Italia vs Inghilterra: la sfida diventa musicale oltre che calcistica?

da | Nov 2, 2022 | News

Guardando le classifiche musicali nazionali una domanda che sorge spontanea è: perché in Italia “tira” meno la musica inglese? È sempre stato così?

Nel 2019 Giorgio Poi, accompagnato dall’ormai inafferrabile Calcutta, cantava:

La musica italiana non è musica alla moda

La provocazione era chiaramente rivolta a tutti quelli che, criticando le canzoni di successo sul territorio nazionale, cercavano conforto nella musica inglese, universalmente apprezzata e definita “più originale”. La protagonista del brano, infatti, si trasferiva in Inghilterra, dove le tendenze si creano e non si rincorrono, per poi riscoprire nostalgia per una melodia proveniente “dalla stanza accanto”: l’Italia.

Ma questo discorso è ancora attuale?

Per rispondere a questa domanda facciamo riferimento a numeri e dati, partendo dall’ultima classifica FIMI. Nella settimana che va dal 30/09/2022 al 06/10/2022 troviamo una canzone in lingua inglese solo alla dodicesima posizione. I’m Good (Blue) di David Guetta & Bebe Rehxa si vede superata da ben otto brani del nuovo album di Thasup, e da due canzoni dei Pinguni Tattici Nucleari. L’eccezione c’è ed è il Remix di Lazza di Ferrari, brano di James Hype & Miggy Dela Rosa già conosciuto e apprezzato nella sua versione originale.

Quello che ci siamo chiesti però, è a cosa sia dovuto questo maggior interesse per la musica italiana, spesso non compreso e condiviso.

Partendo dal presupposto che classifiche come quelle FIMI vengono stilate facendo riferimento soprattutto ai singoli e agli album più venduti e ascoltati digitalmente, che è il metodo di fruizione e acquisto più comune, possiamo immaginare che il risultato faccia riferimento a una fetta di popolazione specifica: i giovani. I motivi che riusciamo a individuare sono quindi i seguenti:

  • Necessità di sentire pezzi che raccontano storie personali e vere. Di ascoltare cantanti che mettano in musica i sentimenti più comuni ma difficili da trasmettere, con parole che potrebbero essere le proprie. Un esempio, sono i Pinguini Tattici Nucleari: ogni pezzo è una hit e dopo ogni ascolto senti di poter dire “Lo avrei scritto proprio così!”.
  • I live. Dopo un lungo periodo di ascolti solitari, abbiamo bisogno di sentire la musica in compagnia, di condividerla con gli sconosciuti e con chi amiamo. Dopotutto un concerto sicuramente non ci cambierà la vita, ma la giornata sì. Ed è molto più semplice che, soprattutto città più piccole, ospitino festival ed eventi con artisti italiani. Così i live diventano più accessibili, in modo che tutti, o quasi, possano vedere dal vivo il proprio artista preferito. Questo ci conduce anche al punto tre:
  • Il contatto con l’artista, che perde la sua aura sacra e irraggiungibile per dialogare con il pubblico e mostrarsi in tutta la sua normalità. Questo avviene sui social, in tal senso risulta molto efficace la comunicazione su Twitter di Tananai; ma anche sui palchi, come nel caso di Ariete. La cantante permette, infatti, alle proprie fan di salire sul palco, sostenendole nella confessione delle loro paure e desideri più grandi.
  • Il ruolo degli eventi centrali della televisione italiana. Il Festival di Sanremo, Amici di Maria De Filippi, X-Factor occupano una posizione centrale nelle classifiche e permettono di conoscere e riscoprire artisti che si esprimono prevalentemente in italiano.
  • Infine, non è da sottovalutare il contributo del pubblico internazionale che, nel corso degli anni, ha dimostrato di apprezzare sempre di più i talenti italiani. Emblematico il successo dei Maneskin, quello di Mahmood e Blanco dopo il Festival di Sanremo, ma anche quello di artisti come Rhove, recentemente apparso sugli schermi di Times Square a New York per il programma Radar Global di Spotify.

La musica italiana quindi, non solo è “musica alla moda” ma lo è sempre stata, in Italia e nel mondo.

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