È uscito lo scorso venerdì 9 ottobre per Warner Music Italia Dell’amore il fallimento e altri passi di danza, il nuovo album di Levante.
Dell’amore il fallimento e altri passi di danza ha una gestazione importante, più di un anno e mezzo dall’uscita del primo singolo Follemente, colonna sonora dell’omonimo film.
Ascoltando quel singolo sganciato dal progetto finale e ascoltandolo ora gli diamo un senso nuovo.
Certo è che il filo conduttore, come si evince dal titolo stesso Dell’amore il fallimento e altri passi di danza è l’affrontare una nuova sfaccettatura dell’amore, che sfocia nel suo fallimento.
Levante ci racconta del quando, nonostante i buoni propostiti la situazione vira verso l’irrimediabile fine che, a volte, può essere anche una liberazione.
Dell’amore il fallimento e altri passi di danza ha preso nei quasi due lunghi anni di lavoro significato, sostanza, colore.
Levante ha scelto infatti due toni principali, quelli dell’ arancio e del blu simbolo rispettivamente di creatività, vita e malinconia della fine ma la speranza di una nuova rinascita.
Nella coperta spicca lei in mezzo ad una montagna umana che la sostiene, a differenza dei precedenti lavori nei quali compariva da sola.
Levente, al secolo Claudia Lagona, fa in questo disco un viaggio puramente introspettivo parlando dei suoi personali fallimenti amorosi, (e chi non ne ha?) cercando come risposta in chiusa finale nient’altro che la vita stessa.
Il viaggio inizia con “Dell’amore il fallimento”, la quasi title track
Il disco inizia proprio con la frase urlata “dell’amore il fallimento, in quanti pezzi siamo rotti? C’è ancora colla per tenerci insieme?” che lascia poi spazio all’immaginazione.
I suoni sono decisi, come la consapevolezza che fallire è umano, non resta che accettarlo.
A ritmo incalzante si scivola veloci verso la seconda traccia , “Niente da dire”.
I segni di un amore che finisce e del quale non c’è veramente più niente di cui parlare…
“Ruggine” è il nuovo brano attualmente in rotazione radiofonica ascoltato in anteprima durante le date live del Tour “Dell’amore ”.
Ruggine è il racconto di una storia consumata in una notte della quale resta solo un biglietto su un foglio di carta. Entra in gioco un tema ricorrente dell’intero progetto: l’autosabotaggio, mosso non tanto dal rancore ma dalla convinzione di non essere abbastanza per l’altro.
Si arriva così a “Sei tu,” che tutti conosciamo in quanto presente all’ultima edizione del festival di Sanremo.
Un brano muscolare che racconta di consapevolezza e della capacità di esprimere con la gestualità un sentimento forte che sarebbe reso superfluo dalle parole.
Si scende via veloci verso “Arcani”, nel quale si fa strada il mistero e la curiosità del primo incontro che trova la sua naturale evoluzione in “Luna di sangue”.
A fare da padrone è il continuo rincorrersi di due anime destinate inevitabilmente alla separazione, rappresentate dal Sole e dalla Luna.
I toni si fanno più cupi in “Sono blu”, spinto da un prepotente sinth che porta i suoni verso la direzione club.
“Sono blu”, del qual abbiamo già parlato, segna un cambio di rotta pur permettendo a Levante di rimanere fedele a se stessa.
Lasciare andare quando non c’è più fiducia nella relazione e ritrovare la propria luce, lontano, da soli.
Esattamente a metà disco arriva “Fuoco mio”.
Pronunciata è l’apertura sonora e la scrittura disarmante di una lettera dedicata al padre scomparso troppo presto al quale Levante ha dedicato vari brani nel corso degli anni raccontando questa assenza che ha ancora un peso chiave nella sua esistenza.
“Ti bacio in fronte al cuore“, quasi un sussurro che esplode in un urlo quasi disperato : “Amami!” e il riferimento ad un fuoco che arde, senza mai spegnersi e che l’accompagna nei momenti di smarrimento.
Ci ricomponiamo, ma non troppo, con un carinissimo cameo della figlioletta Alma racchiuso in “Monellerie”, che racchiude l’innocenza e la spontaneità tipica dei bambini.
«Io dento di te non voglio fare un caos di monellerie / Ma quando siamo insieme, tutto riprocede da capo».
Se la prima metà del disco è, seppur in modi diversi, visceralmente abbracciata al dolore, in “Allegria” troviamo finalmente uno spiraglio di luce.
Toni scanzonati e il ricordo delle estati felici in Sicilia, la sua amata terra nella quale ritrovare la spensieratezza e trovare i sorrisi persi.
In questo mood andiamo verso “MaiMai” che continua su ritmi giocosi che fanno ballare e dimenticare un amore sbagliato salutato definitivamente con un “Sayonara, MaiMai ”!
“Malìa” è invece un inno alla libertà che strizza l’occhio alla seduzione e ci conduce verso il tredicesimo brano tutto da ballare.
“Sorry boy” è il racconto di un incontro fugace in disco, tra attrazione e sguardi protratti fino al tempo di salutarsi con l’arrivo del giorno nuovo.
Altro brano che già conosciamo bene è “Follemente”, colonna sonora dell’omonimo film di Paolo Genovese e candidata come migliore canzone originale.
Il brano gira attorno al racconto di un amore folle che fa così tanta paura da spingerci a scappare piuttosto che provare e rischiare.
Il brano che segue, “Castigo”, è invece un vero e proprio sconto di pena che Levante “sconta” per i propri errori commessi nelle precedenti relazioni.
A chiudere il cerchio arriva “Abissale”, un brano tanto intimo quanto potente, che porta ad una conversazione di Levante adulta ma dal cuore di bambina.
Levante indaga il suo modo di affrontare i rapporti sentimentali ripercorrendo la sua storia fin dalla perdita del padre, evento che ha sicuramente influenzato il suo modo di porsi ripetendosi assiduamente che “sei speciale, l’amore non lo devi meritare”.









