Ci abbracciamo è il nuovo singolo di Vasco Brondi

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A distanza di un paio di settimane dalla pubblicazione del primo inedito Chitarra Nera, Vasco Brondi torna il 23 aprile con Ci abbracciamo: secondo singolo contenuto nel suo primo album da solista Paesaggio dopo la battaglia, in uscita il 7 maggio.

Ci abbracciamo, a priori dall’ascolto, ci induce a pensare che faccia  riferimento al periodo storico attuale ma non è così. E meno male, perché il sentimento che segue la fine di una guerra o di una qualsiasi cara catastrofe, naturale e non, ossia quello di voler rimuovere tutto ciò che rimembri, in un certo qual modo, gli spiacevoli eventi, accomuna in larga misura un po’ tutti; peraltro noi, in questa situazione, ci siamo ancora dentro!

Dunque, il fatto che Vasco Brondi non vi alluda, risulta già molto bello. 

Rimane certamente impressionante, però, come le parole delle canzoni, delle poesie, dei dialoghi cinematografici, rimangano in qualche modo immortali nel nostro immaginario e godano quindi di una certa riproducibilità vestendo svariati contesti. E’ questo il caso del titolo della nuova canzone di Vasco Brondi che non viene scritta ultimamente bensì “quando gli abbracci non erano ancora considerati rischiosi” sicuramente in un periodo successivo al 2018 anno che spegne Le Luci della centrale elettrica. 

Così, mentre i fedeli discepoli piangevano la fine dello storico progetto discografico, Vasco Brondi si impegnava già a creare antidolorifici per l’anima, come ad esempio, Ci abbracciamo. 

Il titolo, oggi, acquista inevitabilmente un significato diverso da quello d’origine perché incredibilmente attuale. Ci abbracciamo, infatti, esce il 23 aprile, a due giorni dall’anniversario della Liberazione d’Italia, a tre giorni dalla primissima riapertura dopo la tempesta che vedrà l’Italia e molti lavoratori finalmente riaprire i battenti. 

Nel frattempo, Vasco Brondi, come la ginestra resistente, fa ritorno in una primavera ormai inoltrata, prossima al maggio, alla rinascita, e soprattutto, prossima a Paesaggio dopo la battaglia.

Chitarra Nera e Ci abbracciamo, sono i due singoli scelti da Vasco come anticipazioni del disco: scelta questa, per nulla lasciata al caso, poiché si tratta di due brani tanto diversi tra di loro e che, a detta di Vasco, stanno agli antipodi del disco. Il primo, infatti, è una preghiera recitata, parlata che ci fa salire su una macchina del tempo orientata al Vasco dei vecchi tempi, di quei periodi neri e spettacolari; Ci abbracciamo, invece, sembra essere figlia di Costellazioni, di Terra, di Coprifuoco, altro titolo peraltro, che potrebbe essere letto in chiave profetica. Per le restanti canzoni, bisognerà aspettare il 7 maggio.

Resta meravigliosamente bello il fatto che la musica di Vasco Brondi richieda un ascolto preliminare: c’è tutta una poetica dietro il suo percorso artistico e cantautorale che andrebbe seguita dal primissimo disco del primissimo progetto per poterlo capire davvero. 

Gli album seguono un’evoluzione impressionante: per comodità faccio una distinzione tra il Vasco distruttore di anime galleggianti, aggrappate ad un’esistenza fragile e biodegradabile e il Vasco, invece, zen degli ultimi lavori, tendenzialmente più maturo nei temi e nelle musiche, più tangibile, armonico, felice.

Dunque, un artista che potrebbe certamente permettersi nel suo primo album da solista di spaziare da un universo interiore all’altro, come dimostrano le prime due release: sarebbe molto bello se il nuovo disco ci abbracciasse con suoni ora ritmici, ora assenti, con chitarre, voci e parole, soprattutto parole dall’interpretazione versatile e impulsiva.

Per adesso, quanto all’album siamo esclusivamente a conoscenza del titolo: Paesaggio dopo la battaglia, che è peraltro il titolo di un film polacco del 1970 di Andrzej Wajda, ispirato alla vita di Borowski, poeta e giornalista sopravvissuto all’olocausto. Vasco ricorre spesso a citazioni intellettuali, letterarie e cinematografiche.

Inoltre, se il testo di Ci abbracciamo viene concepito in un periodo largamente pre-covid, il resto dell’album nasce, invece, “mentre il mondo che conoscevamo cambiava radicalmente”. Dunque, sebbene non si faccia alcun riferimento alla lotta sanitaria, economica e sociale che stiamo affrontando, potrebbe essere tuttavia interpretato come un bel quadro dal titolo iconico, sublime e delicato: Paesaggio dopo la battaglia. Infatti, la cover del disco, Vasco ce la presenta così:

C’è una Panda che emerge dalla tempesta, traballante e fiduciosa.

Anche il nuovo singolo suona come il manifesto di una necessaria forma di libertà: ma, si badi bene, non di una libertà intesa nel far quello che si vuole, quanto invece di una forma libertaria intrisa nell’essere chi si vuole, nella forma di un’anarchia identitaria, nella libertà di scegliere di perdersi, nella libertà di scegliere di abbracciarsi.

Ci abbracciamo è una canzone che suona come un richiamo, un richiamo per gli esseri umani. Un richiamo all’adempimento di un dovere, un dovere di noi tutti, che dovrebbe coincidere con quello, semplicemente, di ritornare ad essere umani. 

Un richiamo, oggi, necessario perché risultiamo tanto schiavi quanto, fallacemente liberi poiché succubi, più che mai, di una società che ci illude di essere cani sciolti in vaste praterie industrializzate:

Si apriranno i mari, amore, in mezzo agli edifici 

Scoppieranno incendi e fari e luce e danni

Le stagioni passano sui tuoi campi

Avremo tutto, avremo tutto tra diecimila anni

Ci abbracciamo è il tempo che scorre inesorabile segnando i volti dei nostri genitori che ogni volta che facciamo ritorno Nel profondo Veneto, ci sembrano più vecchi.

Ci abbracciamo è il mondo che cambia alla velocità della luce mentre gli esseri umani diventano interscambiabili, prodotti immediatamente sostituibili:

Passeranno uomini e animali, alberi e tornadi

Lampi e arcobaleni, quello che non volevi

Spariranno con gli effetti speciali anche le persone normali

Voleranno le volanti, gli stormi dei migranti

Ci abbracciamo è l’ invito a far esplodere il bene.

Ci abbracciamo è l’ invito a prendere di petto le lancette dell’orologio che ad ogni tic tac ci conducono senza indugio alla morte.

Sul finire del 1500 la città di Ferrara ospita per la prima volta la rappresentazione de L’Aminta di Torquato Tasso. Banalmente, Vasco è di Ferrara ed è risaputo quanto il capoluogo emiliano sia, da sempre, parte integrante del progetto discografico. L’Aminta si distingue per un certo lirismo in quanto vuole essere l’encomio all’uomo che vive a stretto contatto con la Natura, libero dalle contaminazioni della civiltà e dalle sue imperdonabili conseguenze fisiche e morali. 

L’ Aminta è l’invito all’abbandono e al piacere, all’amore libero come manifestazione di viscerale trepidazione e gaiezza: “Perduto è tutto il tempo che in amar non si spende”.

Vasco Brondi con Ci abbracciamo, ci invita a tornare umani e a darci all’amore:

AMATE E FATE QUELLO CHE VOLETE

AMATE E FATE QUELLO CHE VOLETE

AMATE E FATE QUELLO CHE VOLETE 

NON ASPETTATE

Ci abbracciamo, si chiude così. 

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