Siamo nel 2018: l’indie italiano è un vaso di Pandora e appena si apre esplodono cuori, cuffie e sorrisi soddisfatti; gli album iconici non si risparmiano.
Ecco la top 10 degli album indie del 2018.
C’è un amore che sta per nascere, il Golfo di Napoli che mi guarda e un nuovo lavoro in cui sto per buttarmi senza pensarci troppo. Coraggio, leggerezza e amore: io mi accingo alla vita da adulta e la musica mi accompagna, come sempre. Il 2018 è l’anno della forza, degli album d’esordio e degli album di ritorno; un palcoscenico su cui si alternano voci che resteranno nelle nostre cuffie, di sicuro. Un anno che non delude: ecco la top 10 degli album indie che nel 2018 hanno lasciato un segno, che lo hanno reso indie per davvero.
10: Troppoforte (Viito)
I Viito arrivano nel panorama indie con un album che regala libertà. Il primo singolo, Bella come Roma, ti cattura anche se lo stai ascoltando distrattamente mentre sei in macchina e vai a lavoro. Questa la forza dell’album: ogni canzone riesce ad entrarti in testa, prendersi il suo spazio e restare. Assolutamente da ascoltare a volume alto, possibilmente senza vestiti ballando in una grande stanza: 32 minuti per ritrovarsi con la testa in spiaggia.
9: Ancora Meglio (Cimini)
Un album con un singolo dal titolo La legge di Murphy merita già di entrare in classifica, ma Ancora meglio non ha solo questo merito. L’album con cui Cimini si presenta non è solo un insieme di musiche, ma diventa un luogo in cui ti riesci a immergere tra
esplosioni, meteoriti e scie di gas (Sabato sera)
Cimini regala a tutti un album umano e diretto, senza sovrastrutture né orpelli: finalmente l’indie che comunica e non parla soltanto.
8: Latte di Soia (Postino)
Sono un cuore blu anche io e quel cuore blu c’è rimasto male nel sapere che Postino è un progetto che ha dovuto subire una battuta d’arresto. In questo caso, sono grata davvero per un esordio come Latte di Soia perché rende la pillola meno amara. Questo album è un grande azzardo e un coraggioso “salve a tutti”, con una perla rara che è Ambra era nuda: un singolo che porta in braccio la malinconia, con una delicatezza disarmante.
7: Undici canzoni di merda con la pioggia dentro (Giorgio Canali & Rossofuoco)
Giorgio Canali ritorna e lo fa con la sua inconfondibile poesia: il 2018 è ora iconico. La sua voce incazzata, la sua penna da incorniciare, i suoni sempre decisi sono lì saltando da una traccia all’altra. Undici canzoni buie, cupe che sono in grado di evocare immagini oltre che semplici pensieri. Giorgio Canali è arte dalla prima all’ultima nota di questo album.
6: Deluderti – Maria Antonietta
Io credo che ognuno di noi dovrebbe rendere grazie una volta al giorno per l’esistenza di questa anima meravigliosa. Maria Antonietta ha un timbro vocale inconfondibile, un coraggio e una tenacia che si mischiano all’ironia. Deluderti è un album di rivendicazione e di autonomia, un passaggio: passaggio di confini, passaggio di testimone, passaggio a nuove consapevolezze. L’atmosfera eterea fa da cornice a un album che suona delicato ma è un vero e proprio punto di svolta, attraverso il confronto. Stomaco perla indiscussa dell’album:
Ben altre, sempre altre, le mie aspettative circa questa esistenza
oh com’è difficile per me ridimensionarle…
5: Fidatevi – Ministri
Tre anni di attesa ma finalmente i Ministri ritornano. Fidatevi oltre ad essere il titolo dell’album, sembra anche un vocativo per chi li ascolta: non preoccupatevi, vi facciamo urlare ancora. In effetti, questo quinto posto è un regalo fatto dal mio cuore nostalgico che, però, deve essere ascoltato. Questo album è una commistione dei Ministri che conosciamo e di sonorità esplorate con coraggio, che non deludono. Dodici canzoni che suonano come una richiesta, ognuna diversa. Apice dell’album, Usami: un testo che racconta quanto sia difficile evadere anche quando si è consapevoli di essere una pedina nelle mani di qualcuno.
usami, trovami e raccoglimi
e poi non farti più vedere…
4: Ciao Cuore – Riccardo Sinigallia
Riccardo Sinigallia ti attraversa. Non ha bisogno di niente se non di una chitarra e del suo cuore: un cantautore che regala a tutti un album che è un capolavoro. Ciao cuore non può essere descritto, gli si farebbe un torto. Ogni canzone dell’album ha una sua interezza, è viva anche slegata dalle altre, ma è ascoltata con le altre che diventa preziosa. Volete sapere chi è Riccardo Sinigallia? Prendete le cuffie e ascoltate questo album dall’inizio alla fine, non ve ne pentirete.
3: In un baule di personalità multiple – Blumosso
Il momento più divertente arriva e sento già le urla dissidenti: al terzo posto un primo album? Un esordio? Sì, sì e mille volte sì. Blumosso – al secolo Simone Perrone – racconta in modo così autentico e diverso dagli altri che su questo podio ci sta tutto. In un baule di personalità multiple è una narrazione alternativa dell’amore, alternativa perché personale. Blumosso racchiude tutte le sfumature dell’amore e non è mai banale né canonico: ogni traccia sembra una lettera d’amore diversa, un abbraccio che ti protegge e ti accarezza. Questo album dice chi siamo: eternamente e ciclicamente diversi. I testi si mischiano, come respiri ritmati alla perfezione, ai suoni di ogni singolo pezzo. Menzione speciale per Irmã Cara, l’amore nella dimensione del ricordo.
2: Go Go Diva – La Rappresentante di Lista
Se fino a dicembre 2018 l’indie poteva avere una sua classifica ben definita, il 14 dicembre arriva un diamante raro a scavalcare tutti: esce Go Go Diva de La Rappresentante di Lista. Questo album è poderoso, drasticamente ribelle. Un inno alla liberazione da ogni possibile bugia. In questo album la voce, i suoni e i testi sono un concentrato di stile; la cura che emana questo album rende ancora più semplice amarlo. È un viaggio in una dimensione eccentrica, accompagnati dalla voce indescrivibile di Veronica Lucchesi. C’è la determinazione, c’è la voglia di rinascita, c’è la centralità del corpo. Dalla prima all’ultima traccia, Go Go Diva ci si plasma addosso, ci pervade. I synth e l’elettronica permeano un quadro che è destinato a diventare un album manifesto.
1: Vivere o morire – Motta
Bastano 33 minuti a Motta per aggiudicarsi il primo posto in questa classifica. Motta ritorna dopo La fine dei vent’anni, con lo stesso coraggio di mettersi a nudo. Nessuna bugia, nessun non detto. In Vivere o morire c’è tutto: l’essenziale. Se nel 2016 la necessità era quella di fare rumore ed essere ascoltato, ora Motta ha bisogno semplicemente di mostrare chi è davvero – o meglio, chi è diventato. Ogni singola nota di questo album è ben disposta, sapientemente legata. Vivere o morire è tutto quello che un album dovrebbe essere: raccontarsi senza paura. Vivere o morire? Giusto o sbagliato? Motta non lo sa e non lo vuole sapere e ci racconta proprio questo: l’importante non è trovare delle risposte, ma continuare a farsi domande senza arrendersi.
E se non so da dove cominciare, tu non chiedermi come andrà a finire (La prima volta)










