Franco126, un Pinot Nero maturato da Dio

da | Feb 1, 2026 | #Cromosomiintour

C’è un momento, crescendo, in cui smettiamo di rincorrere i ricordi e iniziamo semplicemente a tenerli con noi. Senza stringerli troppo, senza paura che scappino. Franco126 oggi abita esattamente quello spazio.

Cos’è successo in questi anni? Cosa ha trasformato un quasi trapper in custode e narratore low-key della nostra nostalgia? È cambiato Franco126 o siamo cambiati noi?

La risposta più scontata è anche la più realistica: siamo cambiati tutti.

Nel concerto a Milano si capisce in fretta il mood, già da prima del concerto. In attesa dell’arrivo di Franco126, dalle casse arrivano soltanto pezzi classici di cantautorato italiano, con “A mano a mano” come punta di diamante cantata da tutto il pubblico. Franco126 chiarisce anche nei piccoli dettagli chi è oggi e cosa vuole trasmettere.

La scenografia è curata, sognante e alleggerita dalla presenza ironica di Zoltar126, una sorta di oracolo virtuale.

Franco126 a Milano: sembra di vivere in una cartolina

Se qualche anno fa le canzoni di Franco126 erano ricordi freschi di un passato che ci sfuggiva dalle mani, oggi hanno un sapore diverso. Oggi sono una fotografia un po’ più sbiadita che osserviamo con più affetto che malinconia. Sono momenti che sappiamo aver goduto nel tempo giusto, senza più quella foga istintiva a volercisi rituffare dentro.

C’è chi la chiama maturità, diventare adulti, altre banalità simili. Forse la definizione più adeguata si avvicina all’essere in pace con sé stessi.

Il sound dell’Alcatraz è eccezionale: in qualsiasi punto si riesce ad ascoltare benissimo e a comprendere sempre le parole, mai sovrastate dagli strumenti. Un dettaglio non di poco conto.

Nella scaletta c’è un momento preciso in cui sembra di ascoltare brani di Achille Lauro in una versione migliorata: precisamente nella coppia “Maledetto tempo” – “Vampiro”. 

L’assenza di “Frigobar”, peraltro dopo averla fatta pregustare al pubblico, è un oltraggio bello e buono, non lenito neppure dalla comparsa a sorpresa di Ele A per “Occhi ingenui”.

Parlare di Franco126 senza menzionare Carl Brave è pressoché impossibile. Il periodo condiviso è stato tanto importante per lo slancio iniziale di Franco126 quanto per comprendere cosa non voleva diventare.

La scaletta lascia infatti spazio anche al periodo di “Polaroid”, seppur con un cameo risicato: un medley di “Solo guai” e “Sempre in due”.

Due acini d’uva dello stesso vigneto che sono finiti in bottiglie diverse

Carlo ha scelto di evolversi in uno Champagne Blanc de Noir, una bollicina festaiola e leggera adatta a rinfrescare qualsiasi frangente.

Federico è diventato un Pinot Nero caldo e avvolgente, fatto di aromi più evoluti e complessi, che accompagna momenti di profondità e non si presta ad essere consumato in fretta e furia.

Due modi diversi di valorizzare una grande qualità.

L’ultima parte del concerto è una raffica di pezzi perfetti, che spiegano meglio di qualsiasi racconto perché un Alcatraz così strapieno non si vedeva da tempo.

  • “Blue jeans”
  • “Stanza singola”
  • “Ieri l’altro”
  • “Futuri possibili”
  • “Brioschi”

Metterli in una classifica è difficile, legarli a qualche ricordo è invece fin troppo semplice.

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