“Dente” di Dente, ecco l’album!

da | Mar 9, 2020 | Recensioni album

È finalmente tornato Dente, dopo averci tenuti a digiuno per quattro lunghi anni, con omonimo album, che ribalta il ricordo che avevamo del cantautore. Dente, nome d’arte di Giuseppe Peveri, torna con un album che porta il suo stesso nome d’arte, scelta che sembra riflettere un intento introspettivo e narrativo della vita del cantante, anche […]

È finalmente tornato Dente, dopo averci tenuti a digiuno per quattro lunghi anni, con omonimo album, che ribalta il ricordo che avevamo del cantautore.

Dente, nome d’arte di Giuseppe Peveri, torna con un album che porta il suo stesso nome d’arte, scelta che sembra riflettere un intento introspettivo e narrativo della vita del cantante, anche dei quattro anni lontano dalla scena.

Ascoltando le tracce quest’impressione viene confermata: il disco si configura come un insieme di riflessioni su di sé, sul mondo, sull’industria musicale, e ovviamente sull’amore, elemento che sembra essere presente a più riprese nel corso dei trentasette minuti di ascolto.

Anche l’altra impressione che avevo evidentemente avuto dopo i singoli anticipatori trova conferma, ovvero la svolta pop, o come piace tanto a qualcuno, “it-pop” che ha preso Dente in questo ultimo lavoro.

Si tratta di una svolta sicuramente voluta, grazie al lavoro svolto con Federico Laini, affiancato da Matteo Cantaluppi.

In sé, nulla di male. Certo, per una come me affezionata al sound minimale tipico della chitarra acustica a cui ci aveva abituato Dente, al primo ascolto è stato un po’ uno shock: mi sono sentita a tratti privata della delicatezza e leggerezza con cui il cantante era solito esprimersi (sia per quanto riguarda i testi che gli arrangiamenti), caratteristica che più apprezzavo della sua arte.

Ecco perché, forse, non riesco ad apprezzare appieno un cambiamento che invece non dovrebbe avere un’accezione negativa, ma anzi bisognerebbe prenderlo per quello che è: un rinnovamento, una ventata d’aria fresca. Ho usato un’ espressione sicuramente abusata, ma che in questo caso credo sia appropriata – un artista che resta sempre uguale a sé stesso rischia di stagnare nelle sue sicurezze, e Dente ha scelto di non farlo in questa sua ultima fatica.

A volte, sommersi come siamo da singoli che si assomigliano un po’ tutti e nuovi cantautori che spuntano come funghi da ogni dove, viene da chiedersi se il motivo sottostante a queste svolte pop sia una volontà ferma di evoluzione e ricerca, oppure un semplice adeguarsi alle dinamiche di mercato.

Devo confessare che mentre ascoltavo le tracce del disco, questo pensiero ha attraversato anche la mia mente. È pur sempre vero, però, che questo dubbio ha poco a che fare con la musica in sé e per sé, e per questa volta ho scelto quindi di fruire della musica senza stare troppo a chiedermi perché.

Parlando delle canzoni, ho trovato sicuramente le mie preferite in Anche se non voglio, pezzo che apre l’album e singolo che l’ha anticipato, e Sarà la musica. Nel primo caso abbiamo una traccia ricca di emozioni, di accettazione di sé e di tutte le sfaccettature che inevitabilmente compongono la nostra persona, anche quelle apparentemente banali o che ci sembra di dover tenere nascoste perché ci rendono vulnerabili.

Sarà la musica, invece, si sposa molto bene con il mio spirito delle ultime settimane.

Dente non le manda sicuramente a dire con questo a pezzo, in cui leggo un chiaro invito a smettere di pensare che il cambiamento (a livello personale e ancor di più sociale) possa avvenire grazie a pochi eletti, usando questa convinzione come scusa per restare fermi nella propria superficialità. Siamo chiamati in prima persona a lavorare per ottenere quello che vogliamo, e mi sembra un ottimo messaggio da inserire in una canzone pop.

Insomma, Dente in fin dei conti non mi ha delusa: è un mutamento che va metabolizzato, ma una volta fatto ciò si torna a vedere questo disco per come è stato pensato, ovvero una mezz’ora abbondante di buona musica leggera e piacevole da ascoltare, con dei buoni spunti di riflessione disseminati qua e là per chi li sa cogliere.

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