Alcune canzoni resistono al tempo. Non perché rimangano identiche, ma perché riescono a cambiare pelle senza perdere l’anima. XXDONO, la nuova versione di “Perdono” firmata da Tiziano Ferro insieme a Lazza, funziona esattamente così. Non è un’operazione nostalgia, né un remix costruito per cavalcare l’effetto revival. È piuttosto un dialogo tra due generazioni musicali che parlano linguaggi diversi ma condividono la stessa urgenza emotiva.
Prodotto da NKO e Zef e registrato a Los Angeles, il brano prende l’essenza di “Perdono”, uno dei pezzi che ha cambiato il pop italiano nei primi anni Duemila e la trascina dentro il presente, tra sonorità urban, atmosfere R&B e una scrittura più cruda. Il risultato è una traccia che suona moderna senza inseguire mode, dimostrando quanto Tiziano Ferro fosse già avanti rispetto al panorama italiano dell’epoca.
Nel 2001 l’R&B in Italia era ancora un territorio poco esplorato. Oggi, invece, quelle influenze convivono naturalmente con rap e urban. XXDONO mette in evidenza proprio questo. Infatti alcune intuizioni di Tiziano Ferro sono diventate il linguaggio dominante della musica italiana contemporanea. E accanto a lui, Lazza sembra la scelta più naturale possibile.
La forza della collaborazione non sta soltanto nell’incontro tra due nomi enormi della scena italiana, ma soprattutto nel contrasto che riescono a creare. Tiziano Ferro resta fedele alla vulnerabilità originale del brano, il perdono come gesto difficile, quasi doloroso, ma necessario per salvarsi. La sua voce mantiene quella malinconia calda che ha reso “Perdono” un classico generazionale, ma oggi appare ancora più consapevole, meno ingenua, più adulta.
“Regalami un sorriso, io ti porgo una rosa” continua a essere una delle frasi più iconiche della sua scrittura. Dentro quella frase c’è il bisogno disperato di ricominciare, di riparare qualcosa dopo aver sbagliato. Ed è forse proprio questo il motivo per cui il pezzo riesce ancora a colpire, parla di fragilità senza vergognarsene.
Da “Perdono” a “XXDONO”: perché il duetto tra Tiziano Ferro e Lazza funziona davvero
Lazza, invece, entra nella traccia rompendo l’equilibrio emotivo con barre più dure e personali. La sua strofa non cerca di imitare il mondo di Tiziano Ferro, ma lo attraversa con il proprio linguaggio. “Chiedo scusa ma non chiedo scusa” è già un perdono che non è più soltanto redenzione, ma anche conflitto interiore, orgoglio, autodifesa.
Nei suoi versi convivono immagini fredde e violente come “iene, squali e barracuda”insieme a un senso costante di inquietudine. Lazza racconta il successo come qualcosa conquistato a fatica, quasi con rabbia, e dietro l’estetica luxury lascia emergere crepe molto più profonde. “Ho il nodo in gola ogni volta che scocchi”, resta solo la paura del tempo che passa.
Ed è proprio il tempo il vero protagonista nascosto di XXDONO. Non solo perché il brano arriva venticinque anni dopo l’originale, ma perché tutta la canzone sembra interrogarsi su ciò che resta delle persone quando crescono. La versione del 2001 aveva l’urgenza acerba di chi chiede scusa per essere accettato. Questa, invece, suona come la riflessione di chi ha vissuto abbastanza da capire che certe ferite non spariscono mai davvero.
XXDONO non prova a sostituire “Perdono”. Sarebbe impossibile. Ma riesce in qualcosa di più difficile, darle una seconda vita credibile, intensa e umana. E in un’epoca in cui molte operazioni revival sembrano costruite soltanto per accumulare streaming, questa collaborazione riesce davvero a lasciare qualcosa.










