Giovedì 5 febbraio negli uffici di Milano di Sony Music Italia, l’atmosfera era quella delle occasioni che contano. Al centro della sala Ermal Meta, con la calma di chi sa di avere tra le mani un disco che segna un passaggio. Il 27 febbraio uscirà “Funzioni vitali”, sesto album di inediti, e poche settimane prima del Festival il cantautore ha scelto di raccontarcelo. Non è solo un nuovo capitolo discografico, ma quasi un punto di svolta. Un lavoro che parla di tempo e di responsabilità.
Il tema del tempo attraversa tutto “Funzioni vitali” come un filo rosso. Non è nostalgia fine a sé stessa, ma un confronto diretto con ciò che siamo stati. Meta ci ha spiegato di aver immaginato un dialogo con una versione di sé del passato. Un confronto a viso aperto, quasi uno scontro. Il passato, però, non è sempre affidabile. “Non sei più attendibile”, sembra dirgli oggi. C’è una fedeltà a ciò che siamo stati, ma anche la consapevolezza che restare legati a certe immagini rischia di bloccare il presente. Negli ultimi anni, ha raccontato, ha “reciso lacci” che lo tenevano ancorato a vecchie abitudini, a paure, a ricordi idealizzati. Ha chiuso porte che continuavano a riaprirsi da sole.
Il passato può bussare quindi, ma non sempre va fatto entrare, perché ogni volta che si riapre quella soglia si rischia un inganno. Allora è meglio fare spazio al nuovo, a quello che deve arrivare e che forse ha bisogno di una stanza libera per essere accolto. Nel disco questo si traduce in suoni che salgono e scendono, brani “verticali”, come li ha definiti lui stesso: canzoni che sembrano guardare in alto o sprofondare dentro.
“Stella stellina”: Ermal Meta a Sanremo 2026
Il cuore del progetto è Stella Stellina brano con cui Ermal Meta tornerà sul palco di Sanremo. È il suo primo Festival da padre, e questo cambia tutto. La canzone nasce in un momento domestico, lui con chitarra in mano e la figlia che chiede “Papi, musica!”. Una filastrocca accennata con una melodia semplice. Poi, poche ore prima, immagini viste sui social dai luoghi di guerra. Quando la bambina si addormenta, quella melodia torna, ma con un peso diverso.
Stella stellina è una preghiera laica per i figli del mondo. Non nomina direttamente Gaza, ma lo sguardo è rivolto a quei bambini travolti dalla violenza degli adulti. Meta ha detto chiaramente di non voler fare un discorso politico, ma umano. Non voleva scrivere una canzone “per” sua figlia, come molti gli avevano suggerito. Sentiva il bisogno di parlare anche dei figli degli altri.
Il brano racconta l’impotenza di un adulto che deve spiegare l’orrore a un bambino e insieme la paura di anestetizzarsi, di non sentire più niente. Sul possibile arrivo all’Eurovision, la posizione è chiara, ovvero ci dice che ci sono molti modi di protestare. Uno è il silenzio ma un altro è esserci e cantare. Se il messaggio è questo, non presentarsi significherebbe tradirlo.
Ermal Meta e il futuro distopico di “Droni”
Se Stella stellina guarda al presente mentre “Droni” prova a immaginare il futuro. Il disco si apre proprio con questo brano dal respiro quasi cinematografico. Un cielo oscurato da droni che i bambini osservano con difficoltà, incapaci di decifrare ciò che accade. È un futuro distopico, ma non completamente privo di speranza. Ermal ha parlato di un “humus umano” in cui nuotiamo ogni giorno. Come un terreno fatto di paure, domande, tensioni. In “Droni” c’è il senso di un mondo che rischia di scivolare nella follia, ma anche la curiosità infantile che prova ancora a capire.
Restano domande aperte, che si impolverano ma non scompaiono. Siamo al sicuro? Il fuoco è davvero sempre acceso? Sono interrogativi che il brano non chiude, anzi lascia sospesi, dando loro più spazio di vita. Accanto a questo scenario futuristico, il disco riporta continuamente al passato: “Levi’s 501” trasforma un paio di jeans ritrovati in una finestra sull’adolescenza; “Il braccialetto della fortuna” racconta il legame con un oggetto che diventa memoria; “DeLorean” gioca con l’idea di tornare indietro per cambiare qualcosa, pur sapendo che ogni minima variazione potrebbe alterare tutto.
“Funzioni vitali”: il nuovo album di Ermal Meta
“Funzioni vitali” uscirà il 27 febbraio 2026 in digitale, CD e vinile per Columbia Records/Sony Music Italy. La tracklist alterna brani più intimi a inni di resistenza come “Avanti” e “Il coraggio non manca”, che parlano di perseveranza e forza interiore. Il disco si chiude con la title track, una sintesi di tutto il percorso, dal passato che consola e punge, presente che sorprende, futuro sospeso. La musica come battito costante, come qualcosa che accompagna ogni scelta. Nel vinile sarà presente anche “Ti verranno a chiedere di me”, legata al film “Elena del ghetto”, interpretato da Micaela Ramazzotti.
Dopo il Festival, partirà poi il tour “Live 2026 – Club”, prodotto da Friends & Partners, che toccherà Perugia (data zero), Firenze, Bologna, Milano, Padova, Venaria Reale, Roma, Molfetta e Napoli. Un ritorno ai club, dimensione che Ermal Meta ha definito il suo primo amore, quella che gli ricorda gli inizi con La Fame di Camilla. In estate sarà anche Maestro Concertatore della Notte della Taranta una responsabilità che sente enorme, soprattutto per il valore identitario della manifestazione.
Alla fine della conferenza, ciò che resta è l’idea che la musica possa ancora essere uno spazio di confronto, un luogo in cui il tempo non è solo nostalgia ma possibilità. Ermal Meta torna a Sanremo con una canzone che non cerca scorciatoie e con un disco che prova a tenere insieme memoria e futuro.










