Con “Gommapiuma” di Giorgio Poi attutiamo i colpi ma poi andiamo KO

da | Recensioni album

Capita, a volte, di inciampare lungo i bordi indefiniti della vita, cercare l’acqua ossigenata per medicare e poi mettere un cerotto per coprire il dolore, nasconderlo, ma sentirlo comunque. Capita invece, a volte, di attutire i colpi in maniera più dolce, quasi fosse tutto un leggero tocco di vento.

Capita, a volte, di esser fatti di Gommapiuma.

A due anni di distanza da Smog, e dopo i due singoli I pomeriggi e Giorni Felici, Giorgio Poi è tornato tra noi, con qualche chitarra in meno ma con un altro tipo di consapevolezza. Gommapiuma è il suo nuovo album e finalmente possiamo sederci sul divano, mangiare gelato a stracciatella come vecchie Bridget Jones e forse piangere.

Un album diverso, molto più lirico e meno elettronico – e questo un po’ mi dispiace – pieno di strumenti musicali come archi e sassofono soprano, ma nato dalla pancia di una grossa fragilità. Gommapiuma è frutto di ricerche, testi buttati, cose riscritte e mai utilizzate, nel periodo più buio degli ultimi anni.

Truccare la vita dipingendo le settimane come se fossero una “lunga vacanza”, vivendo senza aver scelto di vivere come abbiamo fatto, forzare le convivenze aspettando l’ora d’aria al supermercato, farsi regali e non consegnarseli mai: ogni cosa è Gommapiuma.

Non basta ricordare a che tipo di cantautorato appartiene Giorgio Poi, i riferimenti sono chiarissimi: c’è tanto di Battisti e di Dalla, di John Coltrane e Bill Evans; la sua è una scrittura che riesce a indagare il futuro con dentro un motore che guarda il domani, ma anche il presente, l’arte di intercettare il comune sentire e tradurlo in forma poetica ma pur sempre comunitaria.

Gommapiuma sembra dar spazio a una ritmica lenta ma travolgente, sincera e malinconica, che sembra quasi felicità ma in fondo sai che non potrebbe esserlo. Rococò è la prima dell’album e parla di regali, quelli che si sbagliano o che si comprano ma non si ha il coraggio di dare, quelli pensati per far felice qualcuno. A volte, è solo buono donare la cosa che non si può vendere.

Ci daranno da bere nubifragi e bufere
con due dita di grandine dentro al bicchiere

ha il sapore di

In mano un drink che sa di pioggia
che te l’ha offerto il temporale

della vecchia Maionese di Smog, ma sappiamo che Giorgio a volte è un po’ triste esattamente come noi e se vuole emozionare, ci riesce bene.

C’è I Pomeriggi, e poi arriva il featuring con Elisa, unica collaborazione all’interno dell’intero album. Un matrimonio di voci così simili ma così distanti anni luce. La voce di uno rispetta la voce dell’altro e il tutto potrebbe funzionare anche senza la co-partecipazione di entrambi, ma il pezzo sembra fatto apposta per le loro note e se già Calcutta ci era riuscito, anche Giorgio Poi ha fatto un ottimo lavoro.

Gommapiuma è la traccia che dà nome all’album, un pezzo delicato e interamente in strumentale che si serve del suono di un sax soprano e di quello di alcune vecchie campane di rame conservate in archivio. L’intenzione – come per ogni suo album – era proprio quella di dare al brano strumentale lo stesso titolo del disco così da non doverlo prendere in prestito da una canzone, che di solito ha un suo senso compiuto e concluso.

Supermercato ha in sé tutta la solitudine del 2020, quella delle storie d’amore finite e degli scaffali vuoti, delle corse alle casse per l’ultimo pacco di biscotti, degli sguardi perduti al bancone dei surgelati. Per molti fare la spesa è una mera attività necessaria, per altri è una questione di sopravvivenza non solo biologica, ma anche psicologica.

L’unico momento della giornata in cui uscire da una solitudine che attanaglia per pensare esattamente a niente.

…ma non entriamo nel merito dei colpi di fulmine, perchè quelle sono storie troppo lunghe.

Con la testa sulle spalle
ma un cuore deficiente che non ti molla più
le mani sul carrello vuoto come un buco
non ci vediamo più

Barzellette e Moai sono le ultime due tracce e probabilmente quelle piene di un sentimento di rivalsa, intrise di promesse e speranze. La prima precisamente indefinita ma sembra contenere tutto quello che è successo nelle nostre teste negli ultimi due anni:

Ma ridere delle tue barzellette
prima che il mondo ci faccia a fette

perchè ridere dei propri errori è già un modo per distaccarsene, e perchè

A chi vive in apnea
aspettando che passi anche quest’alta marea

Giorgio Poi consiglia l’acquisto di un boccaglio, anche se a volte, solo a volte, va bene anche lasciarsi cadere.

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