“E adesso siamo qui, passati dall’essere assaliti da troppe cose contemporaneè così com’è.”
Scorrere lente le pagine di Anime galleggianti ci fa capire cosa esso sia stato per i due autori.
Anime galleggianti è la prova dell’amore di due musicisti, Vasco Brondi e Massimo Zamboni, nei confronti di quella terra, di quelle sponde, caratterizzati da una bellezza “decadente”, dove lo scorrere del tempo è strettamente connesso alla velocità dello scorrere dell’acqua, dei pensieri, delle parole.
Due anime vaganti, due anime galleggianti appunto, una zattera colma di sensibilità, il tutto in un canale che collega Mantova al Delta del Po.
Anime galleggianti rende straordinario l’ordinario.
Descrive questo scivolare su una zattera in alluminio, lungo un canale di bonifica della pianura Padana, diventa un viaggio ricco di rimandi, ricordi e suggestioni fino a renderlo avvincente, avventuroso e pieno di fascino.
Anime galleggianti è la riflessione dei musicisti, affidata a due capitoli: Acqua Sorgiva e Autunno sul Tartaro.
In mezzo, come se separati da un cuscinetto, troviamo una raccolta di fotografie scattate da Piergiorgio Casotti, il modo perfetto per immergersi in quelle acque con loro, osservare la piana, spostare i giunchi facendo attenzione a non restare impantanato nella fanchiglia.
Anime galleggianti è questo:
“Ci rendiamo conto che la pianura contemporanea qui bisogna immaginarsela, da qui è un’astrazione. Le trenta pagine di politica interna qui non arrivano, non arrivano neanche le altre trenta di attualità e di certo qui non si scrivono. Non si fanno corsi di sociologia. Sembra così da sempre e sembra esattamente così almeno dagli ultimi trenta o quarant’anni, solo il legno è stato sostituito dalla plastica o dall’alluminio.”
“Mi viene in mente una cosa letta qualche giorno fa: gli indiani dicevano che quando l’uomo modifica la natura poi Dio da lì se ne va. Invece sembra che una strana entità sia rimasta solo qui, lontana dalle industrie, dalle file di macchine, dal terzo settore. Qui dove non prende Internet. Pier si accorge subito che è una luce difficile da fotografare, cade dappertutto serena e uniforme e impietosamente scopre tutto. Tutto è così com’è.”
Un posto dimenticato da Dio, dall’uomo urbano, dalle lancette dell’orologio, dalle emozioni.










