“Caro fottutissimo amico” è l’amicizia tra Zen Circus e Motta

da | Recensioni singoli

Lo scorso 13 aprile l’accoppiata perfetta di Zen Circus e Motta ha dato vita a Caro fottutissimo amico, un brano che fa letteralmente respirare il cuore per l’enorme purezza e sacralità.

Il titolo non è un caso: gli Zen Circus e Motta hanno scritto un brano che firma la loro amicizia. Un rapporto che dura da anni e che ha visto maturare la scrittura del caro Appino e quella del caro Motta di pari passo. Entrambi, infatti, possiedono tra le penne più belle del nostro amato cantautorato italiano.

“Caro fottutissimo amico” dura ben 12 minuti e…no, non sono troppi. Sono dodici minuti ben distribuiti, costruiti e organizzati. Il brano, ovviamente, esprime completezza e pienezza, ma questo neanche a dirlo. Ascoltare le voci di Appino e Motta insieme sembra cosa nota, sarà per la loro vicinanza artistica, sarà per quel calore musicale rassicurante di cui spesso abbiamo bisogno. Ma la combo è perfetta.

Inizia Appino e poi Motta, poi ancora Appino e di nuovo Motta, e così via per dodici minuti. Entrambi raccontano, ognuno nella loro strofa, qualcosa che in realtà non sembrano voler mostrare fino in fondo. C’è sempre quell’alone del detto/non detto tipico di due amici che si conoscono bene.

Su mille scuse che non stanno dentro a una canzone
Per una verità che non si può cantare

Poi sovviene l’eterna giovinezza di Appino che, chissà, ingloba anche il suo caro amico Motta.

E non avremo sonno
Avremo solo questa santa voglia di sbagliare tutto
Com’è sempre stato

e infatti Motta, poi, canta:

E nello stesso sogno siamo ancora qua
A difendere un’altra stupida libertà

I due si parlano tenendosi per mano, fottutamente sinceri e liberi dalle vesti esattamente come fanno quelli della generazione zeta. In “Caro fottutissimo amico” si dedicano il loro amore maturato negli anni, la loro saggezza musicale e la loro esperienza. Si dedicano virtù e dolcezza, sincerità e orgoglio: insomma si dedicano l’uno all’altro, dedicandosi a noi.

Il brano raccoglie quei due spicci di amore nell’amicizia ancora rimasti a terra nella strade di questa realtà.

Grazie Zen, Grazie Motta: dopo questa, vorremmo tutti essere i vostri amici.

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