Videocittà: Apparat protagonista dell’edizione Watercult 2026

da | Giu 16, 2026 | News

Dal 10 al 12 luglio il Gazometro Ostiense ospita Videocittà Watercult 2026, che racconterà l'acqua come elemento culturale, ambientale e simbolico attraverso musica, arte digitale, videoarte e ricerca scientifica. Tra gli ospiti principali Apparat, protagonista di una doppia partecipazione speciale pensata per il festival.

C’è un elemento che accompagna costantemente Roma, anche quando smettiamo di farci caso. Scorre sotto le strade, alimenta le fontane, ha determinato la nascita di quartieri, monumenti e luoghi che oggi attraversiamo ogni giorno quasi senza guardarli. È l’acqua, protagonista dell’edzione 2026 di Videocittà.

Dal 10 al 12 luglio il Gazometro Ostiense ospiterà “Videocittà Watercult 2026“, il Festival della Visione e della Cultura Digitale ideato da Francesco Rutelli e diretto da Anna Lea Antolini. Non una semplice celebrazione dell’acqua come elemento naturale, ma un percorso che la utilizza come chiave di lettura del presente attraverso arte digitale, musica, installazioni immersive, ricerca scientifica e videoarte.

Per l’edizione 2026, Videocittà sceglie un elemento che appartiene alla quotidianità di tutti ma che raramente osserviamo nella sua complessità. L’acqua diventa così il filo conduttore di un programma artistico variegato che invita a riflettere sul suo valore ecologico, culturale e politico, raccontandone le molteplici forme e trasformazioni.

L’acqua come chiave per leggere il presente

Non è stato casuale che l’ultimo incontro per raccontare le novità del festival si sia svolto a Piazza di Spagna, davanti alla Barcaccia. Durante l’incontro, il Presidente di Videocittà Francesco Rutelli ha ricordato come gran parte della storia di Roma sia inseparabile dall’acqua: dai condotti dell’Acqua Vergine che ancora oggi alimentano la Fontana di Trevi fino alla stessa Via dei Condotti, che deve il proprio nome alle infrastrutture idriche che attraversavano la città.

Un richiamo al passato che non guarda alla nostalgia, ma alla necessità di comprendere il presente partendo da ciò che abbiamo ricevuto. L’acqua, in questa prospettiva, non è soltanto una risorsa naturale, ma un elemento che continua a definire il nostro rapporto con l’ambiente, con le città e con le trasformazioni sociali e tecnologiche che stiamo vivendo.

Watercult nasce proprio da questa idea: utilizzare un elemento apparentemente semplice per aprire una riflessione molto più ampia sul mondo contemporaneo.

Apparat guida la proposta musicale di Watercult

La musica resta sicuramente uno degli strumenti principali attraverso cui Videocittà costruisce la propria identità da anni. L’annuncio più atteso e finalmente ufficializzato riguarda Apparat, tra le figure più influenti della musica elettronica contemporanea. Vincitore del David di Donatello per la colonna sonora di “Capri-Revolution”, autore delle musiche della serie “Dark” e candidato ai Grammy Awards con l’album “LP5”, il producer e compositore tedesco sarà protagonista di una doppia partecipazione speciale pensata appositamente per il festival.

Il primo intervento sarà legato a “In Lympha”, la grande installazione immersiva ideata e prodotta da Eni in collaborazione con Videocittà. Per l’occasione, la sua iconica Black Water verrà reinterpretata in una nuova versione realizzata per il quindicesimo anniversario del brano ed entrerà a far parte dell’esperienza sonora dell’opera, che esplora l’acqua come origine, forza generativa e principio di trasformazione.

A questa partecipazione si aggiungerà un dj set esclusivo in programma sabato 11 luglio sul Main Stage del Gazometro: non una semplice tappa del suo tour, ma una performance concepita specificamente per Videocittà come spazio di totale libertà espressiva, tra elettronica, ambient e sperimentazione sonora, come sottolineato dal direttore artistico Michele Lotti.

La presenza di Apparat si inserisce all’interno di una programmazione musicale che continua a muoversi tra ricerca elettronica, contaminazione audiovisiva e dialogo con lo spazio. Accanto all’artista tedesco troveranno infatti spazio nomi come Mace, Populous, Voices From The Lake, Nziria, Sara Persico & Mika Oki e Liminal State, confermando la volontà del festival di costruire esperienze che vanno oltre il formato tradizionale del concerto.

Il Gazometro fa da sfondo a musica, videoarte e nuove forme di racconto

In questo scenario, il Gazometro continua ad esserne il cuore simbolico dell’evento.

L’impossibilità di accedere all’interno del G4 ha spinto gli organizzatori ad immaginare nuove modalità di dialogo con la città. Da questa riflessione nasce UNDA, la nuova installazione luminosa site-specific prodotta da Eni, che trasformerà l’area in un’opera visibile esclusivamente dall’esterno: attraverso luce e laser ispirati al movimento perpetuo dell’acqua, la struttura diventerà un segnale luminoso in continua trasformazione nel paesaggio urbano romano.

Come ampiamente condiviso dagli organizzatori, il Gazometro non è soltanto una location, ma un luogo che ogni anno può essere restituito ai cittadini attraverso storie, linguaggi e prospettive differenti. Questa idea attraversa anche la sezione dedicata alla videoarte internazionale, che porterà a Roma artisti provenienti da Pakistan, Kuwait, Argentina e altri Paesi chiamati a confrontarsi con il tema dell’acqua attraverso opere molto diverse tra loro.

Accanto alle esposizioni ci saranno incontri con gli artisti e progetti che mettono in relazione arte e ricerca scientifica. È il caso, ad esempio, di “OS Ocean Suite”, sviluppato insieme al Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, che traduce decenni di dati sul fenomeno ENSO (El Niño-Southern Oscillation) in un’esperienza sonora immersiva, permettendo di ascoltare gli effetti di processi climatici normalmente invisibili.

Guardare il presente attraverso la visione di Videocittà Watercult 2026

Installazioni immersive, musica elettronica, videoarte, realtà virtuale, ricerca scientifica e momenti di confronto convivono all’interno di un programma – disponibile sul sito ufficiale – che continua a distinguersi per la capacità di mettere in relazione mondi apparentemente lontani.

In un momento in cui molti festival puntano a moltiplicare gli stimoli, Videocittà continua a seguire una strada diversa: partire da una domanda e costruirle attorno un ecosistema di linguaggi. Quest’anno quella domanda riguarda l’acqua, non soltanto come elemento naturale, ma come presenza che attraversa le città, la memoria, la tecnologia e le grandi trasformazioni del nostro tempo.

Dal 10 al 12 luglio il Gazometro tornerà così a essere uno spazio in cui musica, immagini, ricerca e innovazione si incontrano per osservare il presente da una prospettiva diversa.

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