Lazza e le aspettative: ma “ZERI IN PIÙ (LOCURA)” è davvero la sua migliore intro?

da | Set 13, 2024 | Recensioni singoli

Una Locura per degli "Zeri in più": Lazza è pronto a cambiare di nuovo le regole del gioco? Laura Pausini presenta, mentre il toro è pronto alla carica.

Correva l’anno 2018. Il freddo di febbraio gelava le tempie, mentre quello che era solo un ragazzino attraversava le strade di Milano per andare a scuola. Quello stesso mese, durante un corso di autogestione, quel ragazzino scopre Lazza, scopre quella che sarà la saga delle “Ouverture”, ascoltando la prima delle tre. Da quell’angusta mattinata invernale, partirà la conoscenza costante e graduale di quella che, ad oggi, è una certezza nel panorama musicale italiano. Zeri in più di Lazza è l’ultimo passo prima della “Locura”, l’ingresso nell’arena, col toro pronto a caricare. Per l’occasione, il rapper milanese, fresco dei suoi trent’anni, si è fatto accompagnare da un nome enorme nel panorama pop: Laura Pausini. Eppure, proprio nel preludio del featuring del brano, c’è qualcosa di strano.

Zeri in più: plagio o ispirazione?

Gli ascoltatori più attenti avranno sicuramente notato che la prima parte del brano suona molto simile ad un’altra canzone italiana, di quelle che sono rimaste nella storia. I primi versi di Zeri in più, difatti, sembrano richiamare i primi versi di un pezzo storico come “Se bruciasse la città”, di Massimo Ranieri. Ascoltando e riascoltando quei secondi iniziali dei due brani, la somiglianza pare netta. Non si muove, comunque, alcuna critica alla performance vocale e sonora di Laura Pausini, che si conferma una gigante del genere e della musica italiana. Una campanella suona lieve, perchè il vero protagonista sta dietro al velo nero che lo cela, per uscire al momento giusto e dare inizio alla “Locura”.

Zeri in più non è “Ouverture 4”

Eppure, qualche somiglianza con le “Ouverture”, effettivamente la troviamo. A partire dal netto cambio tra il primo minuto e i restanti tre. Se dovessimo andare per associazione, il pianoforte corrisponderebbe alla voce di Laura Pausini, mentre il cambio beat che introduce Lazza è ormai caratteristico (lo conosciamo e ne vogliamo ancora, ancora ed ancora). Un arena piena di ascoltatori, ma Jacopo non vuole prendersi subito la scena questa volta. Decide di lasciarsi presentare, annunciare da un’artista di spessore mondiale, che fa ben più di una comparsata. Del resto, oltre all’intervento finale, la voce della cantante ricorre e risuona costante nel corso di tutto il brano. L’introduzione dell’introduzione (perdonate il gioco di parole) è, a prescindere da ogni questione, in grado di mostrare sia delicatezza che intensità, che esplode nel cambio del beat, dove le corde vocali di Laura sono un altro suono a disposizione di Drillionaire.

Prima di continuare, facciamo un grosso applauso al produttore di questo brano. Drillionaire è in grado, grazie ad un lavoro sulle sonorità ineccepibile, di catturare ogni sfumatura del suono di Lazza, rendendolo arte contemporanea. Se ricordate, anche in “10” (producer album di Drillionaire), il rapper milanese era stato uno dei migliori intepreti. Da quel freddo febbraio del 2018 ad oggi, il percorso di Jacopo è stato incredibile. L’artista ha sviluppato la sua maschera, quel personaggio che tutt’ora sta gradualmente abbandonando, per dare maggiore spazio al ragazzino di quartiere. Il suo suono l’ha seguito e creato, crescendo e sconfinando nei generi.

Chi diceva “Lazza è diventato pop”, dovrà nettamente ricredersi. E non perchè persino Laura Pausini ha dimostrato un’ottima versatilità adattandosi all’atmosfera di “Locura”, ma perchè Zeri in più rappresenta un continuo mutamento sonoro, seppur al primo ascolto sembri quasi banale pensarlo.

La grandezza di sedersi accanto ai grandi

Confrontarsi con i big vuol dire non scomparire in un featuring. Alcuni hanno sporadici eventi di grandezza (basti pensare alla strofa di Tony Boy in “Praise the Lord”, con Guè e Noyz) che denotano talento, altri si confermano con qualità e costanza così netta, da sedersi a quel tavolo. Ebbene, Lazza ha un intero disco per confermare il proprio nome su una sedia in cima. Da questo punto di vista, duettare con un mostro sacro della musica italiana come Laura Pausini poteva rappresentare un suicidio artistico, oppure il preludio della definitiva ascesa. Ebbene, Lazza vince. Vince perchè il microfono in mano a Laura Pausini non è il momento più alto del pezzo, ma solo una (grande) presentazione. Cambia il beat, tempo di un “Ok Zzala” e Jacopo si siede in cattedra.

Vogliamo parlare in maniera distaccata e priva di emozione?
Zeri in più è probabilmente il prodotto perfetto per il mercato discografico attuale. La perfetta fusione tra due mondi talmente lontani da sembrare impossibile, con due artisti che si studiano e si esaltano a vicenda. In tutto ciò, riprendiamo ancora il totale successo del beat di Drillionaire, che è un autentico cioccolatino per i palati più fini.

Lazza rende la versatilità il suo stile, il costante progresso il segreto del suo successo. Questa intro non è come le altre “Ouverture”, ma non solo. Locura sarà il disco del distacco da Sirio, a livello di maturità stilistica e di scrittura. L’album di quasi-diamante è stato scritto da Lazza, mentre questa follia in musica potrebbe essere partorito interamente da Jacopo.

Lo stesso Lazza, o forse no.

Prima della Scala, no, è lo show di Jacopo.

Ma perchè prima “Lazza” ed ora “Jacopo“? Superficialmente, il ragionamento potrebbe essere semplice. Prima a parlare poteva essere solo l’artista, adesso sembra fuoriscire il lato umano.

La famigerata autocelebrazione che viene spesso associata all’artista, ormai, seppur presente, non è nulla di più di una sfaccettatura.
Questa introduzione è un grido alla scena: Lazza non dice di essere il migliore, ma vuole anche dimostrare di esserlo. Lo fa, in questa prima traccia, mostrando l’oscurità che si cela dentro ad una persona, nonostante il successo ed i palazzetti pieni. L’anima è pura polvere forse, eppure è ciò che muove la creazione artistica, compresa la musica. E forse, Lazza si sta avvicinando alla sua.

Quindi Zeri in più è la migliore intro di Lazza?

Ci aveva detto che non ci sarebbe stata alcuna “Ouverture”, ma anche che questa sarebbe stata la migliore della sua carriera. Forse siamo ancora scottati dal successo di “Sirio”, che si apre con un brano di livello assoluto: proprio per questo sospenderemo il giudizio fino quando potremo contestualizzare il brano all’album in cui sarà inserito.

Lazza continua, comunque, a tenere l’asticella dieci passi sopra chiunque altro, distruggendo classifiche e scialbe opinioni ad ogni uscita. L’artista milanese ormai non stupisce più, avendo portato il livello così in alto che già conosciamo l’esito di ogni sua release. Per Zeri in più servono più ascolti: dietro ogni nuovo play si nasconde una nuova interpretazione, una sfaccettatura differente. Non è un brano facile, visto anche l’ospite che porta un universo diametralmente opposto, che riesce però ad unirsi con eleganza e forza. L’unica cosa che possiamo dire è che, oggi come non mai, aspettiamo con ansia che si avvii la “Locura”…il toro è pronto alla carica.

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