Mi sono ricordato che erano tre anni ormai che non ascoltavo un brano di Dente. La sorpresa è stata tanta, La vita fino a qui è l’ennesimo atto dimostrativo dell’eleganza cantautoriale dell’artista. La collaborazione con i Post Nebbia esalta ancora di più la volontà del brano di insinuarsi tra i millenials e la Gen Z.
La vita fino a qui, sin dal primo ascolto, ci trasporta in un set cinematografico minimal, poca luce, penombra e pensieri.
Qualcuno avrebbe potuto storcere il naso prima di ascoltare il brano pensando al feat, invece vi devo dire che siamo davanti a qualcosa di enorme. Uno di quei bellissimi incroci generazionali che raccontano storie e al tempo stesso si aprono al futuro, qualcosa che ci destabilizza, come ogni novità. Così le due voci si intersecano come fanno passato e futuro su di noi, fondendosi e regalandoci una catastrofica, ma dolce, sintesi.
Sono uscito a mezzanotte
Anche se non volevo
Ho fatto colazione
Con il veleno
E mi fa male la testa
E mi volto di schiena
O esco di casa
O esco di scena
Immaginate di essere dietro la persiana in una notte gelida a cavallo tra gennaio e febbraio. L’orologio segna la mezzanotte, fuori c’è poca luce, c’è silenzio, non c’è nessuno. Immaginate di vedere voi stessi sgattaiolare via da casa, con fare quasi furtivo, come se vi sentiste colpevoli di qualcosa che comunque andava fatto, consapevoli di soccombere poco più in là, una volta girato l’angolo, una volta usciti fuori dal vostro stesso campo visivo. Come se foste dei piccoli Nanni Moretti in Ecce Bombo pronti a chiedervi se “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?“.
Immaginate di ascoltare questa canzone nel momento in cui avete deciso di disconnettervi dal mondo. Lontano dal gin tonic, dalle notifiche di Whatsapp o Instagram, dalla corsa in macchina per arrivare puntuale a lavoro, dalla radio che lo passa mentre prendete il caffè preso con la persona che vi interessa, dal sesso fatto quasi per noia, senza mordente, quello volto a soddisfare un mero bisogno fisiologico, dal sentirvi infallibili sempre e comunque perché questo vuole la società e questo pretendono gli altri.
La vita fino a qui è un monito su quello che abbiamo fatto e che non dovremmo rifare, perché l’esperienza insegna e sarebbe un po’ da stolti ricascarci, ma al tempo stesso è un brano pregno di consapevolezza, di cose che non cambieranno mai.
Sono uscito dal tuo letto
Senza una meta
Senza occhiali da sole
E con la luce accesa
Come se quel letto fosse un rave party, un po’ fatti, un po’ sbronzi, un po’ assonnati vagate nella vostra dimensione, che non è più anche la dimensione dell’altro. Siete spaesati, la luce vi disturba, gli occhiali da sole sono rimasti tra le lenzuola, avvolti dall’odore di qualcosa che ci siamo lasciati alle spalle. Siamo fuori, soli, spaesati e liberi.
Liberi di tornare a vivere, liberi di ricordare La (vostra) vita fino a qui!
Bentornato Dente, mancavi. Grazie Post Nebbia per aver esaltato La vita fino a qui.
Buon ascolto!










