in cui affrontare argomenti personali senza doverli necessariamente spiegare, trasformando esperienze individuali in parole nelle quali altre persone possono riconoscersi, come dimostra il suo brano A forma di origami. E forse è proprio qui che si può leggere anche la partecipazione così trasversale del pubblico: al di là delle differenze anagrafiche, molti dei temi affrontati da Mr.Rain appartengono ad esperienze comuni: la paura di perdere qualcuno, il bisogno di sentirsi compresi, la difficoltà di chiedere aiuto o di ricominciare.
Quando i numeri contano più delle canzoni
Uno dei momenti più significativi del concerto è arrivato prima di Non fa per me, quando Mr.Rain ha condiviso una riflessione sul funzionamento dell’industria musicale contemporanea e sul peso crescente attribuito ai numeri. Ascolti, visualizzazioni, follower e risultati sulle piattaforme sono diventati indicatori fondamentali per valutare un progetto artistico. Strumenti utili a misurarne la diffusione, ma che rischiano di essere confusi con il valore stesso della musica.
Una riflessione che trova riscontro proprio in Non fa per me, brano pubblicato nel 2021 in cui Mr.Rain critica apertamente alcune dinamiche dell’industria discografica: dalla ricerca esasperata di visibilità all’ossessione per streaming, certificazioni e classifiche, fino ai compromessi che un artista può essere spinto ad accettare pur di raggiungere il successo. Nel testo torna anche l’esempio di Fiori di Chernobyl, brano inizialmente ritenuto non adatto a Sanremo e diventato successivamente un disco di platino. Una vicenda attraverso cui il cantautore mette in discussione la meritocrazia del settore, rivendicando la volontà di rimanere fedele alla propria identità artistica. Una considerazione che acquista particolare significato se letta alla luce del successo successivo di Supereroi, con cui si è classificato terzo a Sanremo, e della partecipazione del 2024 con Due altalene.
Il punto, però, va oltre la sua esperienza personale: la popolarità di un artista può essere misurata attraverso i numeri, ma la qualità di una canzone non può essere ridotta agli stessi parametri. Eppure, in un mercato nel quale visibilità e risultati immediati incidono sempre più sulle opportunità, le due dimensioni finiscono spesso per sovrapporsi. È una contraddizione che riguarda soprattutto gli artisti emergenti, chiamati a dimostrare di avere già un pubblico prima ancora di poter accedere a occasioni capaci di ampliarlo.
Cosa ci lascia il live di Mr.Rain a Roma
Il secondo momento di particolare intensità è arrivato verso la conclusione, prima di Supereroi, il brano con cui Mr.Rain ha scelto di salutare il pubblico romano: il cantautore ha parlato di vulnerabilità, della difficoltà che spesso incontriamo nel mostrare le nostre fragilità e di quanto sia importante non confondere la forza con la capacità di affrontare tutto da soli.
Oltre al significato insito nel brano, Supereroi ha rappresentato un passaggio decisivo nella carriera di Mr.Rain, portando la sua musica a un pubblico molto più ampio, grazie alla partecipazione a Sanremo 2023. A distanza di tre anni, conserva un ruolo centrale nel suo repertorio, anche per la capacità di affrontare un argomento delicato con un linguaggio immediato.
A conti fatti, il concerto romano di Mr.Rain ha dimostrato come una produzione essenziale possa sostenere uno spettacolo coinvolgente, facendo leva sulla forza delle canzoni e su quella vicinanza emotiva con il pubblico che negli anni è diventata uno dei tratti distintivi del suo progetto musicale. Le riflessioni condivise tra un brano e l’altro hanno aggiunto profondità al racconto, permettendo di comprendere meglio il rapporto dell’artista con la propria musica e le esperienze da cui nasce. Una scelta che, nella dimensione raccolta del teatro, ha trovato uno spazio particolarmente adatto, senza togliere centralità alle esibizioni.
In una realtà discografica sempre più attenta a classifiche, ascolti e risultati, il concerto ha riportato l’attenzione su ciò che quei numeri non riescono a misurare: il significato che una canzone assume per chi la scrive e per chi, ascoltandola, finisce per riconoscersi nelle sue parole.









