Mobrici: il racconto del suo “Povero Cuore”, le belle chiaccherate con Brunori Sas e il valore della musica scritta “di pancia”

da | Interviste

Matteo Mobrici è un musicista sensibile, arguto, capace di arrivare dritto al cuore di chi lo ascolta scrivendo dei pezzi che finiscono per essere inevitabilmente dei pugni nello stomaco. “Povero Cuore“, la sua collaborazione con Brunori Sas (uscita lo scorso 21 settembre per Maciste Dischi/Virgin Records/Universal Music Italia), ne è il risultato concreto messo nero su bianco.

Dopo la lunga esperienza con i Canova (2013-2020) e il singolo di debutto/omaggio a Milano “20100“, il cantautore milanese ha fatto quattro chiacchere con Cromosomi per raccontarci il valore dietro “Povero Cuore“, la sua nascita in studio di registrazione, il solido rapporto d’amicizia con Dario Brunori e cosa si aspetta dal ritorno della musica live.

“Povero Cuore” sembra proprio una conversazione tra te e Dario. Domanda di rito: come è nato questo pezzo? 

Ho scritto questa canzone al pianoforte, all’inizio del 2021, dopo aver passato due giorni abbastanza brutti a ridosso di Capodanno. Mi mette sempre un po’ di angoscia quel periodo dell’anno, non so perchè. Ho scritto questa canzone al pianoforte in un modo molto libero e naturale, come sempre d’altronde. Una volta completata, mi sono reso conto che avrei avuto bisogno di un punto di vista esterno e quindi di un’ottica diversa dalla mia, anche per dare una sterzata a questo mio desiderio di ‘far volare il mio cuore oltre le montagne’. Ho subito pensato a Dario, perchè sentivo che mi avrebbe fatto bene affidarmi completamente a lui. Sapevo in cuor mio che avrebbe affrontato bene la tematica che tratto nel pezzo. L’ho chiamato e gli ho detto: ‘Vorrei che completassimo insieme questo brano’. Così è nata una collaborazione inizialmente a distanza, per via delle varie zone rosse. Dopodichè, ci siamo incontrati in Calabria, ci siamo guardati negli occhi e ce la siamo cantata addosso fino ad arrivare alla sua pubblicazione settimana scorsa.

Siete due “artisti di pancia”, come piace dire a me, perchè scrivete delle canzoni che arrivano veramente dritte come un pugno nello stomaco per chi le ascolta. Penso ci sia stata anche una bella sinergia tra voi due.

Si, la verità è che ci siamo rispettati molto. Lui ha scritto la sua parte e non è stata cambiata di una virgola; lo stesso è valso per me. Ci siamo trovati bene fin da subito, ma non era per niente scontato. Qualche mese fa avevo collaborato con Gazzelle e credimi, era stata totalmente un’altra esperienza. Dipende dal ‘match’ che si crea in quel momento, non esiste una formula precisa. Entrambe le collaborazioni mi sono piaciute molto, ma sono completamente diverse. La gestazione del pezzo con Dario è stata più lunga, vuoi per le zone rosse, vuoi per la distanza, ma ci è voluto del tempo perchè si concretizzasse.”

Siete colleghi, ma prima di tutto amici, quindi Brunori è un maestro e un fratello al tempo stesso: un ricordo particolarmente bello della stesura di questo brano con Brunori?

“Guarda, con lui mi ritrovo a parlare di tutt’altro quando ci incontriamo. Si tratta sempre di un confronto tra due persone che parlano di argomenti a volte anche un po’ ‘pesanti’, come il senso della vita e della morte, il passato e il futuro. Quando ci siamo incontrati per ultimare il pezzo, la musica è stata solo una piccola parte di tutto quello che abbiamo vissuto insieme in questi mesi. La canzone sembra che si sia scritta da sola, non ci abbiamo ragionato tanto. Si è calato dentro “Povero Cuore” quando di fatto il brano era già nato. Non puoi immaginare cosa ho provato quando ho ascoltato il provino con la sua parte. Ho sentito che ci ha messo dentro tutto il suo cuore.

