Cromosomi, La Scapigliatura, Milano Music Week: l’intervista

da | Interviste

A distanza di pochi mesi Cromosomi incontra La Scapigliatura, questa volta di persona, per fare due chiacchiere sul nuovo album di inediti Coolturale uscito il 26 novembre per Mescal Music, distribuito da Sony Music Italy.

Il nuovo disco è stato presentato mercoledì 24 novembre ad uno degli eventi inseriti nel programma della Milano Music Week 2021. In questa occasione i fratelli Bodini ci hanno raccontato la genesi, la lavorazione e tutto un mondo di immagini bellissime che da vita a Coolturale.  

C’eravamo lasciati pochi mesi fa in occasione dell’uscita del brano Gli Indifferenti che, insieme a L’insostenibile leggerezza dell’indie, Ios Mykonos e Rincontrarsi un giorno a Milano, anticipa l’uscita di Coolturale. Un time – frame cospicuo tra il rilascio di questi brani e l’uscita dell’album. Com’è andata la lavorazione al disco e la produzione?

Jacopo: Cospicuo! Mi sembra un’ottima definizione. (ride)

Niccolò: Il lato più spinoso. Il disco è nato nel 2019 che è l’anno in cui siamo entrati in studio insieme a Lele Battista, che è il produttore sia del primo disco che del secondo. Volevamo fare elettronica sfruttando il fatto che fossimo più musicisti insieme. Se l’elettronica apparentemente spesso la si riconduce all’esperienza di suonare con il computer in camera da soli, facendo tutto quanto da soli, in realtà per noi è stato un modo per suonare insieme un pezzo scambiandoci dei ruoli: dalla parte ritmica, alle armonie, all’effettistica. Quindi la cosa interessante di questo disco è che contro ogni aspettativa è un disco elettronico, ma tutto suonato in presa diretta, tutto suonato insieme: abbiamo allestito una situazione come se fosse da concerto e il novanta per cento di quello che senti è stato suonato in contemporanea insieme. Dall’altra parte questa urgenza di uscire, questa voglia perché erano già passati degli anni dal disco precedente. (La Scapigliatura, 2015 ndr.)

C’entra in qualche modo la pandemia?

Niccolò: Eccome!

Jacopo: Sì! Il disco era pronto per uscire a marzo, quindi la pandemia ha dato il suo contributo. 

Niccolò: Da un lato è un disco anche contemporaneo e quando esce sarà come lo avevamo immaginato, però dall’altra parte è stata per noi un’ansia perché quando fai un disco non vedi l’ora di farlo uscire. L’idea di tenerlo lì nel cassetto ti manda fuori di testa!

Natale si avvicina e proporrei un nuovo gioco da tavola: TROVA LA REFERENCE DIETRO I TESTI DE LA SCAPIGLIATURA. (Lol!) Terza traccia dal titolo Tranquillo Cremona. Ricordiamolo, non è scontato, Tranquillo Cremona è stato l’iniziatore del movimento scapigliato in ambito pittorico.

Niccolò: Ed è anche la nostra città natale!

Esatto, il testo è pieno di giochi concettuali e references musicali ad altri artisti.

Jacopo: Assolutamente!

Niccolo: Ah le hai beccate!? (ride)

Tranquillo Cremona, può considerarsi un brano inteso come via di fuga dal provincialismo?

Jacopo: Sì, assolutamente questa era un pò l’idea. Noi vogliamo bene a Cremona, abbiamo molti amici. E’ un posto che ci ha dato anche tanto, però, a volte ci scontriamo contro la mentalità che è quella della città, non quella delle singole persone, che poi le persone assumono talvolta. E l’idea che tutt’è due ci siamo spostati, siamo andati altrove e ci manca un pò. Se suoniamo a Cremona abbiamo meno persone che altrove e comunque ci conoscono tutti.

Niccolò: Fa ridere perché è tipo la sessantaquattresima città di Spotify che ci ascolta cioè siamo cresciuti in un posto che è pronto a celebrare non so, il pronipote di Tognazzi, ma noi…

Jacopo: Gli stiamo antipatici! (ride)

Mi ha colpito l’ultima traccia: Aria di partenza. Sembra una preghiera…cosa vi ha ispirato?

Niccolò: La preghiera di restare, invece che partire. Talvolta, il gesto del partire ti fa venire il desiderio opposto che è quello di restare, per le persone che incontri, per quello che ti succede, per certe situazioni e quindi questa canzone è una preghiera da quel punto di vista. Poi, anche il pezzo conclusivo del disco precedente aveva in comune ad “Aria di partenza” questa caratteristica di essere aperti come una preghiera, ma nella malinconia. Se vuoi, però, anche aperti a farti invadere da qualcosa.

Berlino! L’intro sembra Sky and Sand di Paul Kalkbrenner.

Jacopo: Sì, chiaramente è una citazione perché Berlino è un immaginario e Paul Kalkbrenner fa parte di quell’immaginario lì.

Le ho colte tutte, visto?!

Jacopo: Assolutamente! Mi sa che a Natale lo vinci tu il gioco.

A proposito di Berlino cantate “In questa città è finita la storia”. Già il titolo dell’album Coolturale, e la vostra scrittura, suggerisce che il vostro progetto abbia l’obiettivo di rispolverare la cultura e renderla in qualche modo cool e di moda. Se Berlino ha perso la storia, secondo voi l’Italia, ha perso o sta perdendo anch’essa qualcosa?

Niccolò: No, si è sempre in tempo per recuperare, ecco, soprattuto su argomenti su cui non si ha una risposta certa (cioè nel senso che non si sa bene come si fanno le cose.) Però, sicuramente l’Italia in quest’epoca storica, essendo forse ampiamente occupata da espressioni estreme dell’arte umana, forse le più alte da un certo punto in poi della storia, è un filo autocompiaciuta rispetto a questo e quindi, anche un pò scettica o quanto meno timorosa verso il diverso. E’ omertosa in modo eccessivo! Secondo me ha paura a contaminarsi, ha paura a non essere più la bella Italia, il Bel Paese che tutti quanti abbiamo; mentre invece la cultura underground che non è più solo underground (Bansky, per fare un esempio, ha trasformato un murales in un’opera d’arte da milioni di euro in realtà ha voluto contaminare, e non ha avuto paura!) Noi abbiamo il Colosseo che è un luogo di tortura, di atrocità e di morte e lo facciamo visitare alla gente, invece di trasformarlo in un bordello in modo da compensare tutti gli orrori che ci sono stati. No! L’ abbiamo reso un luogo di culto, di visita, di ossequio, ma è un luogo mostruoso solo perché è stato fatto un sacco di anni fa. Ecco, si fa un pò questo, il dramma dell’Italia è questo! 

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