Charli XCX ha questa capacità irritante di dire una cosa e farne un’altra, ridendoti in faccia mentre lo fa. Ha annunciato la morte del dancefloor e ha intitolato il suo nuovo pezzo Rock Music, ma chi si aspettava un’improvvisa conversione al blues o agli assoli infiniti è rimasto a piedi. La verità è che la popstar britannica sta semplicemente applicando la sua solita logica del caos a un’estetica diversa. Lo aveva già scritto sui social: non ha mai promesso un album rock, ha solo deciso di chiamare una canzone in quel modo.
Il pezzo dura appena due minuti, un soffio di adrenalina che non lascia il tempo di farsi troppe domande. C’è un giro di chitarra elettrica che gratta contro i sintetizzatori, accompagnato da un uso massiccio di crash di batteria. È hyper-rock, o forse solo l’ennesima declinazione del pop acido a cui ci ha abituato nell’ultimo anno. Il team di produzione è lo stesso che ha blindato il successo di Brat: ci sono George Daniel, A. G. Cook e Finn Keane. Vederli nel video mentre fingono di essere una band vera dà l’idea di quanto tutto questo sia un enorme, riuscitissimo gioco di ruolo.
Il videoclip è stato diretto da Aidan Zamiri, il regista che ha già curato il mockumentary The Moment, e le immagini sono state rubate durante le sessioni di registrazione a Parigi. C’è il mosh-pit, ci sono i capelli sudati e quell’attitudine da concerto sottoscala che serve a dare credibilità a un’operazione che rimane comunque profondamente digitale. Questa scelta estetica serve a smontare la perfezione patinata delle popstar tradizionali per abbracciare una sporcizia programmata a tavolino. Funziona perché Charli XCX conosce perfettamente il confine tra la provocazione e la noia.
Il brano arriva dopo la parentesi della colonna sonora di Wuthering Heights e sembra voler chiudere definitivamente i conti con chi voleva incastrarla in un genere specifico. Non c’è nostalgia per le chitarre del passato, c’è solo l’esigenza di alzare il volume e vedere che succede. Il dancefloor non è morto davvero, ha solo cambiato pelle e ha smesso di essere un posto rassicurante. Charli XCX ci sta dicendo che il pop può essere rumoroso quanto un pezzo dei Sex Pistols senza smettere di essere un prodotto da classifica. È una questione di attitudine, di come si decide di stare sul palco e di quanta distorsione si è disposti a sopportare prima che la melodia si rompa.










