Sziget 2023: con i Savana Funk è una festa a cielo aperto

da | Ago 12, 2023 | Interviste

I Savana Funk sono un trio formatosi a Bologna e composto da Aldo Betto, Blake Franchetto e Youssef Ait Buozza. Inquadrati nel genere R&B Soul, intersecato alle onde del rock, sin dall’inizio del live hanno saputo coinvolgere il pubblico, facendolo davvero divertire. Noi di Cromosomi Media abbiamo avuto il piacere di scambiarci due chiacchiere dopo […]

I Savana Funk sono un trio formatosi a Bologna e composto da Aldo Betto, Blake Franchetto e Youssef Ait Buozza. Inquadrati nel genere R&B Soul, intersecato alle onde del rock, sin dall’inizio del live hanno saputo coinvolgere il pubblico, facendolo davvero divertire.

Noi di Cromosomi Media abbiamo avuto il piacere di scambiarci due chiacchiere dopo la loro esibizione del Light Stage dello Sziget Festival.

 

Ciao ragazzi, come state? Avete scaricato per bene l’adrenalina sul light stage dello Sziget? Com’è stato?

Ma da dio, benissimo. Beh, qui è bellissimoo, l’energia è veramente speciale. Si dice sempre questa cosa ma qui lo è sul serio e siamo davvero orgogliosi di esserci arrivati. Vedere la gente che si avvicinava piano piano, persona dopo persona, sottopalco è stato fantastico. Noi abbiamo già fatto un po’ di concerti all’estero come Berlino, Tallin, Lubijana e questo in Ungheria è stato un “ritorno” perché avevamo già suonato qui in primavera ma lo Sziget è un posto a sé.

Vi siete formati a Bologna nel 2015 e da subito avete espresso la vostra particolarità: infatti, il vostro primo album si intitola “Musica analoga”. In che modo vi ha fatto crescere l’esperienza di questi anni dal punto di vista musicale?

Beh, in 8 anni abbiamo fatto tante cose. Come dire, una crescita musicale è sempre accompagnata da una crescita umana. In questi anni ci siamo conosciuti come persone e tra di noi siamo diventati letteralmente dei fratelli. Questa cosa ci ha fatto “suonare scavando”, la musica è una tecnica attraverso la quale ti puoi esprimere ma è molto molto di più ed è su questo che stiamo cercando di lavorare. Lavoriamo prettamente su quello che ci connette come esseri umani, cercando di riportarlo in musica ne più ne meno. Poi banalmente ci piace tantissimo suonare, scrivere, andare in giro.

La vostra ultima uscita “Ghibli The Remixes” è un insieme di onde sonore che si intersecano perfettamente tra di loro: ci spiegate un po’ il lavoro dietro questo progetto?

Certo. A tutti e tre piace tantissimo la musica groove in tutte le sue declinazioni, compresa quella da dance floor quindi era un po’ che stavamo pensando di fare delle produzioni con dei brani remixati da producer, dj e finalmente, ad un certo punto, ci si è presentata l’opportunità. C’è Gaudi, Frank Sativa, Chris Costa e tantissimi amici che hanno reso reale questo primo capitolo, il primo di tanti altri che realizzeremo prossimamente. Il momento più bello di questo album forse è stato quando Gaudi ci ha mandato il suo remix (che è una figata pazzesca) mettendovi una tonalità che ha dato alla traccia quel quid in più.

Entrando nel vostro essere, “Savana Funk” è un nome che parla già da sé ma cosa celate dietro questa scelta?

La cosa divertente è che, innanzitutto, non l’abbiamo scelto ed inizialmente ci chiamavano con i nostri nomi personali (e li sbagliavano continuamente nei manifesti). Ad un certo punto è uscito il nostro secondo album con il titolo di “Savana Funk” ed un amico organizzatore del Trasimeno Blues Festival ci fa “ragazzi basta chiamatevi con il nome di questo album che funziona molto meglio” e così, al contrario di come succede di solito, è nato prima il disco e poi il nome d’artista.

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