Nella giornata di ieri si è spento Oliviero Toscani, forse il fotografo italiano più famoso al mondo, che ha fatto la storia con i suoi scatti innovativi, controversi e spesso disturbanti.
Toscani non ha mai avuto la pretesa di cambiare il mondo attraverso la sua arte, semmai di far sì che questa suscitasse delle riflessioni che spingessero lo spettatore oltre la propria comfort zone.
Come ogni grande artista che si rispetti, non ma hai avuto paura di provocare, sfidando la prigionia fornita dai tabù e dalla censura, rifiutandosi di confinare i suoi scatti a un mero scopo ornamentale.
Il nome di Oliviero Toscani è indissolubilmente legato al marchio Benetton, per il quale ha realizzato le sue fotografie più famose: basti pensare ai tre cuori anatomici con la scritta “white, black and yellow”, il bacio tra un prete e una suora, i ritratti di alcuni condannati a morte, la campagna contro l’HIV, insieme alle immagini di preservativi, vestiti insanguinati, lapidi, filo spinato e tanto altro. Toscani non voleva che lo spettatore osservasse i suoi scatti con atteggiamento passivo, ma che inorridisse, che provasse quella fastidiosissima sensazione di disagio che ti stringe la bocca dello stomaco.
Ma non è tutto: Oliviero Toscani è stato autore anche di ritratti rock di grandi protagonisti della musica italiana e internazionale. Che musica e immagini siano legate da un rapporto indissolubile è fuori di discussione. Se un ritornello accattivante e ben strutturato sa rimanerti nelle orecchie per settimane e settimane, un’immagine sufficientemente potente sa rimanerti davanti agli occhi per sempre. Toscani ha saputo dare concretamente la luce a questo concetto con i suoi scatti a Mick Jagger, Patti Smith, Lou Reed, Gianna Nannini e i Maneskin, che sono solo gli ultimi della sua lunghissima lista.










