Sotto Cassa tutto passa, parola di Carl Brave

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L’artista romano torna con Sotto Cassa, un disco per i nostalgici delle serate techno in giro per i club.

Sono cambiati i tempi. Le serate techno di una volta, quelle con la cassa dritta che ti spappola il cervello, le scazzottate fuori dalle discoteche, l’alcol scadente e le file chilometriche solo per parcheggiare non esistono più. La pandemia ci ha tolto tutto, anche quella sana dose di disagio notturno di cui ognuno di noi ha bisogno. Questo è ciò che lamenta un nostalgico Carl Brave nel video-trailer di lancio, girato insieme ai The Pills, del suo ultimo disco Sotto Cassa. A meno di un anno di distanza da Coraggio l’artista romano sforna un nuovo album totalmente sperimentale uscendo dalla sua comfort zone, quella dell’indie. Ma d’altronde, come dicevamo, i tempi sono cambiati.

Il disco di fatto si compone di 6 brani a sfondo “techno”, ognuno accompagnato dalla propria breve versione acustica (skit), per un totale di 12 tracce. Questi “alter-ego” dei pezzi principali non sono una novità per Carle Brave che spesso, soprattutto sul proprio profilo Instagram, regala ai fan nuovi arrangiamenti dei suoi principali successi. Anche in questo caso l’idea funziona e permette di giudicare le varie canzoni a 360° potendole osservare da diversi punti di vista.

Romanità

Il fil rouge che lega tutti i lavori di Carl Brave è la romanità, fortemente presente anche in Sotto Cassa. I luoghi più iconici della Capitale (il Raccordo Anulare, Via del Corso, Piazza Trilussa solo per citarne alcuni) sono ancora il principale teatro delle storie raccontate dall’artista che fotografa come al solito scene di vita quotidiana. Anche i featuring rispecchiano questa prerogativa: oltre a Myss Keta e Speranza presenti in Matrimonio Gipsy, singolo che ha anticipato l’uscita del disco, troviamo solo romani doc nel resto dell’album come Gemitaiz, Pretty Solero e Ketama 126.

Sotto Cassa è un EP inaspettato, sia perché annunciato a sorpresa qualche giorno prima della sua uscita sia perché strutturato su un concept tutt’altro che scontato. Come tutte le novità a un primo ascolto l’effetto è abbastanza destabilizzante. Un disco che necessita di essere ascoltato ed esplorato a fondo, che non passa inosservato ma che rischia di perdere hype più in fretta del previsto. Se la scelta discografica, lungi dal voler cavalcare le facili mode del momento (leggasi reggaeton), è senz’altro apprezzabile, è necessario più di qualche ascolto prima di metabolizzarlo a pieno. Ma non è detto che basti.

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