“Il secondo album è sempre il più difficile, nella carriera di un artista“, lo diceva Caparezza nel 2003. Il secondo album può essere consacrazione o crisi, può far esplodere una carriera o affossarla al cospetto delle promesse dell’album d’esordio.
La paura in tasca è il secondo album di Anna Castiglia e, se abbiamo imparato a conoscerla un po’, avrà pensato a tutto questo (e pure parecchio) e avrà deciso di metterci sopra, come al solito, la sua coperta di Linus: l’ironia.
Il disco esce a ridosso dell’ingresso nella stagione autunnale, come a volerci ricordare che Anna è una cantautrice siciliana ma non estiva.
Due anni fa Mi piace ha vinto il premio Tenco come miglior opera prima, ed è inevitabile che questo accenda qualche riflettore di aspettativa e sano interesse sulle prossime uscite di Anna Castiglia. Quantomeno speriamo che il secondo album basti a non farla più presentare come “artista emergente”.
Innanzitutto La paura in tasca è un album vero. Non una raccolta di singoli sparsi negli anni, non una rivisitazione di brani già usciti, cover e cose così. 2 canzoni erano già uscite come singoli (una soltanto un paio di settimane fa), le altre 9 nascono insieme all’album.
La paura in tasca ha più sfaccettature sonore e qualche parola in meno, è più ricco nella produzione e più semplice da seguire nei testi, sempre interessanti ma più sintetici.
Se abbiamo imparato a conoscerla e apprezzarla come paladina in difesa del cantautorato e come catanese trapiantata a Milano, in questo disco Anna Castiglia mette da parte la volontà di presentarsi e lascia al centro solamente la voglia di fare e di essere.
La sensazione è che nella realizzazione del disco, Anna abbia avuto intorno un po’ di amici che le dicevano “queste 6 parole le teniamo, queste altre 15 le togliamo”. Il bello è che ciò che resta basta e avanza per avere testi profondi, intelligenti, emozionanti. Di qualità e talento, insomma, Anna Castiglia ne ha da vendere (letteralmente; potrebbe iniziare una carriera parallela come autrice).
Molto interessante anche l’identità visiva dell’album, che gioca con la carta e con le ombre: a volte oggetti molto piccoli sembrano grandi e spaventosi a causa della loro ombra. Una bella metafora sulla paura.
La tracklist di La paura in tasca di Anna Castiglia
- Insisto perchè esisto
- Niente di me
- Alito Sonoro
- Se ti guardo come gli altri
- È tanto che non dico ti amo
- Ho finito i pezzi latin
- La nuova stagione
- Scema
- Mirò
- Coppia che abbaia
- La paura in tasca
Mirò e Niente di me erano già usciti come singoli, dando un assaggio delle intenzioni di Anna Castiglia per il suo nuovo album. Un assaggio che in nessun caso avrebbe potuto far immaginare la varietà che si trova negli 11 brani di La paura in tasca.
Insisto perchè esisto
Ha un qualcosa di folk, di quel folk che si può trovare come contaminazione nei pezzi dei Tiromancino o dei Negrita.
Alito Sonoro
Sembra un pezzo scritto da Colapesce e Dimartino, invece Anna Castiglia l’ha scritto nel 2017, quando non aveva ancora compiuto 19 anni. Un dettaglio che la dice lunga sul suo talento e la sua qualità. La scelta di pubblicarlo adesso nel suo secondo album forse è più casuale che strategica, ma probabilmente è il momento migliore per apprezzarlo appieno, dopo aver conosciuto meglio Anna con altre canzoni. La conversazione finale con Valerio Lundini è una presa di posizione: dobbiamo ritagliarci il tempo per il cazzeggio, senza skipparlo. Un po’ come regalarsi di tanto in tanto 3 minuti solo per noi, per guardare la lite tra Mosca, Sgarbi e Squitieri al processo di Biscardi, ad esempio.
Se ti guardo come gli altri
La canzone nel complesso è stupenda, forse la migliore del disco. Ma il testo riesce a farsi apprezzare ancora di più. Oltre ai complimenti non c’è nient’altro da dire.
