Ci sono sentimenti che non nascono dalla mancanza d’amore, ma dalla sensazione di non riuscire a restituirne abbastanza. È da questa zona più scomoda e difficile da raccontare che nasce Troppo poco, il nuovo singolo di Lorenzo Pagni, in arte Pugni, fuori oggi, 9 ottobre per Costello’s Records.
Il cantautore toscano, pisano d’origine e oggi di stanza a Torino, torna con una canzone che affronta una delle contraddizioni più difficili da accettare in una relazione: sentirsi accusare di amare troppo poco, fino a finire per crederci.
Ma cosa succede quando quella percezione non coincide del tutto con ciò che si prova? E quando ci si rende conto di quanto si sarebbe potuto dare soltanto quando non lo si può fare più?
Ti amo troppo… poco… abbastanza
«Ti amo troppo… poco, o almeno è quello che dici tu». È in questo verso che si concentra il paradosso raccontato da Pugni. L’amore c’è, ma non arriva all’altro nella misura in cui dovrebbe. O almeno, non nel modo in cui l’altro riesce a riconoscerlo.
Nata nell’agosto del 2025, Troppo poco inaugura un nuovo capitolo del percorso discografico del cantautore, dopo l’album “Tuffo” del 2024. Il brano sembra parlare di un amore molto intenso, ma soprattutto di quella distanza quasi impercettibile tra ciò che si prova, ciò che si riesce davvero a dare e soprattutto quello che l’altro percepisce.
Troppo poco dà voce a chi vorrebbe lasciarsi andare, ma non ci riesce fino in fondo. Non necessariamente per mancanza di volontà, quanto per paura, fragilità e ferite che continuano a condizionare il presente. «È una condanna, te lo giuro, sentire poco e dare meno»: parole che restituiscono il peso di questa condizione, in cui anche i sentimenti finiscono per diventare una misura con cui giudicare se stessi.
È un amore diversamente condiviso, in cui la distanza tra ciò che si sente e ciò che si riesce a dare diventa sempre più difficile da colmare. E la consapevolezza arriva quando ormai è troppo tardi, quando l’altra persona non c’è più e resta soltanto il rimpianto di non essere riusciti a fare diversamente.
Parole e consapevolezza
D’altronde, lo stesso Pugni, presentando il brano sui suoi canali social usa queste parole:
“È nata una canzone per quel sentimento di non essere in grado di amare tanto quanto ci si sente amati”
E ancora:
“Una canzone per chi ama di meno, non per volontà, forse per paura, sicuramente per un motivo”
Parole che restituiscono già la chiave di lettura di Troppo poco: non c’è una colpa, almeno non necessariamente. C’è piuttosto la consapevolezza di amare in maniera diversa.
“Apro una porta e trovo un muro / Ferite aperte che non curo”
Poche immagini che sembrano raccontare perfettamente questa condizione, quella di chi prova ad avvicinarsi all’altro e finisce per incontrare ancora una volta i propri limiti.
La sensibilità di Pugni
Nella scrittura di Pugni c’è da sempre una particolare attenzione per le sfumature emotive, per quelle zone della mente e dei rapporti che spesso è più facile provare che spiegare.
La sua chitarra e la sua voce diventano così strumenti per entrare in emozioni profonde, senza bisogno di renderle necessariamente più semplici o rassicuranti.
C’è però la capacità di renderle reali.
Una sensibilità che, forse non a caso, si intreccia anche con un percorso personale a lui familiare professionalmente, un mondo dove psicologia e psicoterapia sono state parte del quotidiano.
Non tanto una spiegazione della sua musica, quanto uno sguardo che sembra tornare anche nel modo in cui Pugni osserva i sentimenti: cercandone le cause, le contraddizioni e soprattutto ciò che si nasconde dietro ciò che riusciamo a mostrare.
La forza del brano sta nel contrasto tra la semplicità musicale e la complessità emotiva. Troppo poco non racconta semplicemente una persona che ama meno, ma qualcuno che si rende conto di non essere riuscito a dare all’altra persona ciò di cui aveva bisogno quando ormai è troppo tardi.
La semplicità che arriva subito
Musicalmente, Troppo poco sceglie la strada della semplicità, senza per questo rinunciare a una propria identità.
La chitarra acustica, elemento familiare nel mondo di Pugni, incontra un accompagnamento più dinamico, scandito anche dalla chitarra elettrica. Il risultato è un brano che scorre con naturalezza, sostenuto da un ritmo coinvolgente e da un ritornello che si lascia ricordare fin dal primo ascolto.
La produzione analogica, curata insieme a Danny Bronzini, valorizza gli arpeggi e i cori, contribuendo a costruire un’atmosfera intima ma non statica. Anche la struttura si allontana dagli schemi più prevedibili: strofe e ritornelli sembrano confondersi e scambiarsi i ruoli, mentre il testo cambia a ogni ripetizione, accompagnando l’evoluzione del pensiero.
È proprio questo equilibrio a rendere il brano particolarmente efficace: la musica conserva una leggerezza quasi immediata, mentre le parole raccontano qualcosa di più amaro. Non c’è bisogno di appesantire l’arrangiamento per dare profondità al sentimento. La canzone arriva in modo diretto, lasciando che siano le contraddizioni del testo a fare il resto.
Un nuovo giro di giostra
La sensibilità di Pugni emerge ancora una volta nella capacità di soffermarsi sulle zone meno semplici delle relazioni, quelle in cui non esistono necessariamente un colpevole e una vittima, ma persone che non sempre riescono a incontrarsi nel modo giusto.
Una sensibilità che, forse non a caso, si intreccia con un mondo che Pugni conosce anche professionalmente, quello della psicologia e della psicoterapia, presenti nel suo percorso personale.
Un nuovo giro di giostra, come lo ha definito lo stesso artista, che comincia proprio da una canzone nata nell’agosto del 2025, “sotto il segno del Leone, come la mia mamma”, e che da questa notte, dopo più di un anno, viene finalmente affidata all’ascolto di noi tutti.
Forse Troppo poco non parla davvero di chi ama meno. Parla di chi, per paura o per ferite ancora aperte, non riesce a far arrivare all’altro tutto quello che sente. E qualche volta è proprio lì, in quello spazio tra ciò che proviamo e ciò che riusciamo a condividere, che si nasconde la parte più difficile dell’amore.
Perché sappiamo quanto sia difficile imparare a lasciarsi andare e, troppo spesso, la consapevolezza arriva quando non c’è più nessuno a cui dimostrare di aver capito. Perché non sempre si ama poco. A volte si ama in un modo che l’altro non riesce a sentire. E accorgersene quando è ormai troppo tardi è forse la parte più dolorosa di tutte.
Pugni e il suo legame con Willie Peyote
Il singolo anticipa un nuovo disco atteso per l’inizio del 2027 e arriva proprio alla vigilia del ritorno dal vivo. Per chi non avesse ancora avuto la fortuna di incrociare la sua musica, oltre che sulle piattaforme digitali, si avvicina l’occasione per sentirlo live: anche quest’anno Pugni sarà protagonista dell’apertura dei concerti del nuovo tour di Willie Peyote, in partenza a fine ottobre, e accompagnerà gli show anche nel ruolo di corista.
D’altronde la collaborazione, nonché l’amicizia, con il cantautore torinese li lega da diversi anni, già dalla stesura dell’album di Willie, “Sulla riva del fiume” del 2025 o in brani come “Bloody Mary” del 2024.
Intanto grazie Lorenzo, per gli arpeggi e le parole, ci vediamo sottopalco per condividere emozioni. E sarà decisamente troppo poco il tempo per viverle…









