Leonardo Pari, conosciuto semplicemente come Leo Pari, fa il suo ritorno sulla scena musicale con Amundsen, il suo nuovo album.
Pubblicato a undici giorni dalla primavera, Amundsen sembra voler dare il benvenuto alla nuova stagione con dieci tracce da cantare con una mano sul cuore e l’accendino acceso nell’altra.
Leo Pari è indubbiamente uno tra gli artisti più eclettici degli ultimi anni e questo album ne è la conferma. D’altronde, cosa potevamo aspettarci da chi ha scritto alcune pietre miliari del pop italiano come Vorrei Cantare Come Biagio di Simone Cristicchi, Meglio di notte di Francesco Renga e Superbowl di Elodie?
Amundsen è una gioia per le orecchie dei nostalgici delle sonorità dei Thegiornalisti, con testi in cui è facile riconoscersi e ritornelli che rimangono impressi già dal primo ascolto.
E mi raccomando
Prenditi cura di te come farei io se ti stessi accanto
Ma questo è soltanto un altro stupido addio
E tu te ne stai andando
Ma giurami che porterai qualche pezzo di me insieme a te
Nell’ultima settimana, Amundsen è stato il mio fedele compagno: l’ho ascoltato in ogni momento della giornata, lasciandomi affascinare dalle storie che Leo Pari, simile a un esploratore, ha voluto raccontarmi. Il nome Amundsen, infatti, deriva da Roald Amundsen, esploratore norvegese che raggiunse per la prima volta il Polo Sud nel 1911.
Proprio come quest’ultimo, Leo Pari si fa portavoce della sua personale spedizione: la destinazione? I cuori di chi decide di dedicare anche solo qualche minuto del suo tempo alla sua musica. Tempo ben speso, nonostante la meta da raggiungere sia certamente meno visionaria, ma non siamo fatti tutti per le grandi imprese, e va bene così.
Ho cercato di trovare un senso
Dalla Patagonia fino al Big Ben
Ho camminato solo in mezzo al ghiaccio
Solo in mezzo al ghiaccio come Amundsen
E ho cercato di trovare me stesso
In Cambogia fino a Betlemme
Sono stato molto tempo sotto zero
Sotto zero come Amundsen
Come Amundsen
Ogni brano di Amundsen è un viaggio, un aneddoto, una dichiarazione d’intenti che fin dal primo istante ci fa dimenticare di aver indossato le cuffie alle quali, però, rimaniamo saldamente attaccati come bombole d’ossigeno che ci servono per immergerci nel mare profondo della mente di Leo Pari.










