Supernova è il nuovo album di MOBRICI, uscito venerdì 30 gennaio. Il titolo è un chiaro omaggio a “Champagne Supernova” dei fratelli Gallagher, che sono stati “magici testimoni del mio risveglio artistico” come dichiara l’artista. Ma non solo: “La Supernova è il momento di massima espansione di una stella, una deflagrazione che segna la fine di un capitolo e, contemporaneamente, per me, l’inizio di una nuova era musicale”.
Supernova è un disco che fa da spartiacque, segna la rottura di qualcosa che, invece di spegnersi, prova a rimanere acceso. Ciò che sta al centro del racconto di MOBRICI non è una fine, ma quello che accade subito dopo: arrancare nel buio, seguendo una debole luce lontana, muovendosi per inerzia. Un momento di massima fragilità, in cui convivono disorientamento e voglia di ricominciare, di riuscire a provare ancora qualcosa.
Tutto rimane sospeso, come se le canzoni fluttuassero nello spazio in cerca di un posto in cui fermarsi a respirare. Racconti di relazioni che non funzionano, notti che sembrano non finire mai, città che ti stanno strette invece di abbracciarti. In questo disco, la solitudine fa da protagonista, ma non è mai un sentimento individuale: diventa condivisa, quasi collettiva.
L’album si apre con “Fede”, un brano intriso di delusione, che ritrae la solitudine di qualcuno la cui vita non è andata secondo le aspettative. Una città che opprime, il tempo che passa, il bisogno di innamorarsi, la nostalgia per un futuro immaginato diversamente.
Il secondo brano è “Astri”: le stelle di cui si parla diventano simbolo di promesse mai rispettate, segreti nascosti e bugie necessarie per continuare a credere nel rapporto. L’amore viene messo alla prova all’interno di una relazione in cui non esistono certezze, ma solo la volontà di restare.
“Canzoni per la notte” è una coccola per chi si sente costantemente fuori posto. Il suono dolcemente malinconico del pianoforte e il timbro caldo di MOBRICI riescono ad avvolgerti in un caldo abbraccio, dove la musica riesce a portare sollievo, anche solo per una notte.
L’album prosegue con “Con la lingua”: un brano che non parla d’amore, ma di un brivido. Un istinto che sopravvive alla logica, un bacio che non dovevi dare ma che, se potessi, ridaresti mille volte. La prova che il desiderio non chiede il permesso, torna quando vuole e ti fa bussare a porte che avevi giurato di non aprire più.
MOBRICI in Supernova canta di notti senza risposte e fragilità condivise
In “Interstellar”, MOBRICI e Dimartino hanno il potere di farti cantare a squarciagola le tue debolezze e ti ricordano che non sei solo: siamo tutti fragili, tutti indecisi, tutti a “cercare qualcosa da fare per non impazzire”
La traccia più breve dell’album è “Stavo meglio a casa”: un pezzo che contiene poche parole ma tanti interrogativi che non si risolvono, dubbi che rimangono sospesi nel desiderio di cercare risposte che non arrivano.
“Il mondo è dei grandi
Degli altri
Ma gli altri chi sono?”
“Primavera totale” è uno schiaffo che ti sveglia dal torpore generato dai dubbi precedenti, un brano rock che strizza l’occhio al Vasco Rossi dei tempi d’oro. Un ritorno alla semplicità, il desiderio di scappare dal grigiore cupo della città alla ricerca di un po’ di sole e di sensazioni vive, per lasciare indietro turbe troppo cerebrali.
Con “Che serata stupida”, Mobrici torna a raccontare una relazione che non funziona: cose non dette, sentimenti inespressi, l’amore carnale consumato in una notte come tante, che si ripete all’infinito. Una di quelle storie che fa solo del male, ma che attraverso il dolore riesce a farti sentire vivo. Quindi, anche se sei a pezzi, ci rimani incastrato, pur di provare qualcosa.
Il secondo ospite dell’album è Fulminacci che in “Sono pazzo”, insieme a MOBRICI, si contraddice e si demoralizza alla ricerca di un posto migliore. Forse sono pazzo, forse lo siamo tutti o forse non lo è nessuno: l’importante alla fine è che “la vita no/ nient’altro non è/ che continuare a cantare”.
L’album si chiude con “Universal”: l’eterna incompiutezza di una preghiera, la voglia di liberazione da pensieri e dalla ricerca di una felicità che appare irraggiungibile. L’universo continua a girare anche senza di noi, che siamo solo due piccoli puntini in un mondo che ti lascia indietro. E allora ti prego, “Restiamo un po’, almeno un altro po’”.
Supernova è un disco pieno di dubbi che rimangono tali e si diramano all’interno delle diverse sfaccettature delle nostre vite. MOBRICI ci ricorda che siamo tutti alla ricerca di qualcosa, a cui spesso non sappiamo neanche dare una forma, o un nome. Dobbiamo solo continuare a cercare: a volte non abbiamo bisogno di risposte, ma di nuove domande e di “qualcosa da fare per non impazzire”.










