Te lo ricordi il primo di Baustelle? “Sussidiario illustrato della giovinezza”

da | Apr 23, 2020 | News

È il 1980, e Bennato canta Sono solo canzonette: consci di quanto non lo fossero, applichiamo oggi la stessa metrica a Sussidiario illustrato della giovinezza. Sussidiario illustrato della giovinezza, Il disco di debutto dei Baustelle,  fa capolino dallo stipite del nuovo millennio appena vent’anni dopo, mimetizzandosi dietro una patina di superficialità accuratamente progettata: l’accoglienza è […]

È il 1980, e Bennato canta Sono solo canzonette: consci di quanto non lo fossero, applichiamo oggi la stessa metrica a Sussidiario illustrato della giovinezza.

Sussidiario illustrato della giovinezza, Il disco di debutto dei Baustelle,  fa capolino dallo stipite del nuovo millennio appena vent’anni dopo, mimetizzandosi dietro una patina di superficialità accuratamente progettata: l’accoglienza è sin da subito entusiastica, facendone un vero e proprio cult del suo tempo. E visto che i riferimenti alla cultura dello spettacolo si sprecano, proviamo a dare un’interpretazione spensierata attraverso alcuni capi saldi della musica del loro tempo. 

Vol.Uno (un po’ alla Brunori, ma dieci anni dopo)

Prodotto da Baracca&Burattini, Sussidiario illustrato della giovinezza è denso di riferimenti al cantautorato italiano e nasce come un agglomerato di influenze new wave e pop anni ’60. Profondamente informato dal genere dell’exotica, il lavoro si incastona perfettamente nel panorama dell’indie rock italiano al fianco dei quasi coevi Afterhours: indubbi i riferimenti alla musica elettronica e all’easy listening che lo rendono tutt’oggi uno dei progetti più controversi della musica italiana. 

L’ascolto ci guida attraverso sonorità dal gusto velvet, dai tratti sincopati e psichedelici: l’obiettivo dichiarato è quello di sdrammatizzare la complicata esistenzialità adolescenziale attribuendo al Sussidiario la sua riconoscibile nota scanzonata e solo apparentemente corriva. 

Cominciamo da “Wow” (ma non dei Verdena)

Come sei finito a Rimini con le signore bikini?

Le radioline cantano la pubertà

Il disco si apre con Le vacanze dell’ottantatrè, in cui veniamo direttamente catapultati nell’interfaccia in pixel art di un vecchio videogioco; l’intro sintetica saltella tra un orecchio e l’altro in una contraffatta atmosfera fantascientifica. Divisa in tre tempi la canzone parte introspettiva con un intervento solistico di Francesco Bianconi; attraversa un inframezzo dalle tinte bossa nova in cui incontra Rachele Bastreghi convergendo in un pezzo dolceamaro dall’odore muschiato, tipicamente prepuberale.

La corposa batteria di sottofondo amplifica l’efficacia di un testo curatissimo, nostalgico e acerbo e il brano esaurisce nell’usura artificiale di un giradischi. Segue Martina, filastrocca dannata in cui sesso e morte si intrecciano a petulanti coretti dal sound pop. Sadik ci disegna un sorriso sulle labbra con i suoi lalalala fino circa alla seconda metà: qui le note struggenti dei violini fanno da contraltare a due voci concitate, amanti, che si dividono il piacere in un’alcova noir dallo stile fumettistico.

In Noi bambine non abbiamo scelta è ancora più evidente la contraddizione fra un testo violento e la sua lieve controparte sonora: non esistono conseguenze, ogni cosa è superficiale, retrò, sopravvalutata.

Riassumeva bene Dalla nel ’76, con “Disperato erotico”

Avrei bisogno di scopare con te

Tremavo un po’ di doglie blu

E di esistenza inutile

Vibravo di vertigine

Di lecca-lecca e zuccheri

Eccezionale, Gomma apre la tripletta d’oro del cd. Fra le canzoni più ascoltate del gruppo di Montepulciano, il pezzo riflette una gioventù già allora perduta, idealista e mai davvero compresa: ogni parola è uno stiletto precisissimo che fissa al muro dei ricordi sprazzi di una vita ormai vissuta, postuma, irrecuperabile. In coda La canzone del parco, particolare per l’andatura a singhiozzo che la caratterizza lungo tutta la sua considerevole estensione; parossistica, la sillabazione fa della performance una riflessione ingenua all’insegna del condizionale. Estremamente immaginifica anche La canzone del riformatorio: protagonisti tossicodipendenti si lasciano rapire dalla moda dell’esterno giorno in un’atmosfera rarefatta ed esagerata, dal taglio cinematografico, che confluisce anche nella traccia seguente.

E dolcemente ti ho regalato la mia violenza

Il mio attimo di gloria

E adesso mi manchi te lo giuro

Le sogno la notte le tue grida

Cinecittà non è altro che questo, e basta e avanza: un’elegante pièce erotica interpretata non da Bastreghi ma dall’attrice Camilla Filippi in un crescendo di citazioni colte dai contorni pungenti e autoironici. Penultima Io e te nell’appartamento, lirica sul desiderio animale di conoscersi alla svelta, “come i cani”, che volteggia su vaghi richiami a Cucurrucucú paloma; chiude Il musichiere 999 che ricama un intrico di amore e di violenza sulle note di un organetto artificiale che sfuma dolcemente.

Si direbbe una rassegna di “Peccati di gioventù”

Vincitore del “Premio Fuori dal Mucchio” come miglior album d’esordio, Sussidiario illustrato della giovinezza dipinge un fondale interpretativo potentemente autentico della gioventù anni ’80. Immergendoci in un flusso d’incoscienza, i Baustelle si fanno portatori sani di una complessità che non ci è dato di approfondire: l’ascoltatore si aggrappa allo sfrigolìo di parole desuete che, spie di una ricerca lessicale senza paragoni, ora garbate ora destabilizzanti si misurano con linguaggi inediti.

Fra droghe sintetiche e platani con incisione di cuori, all’ombra del bar Élite a farla da padrone sono le foglie ultime, introspettive, fuori dal coro: attualissime nel loro distanziamento sociale, le ritrovi nell’angolo sbrecciato del cortile della scuola. Nelle loro bocche, mille fra gomme americane e sigarette. Nelle loro teste… chissà.

La Playlist di Cromosomi