Forse per Motta non è così Semplice

da | Apr 30, 2021 | Recensioni album

Fuori a mezzanotte Semplice di Motta, inno alla tradizione, alla  normalità, all’ossequio della canzone italiana. Testi e arrangiamenti si stagliano come rigidi funamboli fra consueti biografismi e inedite contraddizioni: l’esercizio di equilibrismo si completa nei quaranta minuti d’ascolto di Semplice. Vite sospese A chi mi vuole inginocchiato a terra  A quei pochi di 10 anni […]

Fuori a mezzanotte Semplice di Motta, inno alla tradizione, alla  normalità, all’ossequio della canzone italiana.

Testi e arrangiamenti si stagliano come rigidi funamboli fra consueti biografismi e inedite contraddizioni: l’esercizio di equilibrismo si completa nei quaranta minuti d’ascolto di Semplice.

Vite sospese

A chi mi vuole inginocchiato a terra 

A quei pochi di 10 anni fa 

A quelli che vorrebbero tornare indietro 

A tutto quello che sarà 

Siam giunti al terzo disco del cantautore livornese e Semplice, più di altri, sa dividerci. Da un lato fanno la loro apparizioni ritmi elettronici di nuova scuola; dall’altro, si sente il sussurro di De Gregori a consigliarci come cercare (e ritrovare) l’essenziale.

Ma che cosa, in quest’album, è semplice?

Sicuramente non i riferimenti. Motta ci ha abituati lentamente al suo modo di osservare il mondo: un metodo per elezione di significati che lui deriva da un libro, un’esperienza, altro ancora.

In questo caso, l’obiettivo è fare un po’ di decluttering: nel pieno dell’ultima moda che ci vuole ancora in casa a disfarci dell’innecessario s’innesta Motta. Il processo di riduzione cui l’artista va incontro si concretizza in una vera narrazione erratica: un racconto in dieci brani di un altro suo spaccato di vita, questa volta romana.

Forti contrasti

Sorridimi, anche se poi non ci credi 

Abbracciami come abbracceresti i tuoi pensieri 

Con un ricordo da inventare e una canzone che non c’è 

Come tutto quello che non so 

Come tutto quello che non so 

Di te 

Mentre questo progetto di consapevolezza si arricchisce col tempo, Semplice scopre subito le sue carte. Nessuna immagine, un rigido antracite di sfondo e un carattere pulito non creano identità: a parlare restano solo le canzoni, gli stati d’animo, le contraddizioni.

Gli archi iniziali di A te combattono le fosche atmosfere di Quando guardiamo una rosa; gli scorci notturni di Via della luce disarcionano il post-punk di Quello che non so di te; gli stessi contributi del percussionista brasiliano Mauro Refosco e del bassista Bobby Wooten si contrastano.

Questione di gusti

E nessuno ci capiva e nessuno ci guardava 

Non avevamo niente ma niente ci bastava 

Alla fine, l’LP edito da Sugarmusic ci parla di un Motta più maturo e consapevole. Il desiderio è normalizzare la normalità, accoglierla per farne un valore aggiunto: a viaggio concluso, la sensazione di reggere la chitarra mezza sfondata dell’oratorio estivo è forte.

Si avverte come un sottofondo da bartender: nello shaker si mixano per quaranta minuti aroma alla Jovanotti e amaro da sconto comitive. E, per quanto amaro e aroma siano anagrammi, sul gusto non si può arbitrare: Semplice può piacere come no, e da Cromosomi passiamo la linea al lettore.

Noi non sappiamo deciderci.

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