“solitudini accoglienti
ho trovato dopo te
e mi avvolgo nei ricordi
ma stavolta senza piangere
ti regalo un’attenzione
ma non voglio che la scarti
e tu non strapparti gli occhi
se ti guardo come gli altri
ma quando finisce
un’amore di troppo
che ti ruba il silenzio
quando vuoi stare zitto
puoi solo aspettare
che la vita lo sotterri
e raccogliere i germogli
di una pianta a fiori secchi
e se poi la tentazione di scavare
diventa troppo grande
taglio a pezzi le mie dita
perché ho voglia di toccarti
ma quando finisce
un amore di troppo
che ti lascia in silenzio
quando vuoi dire tutto
puoi solo aspettare
ho allagato le montagne
quando ho visto che mi manchi“
È tanto che non dico ti amo
Un pezzo esotico vecchio stile ispirato alla Vanoni nel suo periodo saudade? Sì, c’è tutto: la voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria. Con una spolverata di ironia e strafottenza verso il mondo maschile (che male non fa).
Ho finito i pezzi latin
Dire che non si vuol più fare una cosa per avere la scusa di farla un’ultima volta: il trucco più antico del mondo. Come l’ultima sigaretta di Zeno, l’anima latineggiante di Anna troverà sempre il modo di farsi bramare a tal punto da farla cedere alla tentazione. Come anche la voglia di ironizzare sul mondo e su sé stessa, qui rappresentata dalla parte finale in cui Anna si fa perculare dai Selton.
Essere capaci di mescolare sacro e profano, alto e basso, serio e faceto: una dote che contraddistingue i migliori cantautori. Basta questo verso di Anna Castiglia per confermare che appartenga a quella categoria:
“si è svuotato il serbatoio dell’appropriazione culturale
troverò un altro territorio da occupare
da brava occidentale“
La nuova stagione
Ed eccoci di nuovo qui, riuniti a chiederci perché Anna Castiglia abbia aspettato così tanto prima di pubblicare un pezzo scritto a soli 18 anni. In ogni caso, anche stavolta le è andata bene: ascoltare questa canzone oggi, dopo che le app di dating sono riuscite nell’impresa di trasformare la promessa di semplificarci la vita sentimentale in una fonte inesauribile di fatica, frustrazione e piccoli traumi, fa decisamente un altro effetto.
Scema
Il pezzo più Anna Castiglia che troverete nell’album. Il tempismo nel pubblicarlo a pochi giorni dall’impressionante dibattito tra due giganti del pensiero come Tajani e il suo temibile avversario Vannacci, è francamente pazzesco. Forse Anna sa qualcosa che noi non sappiamo. Forse è capace di prevedere il futuro. O forse il futuro con questi personaggi non è troppo difficile da immaginare.
Coppia che abbaia
La nuova stagione, ma revisionata dopo una decina d’anni e di relazioni viste e vissute. Le relazioni a cui ci hanno abituato, una sorta di promemoria degli errori da non fare.
La paura in tasca
La canzone che dà il titolo all’album nasce da un vecchio ritornello. Nei nuovi versi finiscono anche episodi della vita recente di Anna: la scrittura diventa così un modo per trasformare la pressione in materia creativa.
La presentazione di La paura in tasca con Auroro Borealo
Prima di ascoltare alcuni dei nuovi pezzi dal vivo nella splendida Cascina Nascosta in Parco Sempione, Anna Castiglia sceglie un intervistatore d’eccezione per presentare il nuovo album: Auroro Borealo.
Si parte da una parola che torna spesso nelle sue canzoni: coerenza. È un concetto che dice di vivere con una certa insofferenza, soprattutto quando viene trasformato in un obbligo: nel mondo della musica, spiega, essere coerenti significa spesso anche essere riconoscibili, non cambiare, rimanere fedeli a un’immagine. Ma lei rivendica il diritto di cambiare, anche quando il cambiamento può deludere o spaventare gli altri.