Ad un certo punto, tu dici “Non vuoi deluderli, non vuoi deluderti“. La delusione maggiore incontrata in quest anno e mezzo di pandemia?

Il brano, a mio avviso, ha un doppio significato. C’è chi gli ha dato un significato prettamente musicale, ovvero interpretando ciò che canto quasi come se fosse un riferimento alla fine del mio percorso con i Canova. In realtà, è una canzone che racconta la vita. Tutti noi abbiamo un passato, un presente e un futuro. Ci sono tante persone che ti incontrano e che magari dicono ‘Ti preferivo prima’, ma io mi chiedo: prima di cosa? Sono stati due anni di cambiamento molto intensi, la nostra vita ormai può essere divisa tra pre-COVID e post-COVID. Forse è anche per questo che ‘Povero Cuore’ sta toccando così tante corde. Ti ricordi che durante il primo lockdown c’è stato un periodo in cui tutti ascoltavano i grandi classici della musica italiana ed internazionale, per tornare in un certo senso nella ‘comfort zone’ della musica che ascoltavamo da ragazzini? Questa canzone segue dei canoni se così possiamo dire, molto tradizionali e forse è proprio per questo che sta piacendo a tante persone.”

Quali sensazioni speri che lasci questo pezzo nel cuore e nell’animo di chi andrà ad ascoltarlo?

Ciascuna ‘sezione’ del pezzo suscita diverse sensazioni. Nella mia parte, quella iniziale, c’è tanta malinconia. Quando entra Dario, invece, c’è un cambio di registro, una sorta di risveglio in cui mi invita a liberare il mio cuore, ballare, scrivere canzoni d’amore e sentirmi vivo. Infine c’è la fase finale e corale, che da tanta speranza e quasi invita ad abbracciare chi hai al tuo fianco. Le emozioni non si possono creare matematicamente o meccanicamente, te lo assicuro. Questo singolo lo sento fortemente mio, perchè dietro ogni parola per me c’è un volto o una parola.

Dopo una lunga storia d’amore con i Canova, come stai vivendo questo percorso in musica sui tuoi passi, iniziato con “20100“? Ti è capitato qualche commento fastidioso legato al fatto di aver intrapreso un’altra strada, se così si può dire?

Ho sempre scritto tutte le canzoni che sono uscite con la mia band in questi 7 anni. Personalmente, sono sempre lo stesso. Scrivo tutte le mie canzoni con lo stesso trasporto e con un preciso obiettivo in mente: comporre qualcosa che mi faccia smuovere sentimentalmente. Ho ben chiaro il mio percorso in musica, perciò i commenti della serie ‘Eri meglio prima’ onestamente non mi toccano. Capisco al tempo stesso che sia tutto molto fresco, visto che non ho ancora pubblicato un album e non ho ancora portato la mia musica in tour. Posso dirti che finchè ci saranno le mie canzoni e i miei concerti, andrà bene così.

Mi dicevi prima che stai lavorando al tuo primo disco da solista.

Il disco sarebbe dovuto uscire prima dell’estate, ma l’impossibilità di portarlo in giro come avremmo voluto, ha fatto sì che posticipassimo inevitabilmente la sua release. Nel mentre ho scritto altre tre canzoni, ne ho registrate altre e questa settimana dovrei chiudere tutto il progetto per poi iniziare a promuoverlo nei prossimi mesi. L’incertezza che c’era un anno fa non c’è più. Vedendo in questi giorni come si sta comportando la politica con i loro “comizi” in giro per l’Italiaa, penso che la musica tornerà a farsi sentire sotto ogni punto di vista. I concerti non si possono fermare, perchè parlano alla pancia delle persone e rappresentano una forma di svago attraverso la quale liberare le proprie emozioni, come una sorta di valvola di sfogo. Bisogna essere ottimisti ragazzi, senza piangersi addosso. Ci vuole speranza.

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