Se cercavate una serata prevedibile, ieri dovevate stare a casa e guardarvi un film sul divano. Il Flowers Festival di Collegno ha preferito fare di testa sua con un’accoppiata in scaletta decisamente insolita e coraggiosa e che metteva l’uno di fianco all’altro due artisti che apparentemente non condividono nemmeno lo stesso codice fiscale. Da una parte la dolcezza intima, pop e a tratti commovente di faccianuvola, dall’altra la follia colta, cinica e travolgente di Tutti Fenomeni.
Faccianuvola, ti vogliamo proprio bene
Quando sale sul palco faccianuvola scatta subito l’effetto “peluche”: impossibile non volergli bene. Si presenta visibilmente emozionato, con la gioia pura di un bambino a cui hanno appena regalato il suo giocattolo preferito e quelle mega cuffie calate in testa, diventate ormai il suo marchio di fabbrica. Un po’ come i baffi per Franco126 o il tatuaggio leopardato per Elettra Lamborghini.
Ad accoglierlo c’è una scenografia vintage in pieno stile VHS che spara sui maxischermi una massiccia dose di nostalgia e innocenza retrò. Finita l’intro bastano due accordi per far scatenare l’intero parterre e creare una sensazione di familiarità anche tra sconosciuti. Si parte a tremila con “portami a ballare in primavera” e si finisce a cantare a squarciagola la meno recente “guance rosse occhi blu”. La vera mossa da k.o., però, è stata un brano inedito droppato a sorpresa in anteprima assoluta. Alessandro (vero nome del cantante ndr.) ha quasi voluto mettere le mani avanti dicendo “È un pezzo un po’ diverso dal solito, spero che vi piaccia”. Impossibile non innamorarsi subito della canzone.
E per il colpo di grazia finale ai cuori più sensibili, una splendida cover di Cuccurucucù introdotta dalla voce registrata di Franco Battiato che ha reso il parterre un perfetto dancefloor anni ’80. Praticamente un attentato emotivo per far scendere la lacrimuccia anche ai più duri.
Tutti Fenomeni e l’arte del caos, tra cantautorato e maranza
Giusto il tempo di riprendere fiato e lo show cambia musica, letteralmente. Sale sul palco Giorgio Quarzo Guarascio, in arte Tutti Fenomeni, e chi ha già visto un suo live sa benissimo che sta per entrare in una dimensione parallela: da una parte sviscerate filosofiche da intellettuali, dall’altra una spietata e ironica satira dei giorni nostri.
Come un perfetto professore di filosofia, apre le danze recitando il monologo “La felicità del cane”, ma se pensavate di essere finiti a un convegno per intellettuali annoiati, non avete capito nulla. Un secondo dopo Giorgio manda in tilt l’autotune facendo sembrare che Alvin dei Chipmunks abbia preso il controllo della regia audio, per poi muoversi come un equilibrista tra i pezzi di “Merce funebre”, “Privilegio raro” e l’immancabile “Lunedì”.
Il vero capolavoro della serata si consuma però durante “Mao”. Invece di seguire il testo originale (“e per contrastare l’ignoranza inventeremo una danza”), ha deciso di fare un upgrade sociologico cantando “e per contrastare l’ignoranza abbracceremo un maranza”. Genio assoluto.
Da lì in poi è anarchia pura. Tutti Fenomeni trascina tutti in un vortice di caos totale urlando il mantra “io detesto i cantanti” alternandolo a pezzi di De Gregori, Achille Lauro e Venditti (con tanto di dedica speciale “auguri a tutti i maturandi”). Il finale sulle note di “Love is not enough”, cantata a squarciagola da tutta la platea, ci regala quel brivido perfetto per chiudere la serata, convinti che per una sera forse love is enough per davvero.










