C’è qualcosa di stranamente familiare nel mondo di Inception, il cult di Christopher Nolan del 2010. Ma non parliamo di sogni a strati o di città che si piegano su sé stesse. Parliamo del suono — o meglio, della sensazione — che accompagna ogni sequenza come un’eco sotterranea: sembra un disco dei Radiohead.
La colonna sonora firmata da Hans Zimmer è diventata leggendaria, certo, ma c’è un aspetto che va oltre le partiture orchestrali. È il mood alienato, il senso di sospensione emotiva, **quell’inquietudine elegante che è marchio di fabbrica di Radiohead. Guardare Inception è come trovarsi immersi per due ore e mezza in un remix visivo di Everything In Its Right Place.
E non è un caso isolato: lo stesso Zimmer ha dichiarato in passato di aver ascoltato Thom Yorke e soci durante il processo creativo. Non li ha mai “copiati” — sarebbe riduttivo — ma il loro uso dei sintetizzatori, i tempi irregolari, le atmosfere glitch e claustrofobiche sono chiaramente presenti. Time, il brano più iconico della colonna sonora, potrebbe tranquillamente essere una B-side di Kid A.
C’è un’affinità strutturale profonda tra il film e la band: entrambi parlano di realtà frantumate, di coscienza sfocata, di uomini in lotta contro sistemi invisibili. Inception è un sogno manipolato da architetti del subconscio. I Radiohead sono da sempre architetti del disagio.
In entrambi i casi, la bellezza arriva disturbata. E ti entra dentro senza bussare.
Anche il montaggio del film segue una logica quasi radioheadiana: loop visivi, salti temporali, climax emotivi in delay, frasi che si ripetono come mantra. È Paranoid Android, ma proiettato in IMAX.
Forse Nolan ha girato un sogno. Ma la colonna sonora invisibile era già stata scritta — nei dischi dei Radiohead.










