“Salvatore vive” ancora nel cuore e nelle parole di Paky

da | Ott 29, 2022 | Recensioni album

Aleggia come uno striscione di militanza ultrà quel Salvatore Vive, re-editing del disco d’esordio del rapper Paky che aggiunge cinque nuovi brani nel più corposo lavoro d’incisione.

Quel “vive”, che stavolta si affianca a Salvatore rispetto alla prima pubblicazione dello scorso marzo, risulta essere una vera affermazione ideologica, confermata già nella intro, in cui Vincenzo Mattera (alias Paky) si rivolge al suo pubblico e alla perpetuata dedica allo zio scomparso che risuona appunto nelle sue parole, nelle sue strofe e nella meritata vittoria artistica di uno storyteller della periferia.

Paky, infatti, in tre anni ha saputo raccordare la voce turbolenta rispetto a due tra le periferie più prolifiche e difficili del rap nazionale: quella di Napoli, divisa tra Secondigliano, sua zona natale, e Fuorigrotta, sempre nella provincia partenopea e quella incontrata sulla strada della pre-adolescenza, della Milano di Rozzano cantata proprio attraverso le barre di Rozzi.

Del primo editing rimane un flusso cognitivo di diciassette pezzi in cui la biografia si mescola alle atmosfere real di un percorso fatto di rivalsa, di rincorsa al successo, di competitività e ambienti difficili, il tutto in una doppia anima più cruda e ritmata nella prima parte e più conscious della seconda. Un esordio che gli consente alcuni featuring con parte del gotha della scena italiana (Marracash, Gué, Sfera Ebbasta, Shiva, Geolier).

Un successo che gli vale riconoscimenti enormi già dai primi mesi, disco di platino da  FIMI/GfK, totalizzando oltre 400 milioni di stream complessivi e conquistando la top 10 dei dischi più venduti nel primo semestre del 2022.

Con Salvatore Vive, il ritorno del rapper di Rozzi porta in dote, oltre la citata intro, altri quattro nuove brani (Belen, Sharm el Sheik, La Bellavita e Onore e Rispetto). Il viaggio è di quelli poliedrici nel sottobosco della trap, la drill che racconta, anche attraverso la voce fuori campo di giovani testimonianze, l’adrenalina dell’arma. Di kalashnikov paragonati a belle donne:

rispetto chi mi rispetta per gli altri c’ho un kalasnikov

La contaminazione etnica e arabeggiante caratterizza Sharm el Sheik, singolo che ha anticipato il progetto di Salvatore Vive, in cui viene mixato il famoso brano Joji di Panjabi M., che con un tocco di classe lascia il posto a La Bellavita, con un viaggio hip-house con la scena francese del rapper marsigliese Jul. Il racconto è quello dell’amore nella difficile relazione che può instaurarsi con chi vive nel bordeline della criminalità:

madame insegnami come si mente
un criminale promette anche ciò che non può permettersi

Si chiude poi con un pezzo più intimo nelle sue atmosfere ma altrettanto crudo quello de Onore e Rispetto, atto conclusivo di un racconto di vita e legami di Paky, il ragazzo che veniva dalla strada, vero lascito di una foto di vita:

da dove vengo io tra i palazzi non passa mai il sole
il cognome conta più del nome
un ragazzo in testa c’ha le ombre…
che la paura è solo un illusione e la fede è soltanto finzione

Dal lituano “pakartas” (letteralmente “impiccato”) che è il nome d’arte da cui deriva l’abbreviazione Paky, riflette la condizione del rapper sospesa tra luce e buio, vita e morte, ricerca di ossigeno e ostinata realtà.

In Salvatore Vive c’è ancora rabbia, ma un’immediata salvezza.
Perché anche i più bravi a morire poi non muoiono mai veramente.

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