Sahara, il nuovo brano dei Kaufman insegna come ci si prende cura degli addii e che la legge di Murphy non fa sconti a nessuno: nemmeno al cuore, figuriamoci a noi.
I Kaufman hanno questa capacità di utilizzare un linguaggio innovativo in cui la scrittura vocale si basa su una stretta relazione tra parola, suono e gestualità immaginaria; sostenuta da armonie convulse e un’orchestrazione fatta di colori vividi e Sahara ne è la prova.
Dopo l’uscita del successo Piazza Bologna, i Kaufman tornano a raccontarci l’amore con Sahara, un singolo che rielabora la dolcezza, debole e frenetica, dell’addio.
L’epoca cambia e le storie trasmutano avanzando sentimenti e i racconti diventano concisi, sofferti, a volte distruttivi e messi a fuoco con colpi di scena.
Il brano, uscito il 20 ottobre per INRI/Metatron e distribuito da Universal Music Italia sembra dar forma ai pensieri di ciascuno di noi sbattendoci in faccia la realtà e dimostrando che il mondo sta cambiando, sta andando avanti e noi inermi, col Sahara nello stomaco, cerchiamo di digerire le angosce deglutendo le ansie.
La canzone, firmata da Lorenzo Lombardi, Alessandro Micheli e Marco Franzoni fugge dal caos dalle angosce dell’estetismo e dal cercare inevitabilmente di dare un senso ala vita. Non solo il bello è segno di armonia e coesione, a volte e sempre più spesso, il disordine fa saltare via ogni tipo di parametro ma prepara al futuro prossimo che arriva senza preavviso e travolge.
Musicalmente avviene un’inversione di marcia rispetto alla precedente uscita più ambient e riflessiva. Qua, il sound elettronico si mescola con il crescendo organico della strumentale legato senza complesse articolazioni ad una lirica ritmica e vivace vissuta da accenti moderati.
I Kaufman ci hanno regalato uno spaccato di vita che tutti, chi prima e chi dopo abbiamo vissuto e vivremo. Un addio è un addio e non ci sono traduzioni mediatiche per descriverlo. Fa male. Ma male, male veramente.
Rimane solo il ricordo e una manciata di sabbia: come quella del Sahara.










