Libertà, passione, danza e desiderio. Se dovessimo descrivere MALÌA, il nuovo singolo di Levante, con solo 4 parole sarebbero queste.
Uscito il 26 giugno per Warner Music Italy, MALÌA è un brano che profuma d’estate, di vicoli illuminati al tramonto e di incontri che sembrano destinati a durare una sola notte, ma che continuano a vivere nella memoria molto più a lungo. Incontri e racconti che sanno di libertà, ricordi e appartenenza.
La sua uscita arriva in una giornata dal significato particolarmente intimo per la cantautrice siciliana, come lei stessa ricorda attraverso i suoi profili social, dettaglio che inevitabilmente aggiunge una sfumatura emotiva all’ascolto. Eppure MALÌA non sceglie il dolore come linguaggio. Al contrario, decide di trasformarlo in movimento, affidandosi a una scrittura che preferisce la suggestione alla confessione.
Levante scrive così il suo inno alla libertà tra danza, fascino e incanto. E forse è proprio questa la più autentica forma di “malìa” che conosciamo.
Pigalle, l’ispirazione per “MALÌA“: fotografie tra bellezza e libertà
Nel raccontare la nascita del brano, Levante racconta che questo brano ha visto la sua prima onda creativa nel 2024. Tutto ebbe origine da un racconto di Andrea Bonomo, appena rientrato da Marsiglia, ancora immerso nell’atmosfera delle strade francesi. Da quell’immagine, con l’aiuto di Simone Guzzino ai primi accordi, nasce una composizione che, come scrive la stessa artista, li porta “improvvisamente a Pigalle”.
Dopo due anni di gestazione, MALÌA arriva oggi al grande pubblico. Anche con questo brano, Levante continua a percorrere una strada personale, lontana tanto dall’urgenza radiofonica quanto dall’autocompiacimento autoriale.
Il nuovo brano MALÌA costruisce il suo immaginario tra suoni e immagini accattivanti: quella che sembra una narrazione lineare, diventa invece evocazione e sentimento tramite fotografie emotive.
Una città che diventa simbolo della libertà, del desiderio e di quella malinconia elegante tipicamente francese, dove la bellezza convive sempre con una lieve inquietudine.
D’altronde Levante da sempre ci stupisce non solo con ritmi e parole ma soprattutto con linguaggi multimodali.
La leggerezza come forma di resistenza
Uno degli aspetti più interessanti di MALÌA è proprio il suo equilibrio. Apparentemente è una canzone leggera, quasi spensierata. In realtà custodisce quella malinconia luminosa che da sempre attraversa la scrittura di Levante.
Non c’è bisogno di dichiarare apertamente il dolore perché esso si avverta. È nascosto nelle pause, nelle immagini evocate, nel modo in cui la voce dell’artista accarezza ogni parola senza mai eccedere nel trasporto.
“Malìa è una prostituta di Pigalle. È di tutti e non è mai di nessuno”. Così presenta il brano la cantautrice siciliana, ormai milanese d’adozione. In questo brano c’è una leggerezza consapevole, conquistata, che sembra suggerire come la bellezza possa convivere con le ferite.
D’altronde il concetto prevalente del brano è la libertà. MALÌA vuole essere libera di appartenere solo a sé stessa, anche se sembra appartenere a tutti.
Una produzione seducente, che guarda oltre il pop italiano
Dal punto di vista sonoro, il singolo si muove con naturalezza tra pop, sfumature electro e una sensualità latina. La produzione, curata insieme con Antonio Filippelli e Gianmarco Manilardi, punta sull’atmosfera più che sull’impatto immediato.
Il ritmo invita al movimento, ma senza rincorrere il tormentone estivo né al ritornello ossessivo da ricordare. Anzi, Levante sembra sottrarsi alle formule più prevedibili della stagione, scegliendo una costruzione raffinata, fatta di dettagli sonori e arrangiamenti che si rivelano progressivamente a ogni ascolto.
Più che puntare alla hit, sceglie di creare un’atmosfera. E oggi, in un panorama pop spesso orientato alla ricerca dell’immediatezza assoluta, questa scelta appare vincente e controcorrente.
MALÌA non è il brano più esplosivo del repertorio di Levante, né probabilmente aspira a esserlo.
È una canzone che seduce lentamente, lasciando addosso quella stessa sensazione raccontata dall’artista parlando delle stradine francesi: una magia difficile da spiegare, ma impossibile da dimenticare.
Il sound di MALÌA
Dal punto di vista strettamente musicale, MALÌA vive di una raffinata ambiguità. La ritmica invita al movimento, ma non esplode mai davvero; il groove resta costantemente trattenuto, quasi ipnotico.
Le chitarre dialogano con un’elettronica discreta, mentre la voce di Levante rimane sempre al centro della scena, senza essere sommersa dalla produzione.
La seduzione è sonora e travolgente, e anche il videoclip del brano lo conferma. Una danza corale e ipnotica, come già collaudato in occasione del brano “Dell’amore il fallimento” anch’esso accompagnato da un video coreografato da Macia Del Prete.
MALÌA è un brano che richiama certe atmosfere mediterranee filtrate attraverso un’estetica francese: Pigalle, Marsiglia, ma anche Palermo e Catania sembrano convivere nello stesso paesaggio sonoro, lasciando spazio alle sfumature evocative senza puntare sull’impatto immediato.
La Sicilia come linguaggio sonoro
Più che guardare al pop internazionale, MALÌA sembra guardare alla tradizione viscerale, evocando ritmi narrativi ed immagini in realtà molto mediterranee.
Non è folk, non è world music e nemmeno semplice indie-pop: è un modo diverso di intendere il ritmo, il timbro e perfino il silenzio. Quel mood che ultimamente sta riportando sulla Sicilia un faro musicale che, attraverso numerosi cantautori siciliani d’origine, sta ridefinendo il rapporto tra tradizione e contemporaneità.
In una scena musicale sicula dove oggi c’è il cantautorato jazzato e cinematografico di Marco Castello, quello più sperimentale di Alessio Bondì, la lezione ormai consolidata di Carmen Consoli, fino ad arrivare alla scrittura pop di Levante. Artisti profondamente diversi, accomunati però dalla volontà di non rincorrere mode internazionali, ma di costruire un’identità riconoscibile partendo dalle proprie radici.
Nomi, generi e storie diverse che hanno quella innata capacità di trasformare la sicilianità in un elemento musicale ritmico e passionale, prima ancora che narrativo. Le inflessioni melodiche, il modo in cui la voce si piega sulle vocali, la sensualità mai ostentata: sono dettagli che riportano a una scuola cantautorale che parte dall’isola ma riesce a parlare un linguaggio universale.
MALÌA si inserisce bene in questa cornice, pur parlando apparentemente di paesaggi francesi, sembra esser la dimostrazione che oggi la Sicilia non è soltanto un luogo da raccontare nelle canzoni ma è diventata un suono forte e riconoscibile.