La difficoltà, però, è anche personale. Essendo cresciuta come una persona abituata a fare le cose “bene”, ammette di faticare ad accettare di poter contraddire ciò che aveva detto o pensato in precedenza. La ricerca di coerenza diventa così una fonte quotidiana di ansia: chiedersi se quello che si fa corrisponde davvero a quello che si pensa, fino a domandarsi se sia necessario rinunciare a determinate piattaforme musicali, ad esempio, o comportamenti. Una risposta definitiva non l’ha trovata. La scrittura, più che offrire soluzioni, le serve per fermare un momento di questo percorso e trasformarlo in una canzone.
Da qui arriva anche il titolo del disco, La paura in tasca
La paura, dice, è qualcosa di molto diverso dall’ansia: la prima è una componente profonda e quasi originaria dell’essere umano, mentre l’ansia si costruisce anche attraverso la cultura e le aspettative sociali. Il suo obiettivo è rendere la paura “tascabile”: qualcosa di concreto, piccolo, sempre presente, che ogni tanto può dare un pizzicotto, suggerire di fermarsi oppure spingere a fare qualcosa.
Anche la copertina segue questa idea: le sagome delle paure sembrano enormi quando vengono proiettate sullo sfondo, ma in realtà sono piccole. Il messaggio è che la paura può diventare una presenza con cui convivere, invece di qualcosa da ignorare fino a quando non esplode.
Nel disco entrano anche le aspettative sociali. Dopo la vittoria della Targa Tenco per il miglior esordio, la pressione per il secondo album è arrivata immediatamente: alla soddisfazione è seguito il pensiero di dover fare qualcosa di migliore. Gran parte di questa pressione, dice, non viene però direttamente dall’esterno: è lei stessa a immaginare le aspettative degli altri.
Le rappresenta attraverso tre “sorelle”, una sorta di Trio Lescano. La prima incarna le aspettative di una generazione precedente: il lavoro stabile, la famiglia, il matrimonio. La seconda rappresenta quelle della sua generazione: essere corretti, inclusivi, attenti a come si parla e a cosa si mangia, impegnati sulle cause giuste. La terza riguarda invece l’aspetto estetico: essere attraenti ma non volgari, semplici ma non trasandati. Sono aspettative diverse che finiscono per sovrapporsi e diventare una forma di pressione continua.
Tra le canzoni, la sua preferita è Mirò, la prima su cui il gruppo ha lavorato: secondo lei ha definito il metodo con cui sarebbe stato costruito tutto il disco, lasciando che ogni brano trovasse la propria forma senza cercare di forzarli tutti nella stessa direzione.
Quella che si è divertita di più a scrivere è invece Ho finito i pezzi latin, una canzone ironica nata anche dalla constatazione che nel nuovo album ci sono meno elementi latin rispetto al primo. Il brano gioca proprio sulla paura di perdere ciò che il pubblico associa a lei.
Più complicata è stata la lavorazione di Niente di me, che ha avuto diverse versioni, e soprattutto di Alito Sonoro. Quest’ultima risale al 2017, quando aveva 18 anni, e per inserirla nel nuovo disco è stato necessario modificarla e riportarla al presente. È uno dei brani su cui il gruppo ha lavorato di più.
Il filo che tiene insieme il disco sembra quindi essere non tanto la ricerca di una risposta quanto la possibilità di stare dentro alle proprie contraddizioni: avere paura, cambiare idea, sentire il peso delle aspettative e provare comunque a trasformare tutto questo in qualcosa di creativo.
Le date del tour autunnale di Anna Castiglia
- 5 Novembre – Torino – Hiroshima Mon Amour
- 12 Novembre – Firenze – Combo Social Club
- 13 Novembre – Roma – Largo Venue
- 20 Novembre – Bologna – Locomotiv Club
- 25 Novembre – Milano – Santeria Toscana 31
- 26 Novembre – Milano – Santeria Toscana 31
- 2 Dicembre – Napoli – Teatro Bolivar
- 4 Dicembre – Lecce – Officine Cantelmo
- 5 Dicembre – Molfetta (BA) – Eremo Club
- 10 Dicembre – Palermo – I Candelai
- 18 Dicembre – Roncade (TV) – New Age Club
- 29 Dicembre – Catania – Teatro Metropolitan









