Space Cowboy è la dualità di Tommaso Paradiso

da | Mar 5, 2022 | Recensioni album

Altro venerdì, altra corsa: è la volta di Tommaso Paradiso, che, alla mezzanotte di questo 4 marzo 2022, “debutta” con il suo Space Cowboy. E’ strano parlare di prime volte per un personaggio così rodato nel mondo della musica italiana come Tommaso Paradiso, ma è questo è proprio il caso. Infatti, Space Cowboy è il […]

Altro venerdì, altra corsa: è la volta di Tommaso Paradiso, che, alla mezzanotte di questo 4 marzo 2022, “debutta” con il suo Space Cowboy.

E’ strano parlare di prime volte per un personaggio così rodato nel mondo della musica italiana come Tommaso Paradiso, ma è questo è proprio il caso. Infatti, Space Cowboy è il suo primo album da solita, uscito alla soglia dei 39 anni del cantante.

Undici tracce per quarantuno minuti di musica, due anime per un solo disco: Space Cowboy, per quanto multiforme, torna sempre, coerentemente, al punto.

Diciamolo chiaro e tondo, bando alle ciance: al primo ascolto (ma non solo), l’impressione è quella di ascoltare un lavoro dei Thegiornalisti degli ultimi anni. Lo stile è in perfetta continuità con Love, ma anche dei primi pezzi da solista di Tommaso Paradiso. Magari c’è stata poca evoluzione in questo senso, ma la paternità di questo album è praticamente scontata. E, si sa, una volta che si riesce a mettere un proprio marchio di fabbrica anche solo sulle basi strumentali, è un successo.

Il mood è sempre quello: la canzone da falò estivo con gli amici in spiaggia, o da giri in macchina spensierati, con i finestrini abbassati e l’aria che accarezza le mani fuori dal finestrino.

Potenzialmente, tutte le canzoni di Space Cowboy possono diventare una hit estiva a metà tra la ballad e l’inno itpop. Insomma, niente di nuovo sul fronte occidentale, ma potevamo già intendere la falsariga di questo lavoro dai singoli che gli hanno aperto la strada, Magari no, Lupin, La stagione del cancro e del leone e Tutte le notti. Ma, come dicevamo, c’è una sorta di dualismo, individuabile con un ascolto un po’ più attento. I sintetizzatori tipicamente anni ’80 tanto cari al buon Tommaso (si veda Felicità Puttana o Questa nostra stupida canzone d’amore) si fondono con linee di basso e batteria dure e potenti, con qualche incursione di percussione latin e alcune note classiche, simboleggiate dal pianoforte in chiusura.

E’ il dualismo di cielo e terra, di astratto e concreto, di sogno e realtà, di volontà e possibilità concrete, di anima e pensiero. L’artista è spaccato fra opposti apparentemente inconciliabili, che prova a riunire in un viaggio introspettivo dentro alla persona di Tommaso Paradiso.

E’ un disco estremamente e autenticamente italiano, registrato in Costiera Amalfitana, anche se il titolo suggerisce altro. Space Cowboy altro non è che un tributo a una grande passione del performer (perché, oltre che cantante e musicista è recentemente diventato anche attore), quella dei film western a stelle e strisce. Perché, con parole sue

L’America, per me, è sempre stata un faro. Per gli italiani è sempre stata un sogno.

Insomma, l’ennesimo dualismo fra una provenienza tanto amata, quanto a volte difficile da mandare giù, e l’obiettivo di una vita intera, che però, per quanto bello, non sarà mai come casa.

Space Cowboy, sebbene rappresenti la prima volta da solista per un big come Tommaso Paradiso, è un album già maturo e definito nel suo stile. Certo, alle volte ripetitivo con il suo precedente lavoro, ma che sa farsi apprezzare per quello che è. Menzione d’onore all’unico featuring del disco, con niente nientepopodimeno che Franco126, in Amico vero.

Space Cowboy non convince fino in fondo, ma dai fan della vecchia guarda dei Thegiornalisti sarà molto apprezzato. Ci poniamo una domanda però: qual è il confine tra l’avere uno stile definito e il non rinnovarsi?

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