“Anche le scimmie cadono dagli alberi” segna la nuova vita di Mobrici

da | Recensioni album

Il passato è definitivamente alle spalle. Mobrici torna sulla scena con il suo primo album solista targato Maciste Dischi, Anche le scimmie cadono dagli alberi, e taglia in modo netto il cordone ombelicale con la band che ha dato il via alla sua carriera, i Canova.

Anche le scimmie cadono dagli alberi è l’occasione per smettere di etichettare Mobrici come “quello dei Canova” appunto, perché adesso esiste un solo sentiero, un solo binario da seguire.

Undici brani, tra cui alcuni singoli che abbiamo già avuto modo di conoscere nel tempo, per raccontarsi e farci entrare nel suo mondo. Lo dice bene nel brano che apre l’album, Cantautore. L’idea di vivere nel dolore, ai margini della città, pensare alle cose del passato già morte, con i pensieri che ti bussano per trascinarti a fondo e accorgersi, consapevolmente, di essere rimasto solo.

Povero Cuore si pone come un dialogo. Il cuore dell’artista è distrutto, solitario, almeno nella prima parte del brano. Mobrici è coinvolto in una vera e propria lotta di sopravvivenza dell’anima. Brunori Sas, invece, è il partito di sé stessi, la bandiera più alta del destino. E’ qui che il dialogo si infiamma, si infervora e diviene musicalmente ascendente. Non più taglienti echi, ma profondi suoni.

Scende riesce a rievocare quella serie di drammi mentali con cui tutti (anche chi non lo ammette) abbiamo avuto a che fare. É una di quelle canzoni che ricorda ai meno emotivi che piangere non è poi così male. Anche perché non sarebbe corretto verso noi stessi lasciarci ‘piovere’ dentro. Non è sano lasciare incontrollata una perdita solo perché una o due gocce da sole non fanno abbastanza rumore.

20100 è quella canzone che scrivi a letto, con il vino accanto, la chitarra sulle ginocchia, passando le mani nervosamente tra i capelli. Rievoca sempre qualcosa, in qualsiasi punto tu decida di ascoltare. E’ maledettamente autobiografica, suggestiva, sincera.

Ti ho persa tra un esame e un altro, tra un passaggio dato da qualcun altro,

tra una bevuta di domenica sera, tra un bicchiere di vino e una risata leggera.

E scusami se non sono stato bravo abbastanza da capire al volo

dove andasse la tua vita adesso, ti ho persa sotto una luna piena…

20100 ti urla in faccia pensieri che tutti abbiamo portato o portiamo sul grippone da giorni, mesi, forse anni. Come se bastasse una canzone a far tornare l’altro, come se bastasse renderci conto degli sbagli, come se bastasse far straripare i Navigli con le nostre lacrime e finire sulle pagine de Il Corriere della Sera per questo gesto “eroioco” da un verso, folle dalla’altro.

Anche le scimmie cadono dagli alberi non è solo questo. É il momento esatto in cui Mobrici resta nudo e si immerge nel mare degli stream, questa volta da solo, ma forse più felice, più maturo. Una consapevolezza raggiunta mediante delle perdite, marchiata dalle esperienze passate.

Un buon album d’esordio, da ascoltare con cuffie, felpe con cappuccio, marciapiedi, occhi bassi, per ca**i nostri. Un ascolto da condividere in compagnia solo quando saremo sotto il palco a sgolarci insieme a Mobrici.

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