Nesli, andare avanti senza dimenticare “Un giorno dopo l’altro”

da | Set 21, 2026 | Recensioni singoli

Dimenticare non è sempre sinonimo di ricominciare. Nel nuovo singolo “Un giorno dopo l’altro”, Nesli parte da una notte di solitudine per raccontare quello che rimane quando una persona se ne va. Ricordi, oggetti, domande e una certezza difficile da accettare. Il passato non scompare, cambia semplicemente posto.

A volte andare avanti non significa lasciarsi tutto alle spalle. Significa imparare a camminare con quello che è rimasto. È da questa consapevolezza che sembra nascere Un giorno dopo l’altro, il nuovo singolo di Nesli, pubblicato il 18 settembre per Universal Music Italy e prodotto da Simone Borrelli.

Nesli sceglie ancora una volta un terreno che conosce bene, quello delle emozioni raccontate senza bisogno di renderle più grandi di quello che sono. Questa volta, però, al centro non c’è semplicemente la fine di un rapporto. C’è quello strano momento successivo, quando la vita ha già ripreso a muoversi ma alcune cose sono rimaste ferme esattamente dove erano.

Una fotografia chiusa in un cassetto. Un biglietto ancora appeso al muro. Due dettagli apparentemente insignificanti diventano quasi le coordinate della canzone. Ci piace pensare che sia proprio qui che Un giorno dopo l’altro trovi la sua parte più riuscita. Non nell’idea romantica di un passato da recuperare, ma nella normalità con cui certi ricordi continuano ad abitare le nostre giornate anche quando pensiamo di averli superati.

E se le cose fossero andate diversamente?

Nesli costruisce il brano intorno a una serie di possibilità. Cambiano le circostanze, cambiano gli incontri, cambia persino la storia che immaginiamo per noi stessi. Eppure, alla fine, alcune identità sembrano resistere a tutte le versioni alternative della vita. “Sarei comunque io” diventa così molto più di una risposta sentimentale. È quasi una presa di posizione. Possiamo cambiare città, persone, abitudini e direzioni, ma esistono esperienze che finiscono inevitabilmente per entrare nel modo in cui siamo fatti.

Anche la domanda “Mi riconosceresti?” arriva con una semplicità che colpisce. Basta immaginare due persone diventate estranee alla stessa fermata dell’autobus per aprire uno scenario enorme. Quanto resta di qualcuno dopo anni di distanza? E quanto di quella persona continua invece a vivere dentro di noi? È probabilmente questo il punto in cui il singolo riesce a essere più universale senza perdere intimità.

Dimenticare non è l’unico modo per ricominciare


Spesso si pensa che andare avanti significhi dimenticare. Ma spesso non è così. Un giorno dopo l’altro non cerca una soluzione definitiva alla nostalgia e non promette guarigioni improvvise. Accetta qualcosa di molto più scomodo. Alcune persone restano anche quando non fanno più parte della nostra quotidianità.

Il titolo stesso racconta un movimento lento. Non una rivoluzione, non un taglio netto, semplicemente un giorno che arriva dopo quello precedente. Forse crescere è anche questo. Smettere di pretendere che ogni capitolo chiuso debba essere cancellato per poter iniziare quello successivo. Nesli torna così con una canzone apparentemente semplice, ma costruita su una domanda che prima o poi riguarda tutti. Quanto del nostro passato dobbiamo davvero lasciare andare per riuscire a proseguire?

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