“ROSE NERE” di Mida: il fascino inconsueto del non detto

da | Ott 28, 2026 | Recensioni singoli

Nel territorio ambiguo in cui la bellezza incontra la malinconia, nasce una rosa nera. Inquieta, difficile da decifrare e meravigliosa a modo suo.

Mida, classe 1999, nasce a Caracas e cresce a Milano. A 16 anni entra nella Blocco Recordz di Emis Killa e intraprende un percoso indipendente che lo vede pubblicare i primi singoli a cui poi succederanno le prime collab con Nicola Sicilliano, Olly e infine l’accesso alla finale di Sanremo Giovani. Nel 2023 entra nella scuola di Amici e l’anno successivo pubblica il primo EP “IL SOLE DENTRO”. A tutto questo seguiranno le release di altri brani, tra cui “Semplicemente” con Sarah Toscano, sigla per la serie Netflix “Riv4li”.

Tutto ci dà spunto per pensare che stiamo ascoltando una nuova fase musicale, alla ricerca del proprio Io. Ecco dunque che, venerdì 23 ottobre, ci regala ROSE NERE, nuovo singolo accompagnato dal video musicale ufficiale, dopo “Canzone d’amore” e “Un bel casino”.

La rosa ha una struttura concentrica, quasi come se desiderasse custodire qualcosa al proprio interno. Ogni petalo, difatti, ne rivela un altro, ma il centro rimane raccolto, protetto, quasi irraggiungibile.

“Io ti ho portato rose nere…”

Se la rosa è nera, questa sensazione si intensifica: nasce nel territorio ambiguo in cui la bellezza incontra la malinconia. Inoltre non possiede l’innocenza di una rosa bianca né la dichiarata passione di una rosa rossa. È più inquieta e difficile da decifrare, come se volesse raccontare una storia non dichiarata.

“… Tu le hai tenute con le mani sulle spine”

Ad ogni modo ne ammiriamo i petali, ci lasciamo incantare dai colori, dal profumo, dalla delicatezza delle forme, ma spesso dimentichiamo che tutto ciò che è vivo possiede anche una parte capace di ferirci.

Le spine sembrano una contraddizione, eppure possono coesistere col concetto di bellezza.

Possono rappresentare le nostre difese: il silenzio con cui proteggiamo ciò che sentiamo, l’orgoglio con cui mascheriamo una mancanza, la distanza che imponiamo proprio quando vorremmo qualcuno più vicino, “l’inizio di un film che non ha lieto fine”.

“Per averti farei carte false.”

“Tu sei tutto quello che non sono e vorrei”: a volte feriamo non perché non sappiamo amare, ma perché non abbiamo ancora imparato a farlo senza paura. Altre volte, invece, feriamo perché non siamo disposti ad assumerci la responsabilità dei nostri sentimenti, mentre “tu hai l’anima pura”.

Gue nella sua versione di “Rose Nere”, confessa che

“Ti han detto che sono un bastardo e
lo faccio di mestiere.
Non so nemmeno io perché
che cosa mi succede.
Volevo anche scusarmi si, una di queste sere
ma ti ho portato solo rose nere”

Mida ammette che “tu sai tutti quanti i segreti che ho, non mi fanno dormire”

La rosa nera è un non detto.

Non necessariamente un segreto o una morte di un sentimento, piuttosto uno spazio intimo che non può essere raggiunto facilmente, che richiede uno sguardo accogliente per rivelarsi. Tale da chiederci “cosa vedi quando guardi nei miei (occhi)?”.

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