Axos e “Manie”: cosa l’ha portato ad essere chi è ora

da | Interviste

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Axos sul suo nuovo disco Manie, uscita il 25 marzo a mezzanotte, in cui ci ha rivelato chi era e chi è ora. Bando alla ciance, a voi il nostro incontro.

Sembra ieri dall’uscita di Anima Mundi, tutt’ora nella riproduzione casuale su Spotify i brani mi risultano freschi ed attuali. Sono passati però ben due anni dalla sua uscita. Ci sono dei punti in comune, delle analogie con Manie o il nuovo album si distanzierà totalmente dal precedente? Cosa rimane del vecchio te e chi invece ascolteremo questa volta?

Domani sicuramente ascolterete una persona cambiata tantissimo da Anima Mundi però sicuramente con quel background e con tutto il percorso che mi ha portato ad Anima Mundi e mi ha dato. Ha portato al viaggio introspettivo che ho fatto per arrivare a Manie che ho buttato fuori in un mese.

Ho fatto tanti pezzi da Anima Mundi. Ho conosciuto Jvli ed è stata un’epifania perché comunque mi rispecchia perfettamente come produttore, quindi è riuscito a cavar fuori tutti questi suoni che stavo cercando, tutto quel modo che volevo. Il disco è fruito e per me è stata come una sorta di seduta psichiatrica, in un mese in cui ho buttato fuori tutto. 

Musica ed arte sono indivisibili, non si può sminuirla ad il solo suono o ad una voce. Va innalzata portandola ad esprimersi su vari livelli della performance, alla copertina che al merch. È per questo che faccio particolarmente attenzione a come viene presentato l’album e cosa esso, a livello visuale, vuole dire senza ‘’parlare’’.  Sul merch e sul disco ci sono delle macchie che ricordano quelle del test dello psichiatra Hermann Roscharch per l’interpretazione della personalità di un individuo. Nasce da qui il motivo del nome Manie

Deriva tutto da altri perché. Diciamo che tutto il percorso che sto facendo è anche atto a trasmettere chi mi segue il mio percorso in senso buono. Mi sento di aver fatto ‘’da cavia’’ e quindi voglio donare il mio percorso agli altri. Anche col test di Roscharch, il fatto che tu possa vedere esattamente quello che vuoi per me è importante, perché nel viaggio introspettivo che ho fatto io voglio portare esattamente le stesse sensazioni e dare l’imput per il viaggio introspettivo agli altri.

Paura di me, uscita il 9 marzo, ha anticipato l’uscita del nuovo album. Parla di demoni interiori, di questioni irrisolte e fragilità. Possiamo interpretare la traccia come manifesto delle intenzioni? Oppure vi troveremo difronte a tutt’altro? 

Può essere considerata come manifesto poiché racchiude un po’ tutte quelle parti che poi si esprimono nel disco individualmente. L’abbiamo scelto perché lo rispecchia di più tutto il modo del disco, senza spoilerarlo troppo.  C’è tutto obiettivamente il rap, il pop, il punk, il rock. Ho fatto un sacco di featuring rap, quindi c’è tutto. 

La copertina ricorda in effetti lo stile post-punk che si discosta molto dall’immagine che avevi dato precedentemente. 

Ho effettivamente cambiato visione, è dato da un’evoluzione. 

Manie, tutti ne abbiamo. Dalle più evidenti a quelle più intime e nascoste. Quali sono le tue?

Io di fatto ho la mania di dover cambiare costantemente tutto perché mi annoio. (Ride, se lo cerchi lo trovi-> HPD disturbo istrionico di personalità) è la malattia dell’annoiarsi costantemente di tutto e di dover cambiare per cercare degli stimoli e dell’adrenalina. 

È anche una cosa positiva, chi non cambia si ripete e magari non si evolve. 

Diciamo che quando porta tanta infelicità diventa secondo me più una mania, però si lega a tante altre. Si lega ad un percorso, è una risposta molto ampia. 

