V di Mannarino e la bellezza del primordiale

da | Recensioni album

Venerdì 17 settembre Alessandro Mannarino pubblica il suo quinto album di nome V, dopo averlo anticipato dal brano Cantarè lo scorso 27 agosto. Il disco è un progetto profondo, ancestrale e profondamente umano.

V è un disco così personale, insito in ognuno di noi, che diventa di tutti.

V di Mannarino è un manifesto.

Mentre scattava la mezzanotte del 17 settembre, il disco V di Mannarino iniziava a prender vita, ed io ballavo sulle note di chissà quale canzone in compagnia della mia amica Luna, che quella sera festeggiava il suo compleanno.

Tornata a casa mi ritrovo tra le mani il bisogno impellente di ascoltare l’album nuovo di zecca di Mannarino. Prendo il telefono, apro Spotify, cerco V e avvio la riproduzione casuale. Tra i tredici brani, il primo che è partito nelle mie orecchie è stato Luna.

Luna, la mia amica, è italo-tedesca. Un’esplosione di gioia, di allegria e di vita. Mai vista tanta vita e leggerezza d’animo in una sola persona. Al solo guardarla ti vien voglia di vedere il mondo. Al solo ascoltarla ti viene voglia di non limitarti ad essere la persona che sei, ma di essere altro, non di più, semplicemente altro.

Pochi giorni fa mi ha annunciato che per la fine dell’anno, o poco più, si trasferirà ad Amburgo, in Germania. E quando Luna va via, io non sono triste, io mi sento viva, esattamente come se stessi partendo io. Esattamente come se tutto il mondo, partendo, mette in moto la propria vita. Come se la sua bellezza naturale e rara, illumina il cammino di tutta la gente della terra e avvia la vita.

Luna, il brano di Mannarino, il primo che mi ha proposto la selezione musicale di Spotify, inizia così: “Tutto il mondo sta partendo, Auf Wiedersehen.”

Inutile dirvi quanto per me sia una dolcissima coincidenza.

Spesso racconto le mie paure a Luna, che ha sempre una soluzione per me. Non attraverso quei lunghi discorsi filosofici e introspettivi in cui io stessa mi perdo, semplicemente con quel fare sicuro di vivere e fiero di non passare troppo a chiedersi come si vive.

Grazie a Luna ogni giorno imparo a non aver paura della vita, perché la vita sono io stessa.

Quando le note di Luna, il brano, mi hanno ammaliata così tanto fino a riascoltarlo consecutivamente per tre volte, ho preso sul serio e molto sul personale le parole di Mannarino:

Guarderò la luna, quando avrai paura guardala anche tu

Ho preso ancora più sul personale l’album quando, subito dopo il brano Luna, la riproduzione casuale di Spotify mi ha proposto il brano Paura.

Paura mi ha ricordato una canzone che da anni mi salva la vita e che, effettivamente, me l’ha salvata nel 2017. È l’unica al mondo che mi abbia mai fatto un effetto terapeutico così forte da alzare il culo e cercare una soluzione per stare bene.

Questa canzone di cui parlo è proprio di Mannarino ed è stata rilasciata nel 2017, ma questo è tutto quello che dirò, perché sono tremendamente gelosa per rivelarne il nome.

Paura dice che non puoi studiare la luna, perché non serve studiare la bellezza per viverla. Ed è esattamente ciò che intende fare Mannarino offrendo al popolo quest’album: non spiegare, ma parlare di sensazioni irrazionali.

V è un disco ancestrale, ricerca la purezza e l’essenza della vita senza spiegarla. Non è un caso se adopera tribalismi, Africa, bellezza naturale e figura femminile. È una denuncia al mondo contemporaneo, alla società incatenante e incatenata in se stessa. Ma è una denuncia che non bacchetta, come le maestre a scuole, semplicemente offre. Dona sensazioni e soluzioni prive di spiegazioni.

Mannarino ricerca la sorgente tribale dell’umanità, unica medicina contro la brutalità dell’essere umano. Per farlo viaggia nel mondo, letteralmente. L’album è stato registrato tra New York, Los Angeles, Città del Messico, Rio De Janeiro, l’Amazzonia e l’Italia.

Non v’è una sola canzone dell’album che non si pone come un elogio alla donna. Ma non con quella romanità che tutti ricordiamo tra le note di me so’ mbriacato, bensì con un ritorno alle origini di una lingua pura che pone la donna, non come fonte d’innamoramento, ma come fonte di vita, di lotta alla vita, di grida e di ribellione contro il patriarcato.

Articoli Correlati