Ariete ha pubblicato Tutti tornano a casa, il suo terzo album, uscito per Bomba Dischi in licenza Warner Records Italy. Arriva a circa tre anni da “La notte“, che nel 2023 aveva portato lo status di Ariete ad una certa importanza nella scena musicale italiana. Dopo l’esordio con “Specchio” nel 2022 e la partecipazione a Sanremo, Ariete era diventata la più giovane artista donna italiana a esibirsi nei palasport. Poi si è fermata: due anni e mezzo senza tour e senza apparizioni pubbliche, passati a scrivere. Nelle varie interviste ha tenuto a precisare che è stata una scelta sua e che non c’è stato nessun burnout né pressione dalla casa discografica.
Una casa con tanti significati
Il disco si presenta come un onesto resoconto di questo periodo. Ha dodici tracce e quattro ospiti (Angelina Mango, Fulminacci, Tredici Pietro e prima stanza a destra), più un contributo di Nayt. L’idea di “casa” tiene insieme tutto, ma Ariete ha spiegato più volte di volerla intendere in un modo più filosofico e concettuale: “casa” può essere un luogo, una persona, un ricordo, oppure, nella conclusione a cui è arrivata dopo la terapia, se stessi.
Il titolo è nato dopo un concerto di James Blake a Roma, guardando il pubblico che si disperdeva ciascuno verso la propria vita. In copertina Ariete è rannicchiata dentro una valigia: chissà che anche un viaggio possa essere una casa.
Sul piano musicale troviamo un indie pop più rifinito rispetto ai primi lavori, con archi, chitarre acustiche ed elettriche, sintetizzatori e ritmiche elettroniche che strizzano l’occhio all’urban. Un disco coerente e centrato, forse non ancora il più coraggioso né il più maturo, ma senz’altro piacevole. Tutti tornano a casa racchiude un po’ tutto quello che ci si può aspettare da Ariete: fare passi avanti è lodevole (e più semplice quando le aspettative sono basse), ma anche confermarsi non è mica facile, soprattutto dopo l’esplosione di qualche anno fa.
L’alveare
Apre il disco una metafora naturalistica: la vita delle api, che escono ogni giorno senza sapere se torneranno, al posto della ricerca di un luogo a cui appartenere. L’avvio è lento, con pianoforte e archi, e la melodia si fa via via più evidente. Ariete dice di aver capito subito che sarebbe stato l’inizio del disco, e sarà anche quello dei concerti.
Capricci
Un groove leggero e un po’ di chitarra acustica per raccontare l’inizio di una nuova relazione dopo un periodo passato a guardarsi dentro. Resta la paura che il passato sia contagioso.
Che bella vita (con Angelina Mango)
È il singolo che ha anticipato l’album. Parla degli incontri casuali che cambiano una traiettoria e, secondo Ariete, anche delle responsabilità che due cantautrici diventate famose da giovani si trovano a gestire. Le immagini sono solari ma l’umore resta dolceamaro.
Rivoluzione
Una ballata d’amore più tradizionale, per i più ottimisti, o un pezzo che sa di già sentito, per i pessimisti. Ariete dice di averla scritta per ultima; tutto sommato un esperimento che ci sta nel contesto nell’album.
La mia bocca, la tua bocca
Guardare a una relazione finita, senza rancore: Ariete spiega che, pur raccontando una relazione tossica, ha voluto mantenere uno sguardo di speranza. La potenza del pezzo è certamente diversa per chi può riconoscersi in un’esperienza simile.
Tachicardia
È uno dei brani più personali. Ariete ha scritto le strofe un’ora prima del funerale di un amico, e per circa un anno e mezzo la canzone è rimasta un file di piano e voce. Ha sbloccato la situazione Nayt, mandandole un audio con due idee per il ritornello; la seconda è quella che si sente nel disco, che accentua i connotati urban del brano.
Mano nella mano (con Fulminacci)
Roma, motorini, traffico e locali: la città diventa un po’ la protagonista. Un pezzo che racconta l’amicizia tra Ariete e Fulminacci e l’amore per la loro città.
soldatino!
Una promessa di presenza e di sostegno al partner e l’immagine del soldatino come metafora. Un brano adolescenziale sia nelle sfaccettature positive che negative del termine. Traspare quasi un tentativo di rimanere aggrappati al passato, alla “vecchia” Ariete.
Casa mia / Casa tua (con Tredici Pietro)
Un brano adolescenziale nelle sfaccettature esclusivamente positive del termine. Ricordi felici, una nostalgia leggera, un hip-hop che con Tredici Pietro si fa sentire più spinto.
10chiamate
Cambia il tema e l’atmosfera, ma vale un po’ quanto scritto in “soldatino!”.
Quando la luna si accende (con prima stanza a destra)
Il pezzo migliore dell’album? Decisamente sì, e nemmeno di poco. Un dream pop che sembra essere l’evoluzione naturale di Ariete, pronto ad abbracciarla e portarla ad un altro livello. Nell’attacco c’è la visione di “Space Song” dei Beach House che si incolla al brano e non lo molla più. Racconta il ritorno a casa in macchina dopo una serata: praticamente un universo.
Seduta n.65
Un brano che non esisterebbe senza le altre 64 sedute di psicoterapia. Ariete chiude con un pezzo gigantesco, maturo, profondo, che non passa inosservato nemmeno dopo “Quando la luna si accende”. La vera scelta coraggiosa, in controtendenza, è di “nascondere” questi due pezzi in fondo all’album. Due perle che dicono molto dei “futuri possibili” del percorso di Ariete.