Ha intitolato così l’album perché hai messo un punto o stai facendo un percorso di accettazione delle tue manie?

No ho aperto delle porte, non ho messo né punti né altro. Il viaggio è appena cominciato. 

Oramai la tua bio si fa sempre più ampia, Manie sarà il tuo terzo album al quale seguiranno due esibizioni live. Com’è pensare di poter ritornare a suonare al vivo, sei felice? 

Sono felice di tornare a suonare dal vivo con Experience alla grande ai Magazzini Generali 14 e 21 aprile. Sono veramente felice di avere un contatto con i fan, con chi mi segue. Continuare a dare musica a chi non sai a chi arriva, non vedi le facce. In questi due anni non ho mai visto posti diversi che non fossero casa mia, lo studio e casa di qualcun altro e mi sono chiuso nella musica. Ho fatto Anima Mundi e non l’ho suonato da nessuna parte, ho fatto Sur la lune e Molecole che poi hanno preso consapevolezza nel disco. Sono emozionato, anche se c’è un po’ di ansia, perché ho un sacco di cose da fare… perchè continuo ad ideare cose. Prima o poi l’idea porterà a qualcos,a magari farò sempre meno fatica a gestire tutto. Vivo con l’ansia, l’ansia c’è. 

Nell’album sono presenti dei feat. Quali Tancredi (Cosa vuole questa Musica), Nerone (Thriller), Inoki e Ensi (Padri), Cicco Sanchez (Ubriaco). Perché la scelta di condividere il tuo viaggio con ognuno di loro? 

Per tanti motivi diversi, con Cicco perché è il mio artista preferito ultimamente il suo EP mi ha conquistato completamente. Con Jack ed Emis per me è consacrazione, con Nerone è fratellanza, con Ensi ed Inoki è onore puro. Tancredi mi ha reso incredulo, è un artista pop fortissimo e non immaginavo fosse partito da un background in cui mi ascoltava, per lui il mio primo disco è stato mega importante. Sono stato anche fiero, io l’ho scoperto in corsa, ovvero in studio. Per me è stata una cosa bellissima , sono felice di essere nel background di un artista così forte. 

È bello che tu riconosca l’importanza degli artisti con cui hai lavorato, non è scontato nella scena. 

Ma io riconosco sempre il valore degli artisti. Mi dicono che sono stronzo perché sono un po’ critico su certe cose. Sono innanzitutto autocritico e non mi vergogno di dire le mie debolezze.

Hai un legame particolare con la tua fan base, il tuo modo di fare musica si distingue da chiunque sulla scena attuale poiché fondi il rap all’hip hop con sound più melodici ed una penna affilata. Ti è mai capitato di fare musica per accontentare gli altri o il primo fan di te stesso sei tu? 

Sono consapevole del fatto che ci sono delle persone che ascoltano e così come scrivo per me stesso. C’è una zona in cui hai un equilibrio tra scrivere qualcosa che ti rappresenta e sapere che comunque ci sono tante persone che ti ascoltano. Quindi nel momento in cui devi parlare di qualcosa, che potrebbe risultare poco educativo, lo devi fare in maniera così intelligente da renderlo comunque educativo o non negativo. 

Noi di Cromosomi ti facciamo l’in bocca al lupo per l’uscita del tuo nuovo album e non vediamo l’ora di ascoltarlo oggi a mezzanotte. Ci diresti qualcosa su di te o su Manie che non hai detto ancora a nessuno? 

Ho avuto l’idea di The Experience parlando con uno struzzo e con un cavallo e c’erano delle capre, insomma parlando con degli animali. 

Trovi terapeutico parlare con gli animali?  E’ bello sentirsi connessi con la natura.

Era un luogo con un sacco di animali e l’ho trovato terapeutico, mi hanno consigliato qualcosa che non era ancora chiaro e poi si è trasformato. 

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