Il producer album più atteso è finalmente fuori: Night Skinny è tornato con Containers. Il producer molisano è ormai un’entità mistica nella scena italiana e tutto ciò che tocca diventa oro: il Re Mida del rap. È stato così per Nitro nel 2014 e, in tempi più recenti, per Kid Yugi, Tony Boy, Nerissima Serpe, Artie 5ive, Papa V, Astro e Low-Red, consacrati con la traccia “Players Club ‘23”. Dopo il successo della trilogia di “Pezzi” (2017), “Mattoni” (2019) e “Botox” (2022), Night Skinny è tornato con un disco che accontenta i gusti di tutti, in un ampio progetto transgenerazionale.
Containers: dove il panorama rap di ieri, oggi e domani si fondono
Come d’abitudine, Night Skinny è riuscito a riunire la scena rap italiana, particolarmente ricca e vivace nell’ultimo periodo. Ci sono proprio tutti nel roster scelto dal producer: nomi conosciuti come Tedua, Geolier e Lazza ma anche stelle nascenti del calibro di Kid Yugi, Artie 5ive o Nerissima Serpe, fino a vere e proprie leggende come Noyz Narcos, Fabri Fibra e Guè. In questo nuovo album pare che Skinny si sia riavvicinato al progetto cominciato con “Mattoni”: in Containers non c’è spazio per il pop, è il rap a fare da padrone.
Una partenza decisa con un banger e qualche pezzo strumentale gangsta
Un inizio strong con Entro nel posto, in cui Kid Yugi, Tony Boy e Capo Plaza rappano su una base incalzante, quasi inquieta. Segue il banger con Tedua e Lazza, Trema, aggressivo e ricco di puns che rendono il pezzo una vera e propria chicca. Terza traccia e Night Skinny dà vita all’asse Massafra-Rozzano: ancora Kid Yugi a rappare su Divido cose, stavolta insieme a Paky. Un beat intenso e cadenzato che esalta le barre, creando un’atmosfera in linea con il contesto del lyric.
Segue Solo dio sa, a dare un taglio netto a questa trilogia. Un brano dai toni più soft, grazie alla presenza di anice, quota rosa dell’album. Con lei sulla traccia, Tony Boy, Shiva e Geolier -che porta un po’ del suo (quasi) omonimo album, “DIO LO SA”, in questo pezzo.
Quinta traccia: Artie 5ive in Numero 5. Niente è lasciato al caso in questo album, tantomeno la tracklist. A seguire, un feat inedito fra due nomi della nuova wave: Nerissima Serpe e Papa V in Tessera sanitaria, altro banger esplosivo.
Nuovo cambio di rotta avviene con DM, in cui il focus di Tedua è il rapporto con i fans, che si fa intenso e profondo fino a superare il personaggio e raggiungere Mario. Good girl, con Rkomi, Ernia e Bresh, è un pezzo orecchiabile ma che forse un po’ stona con quelli precedenti, probabilmente destinato ad essere virale ma dalle liriche sicuramente non all’altezza dei nomi presenti. Dov’è finito l’Ernia di “Male”, brano contenuto in “Pezzi”?
Dopo questo piccolo intoppo, parte Nella trap. L’emergente Artie 5ive non si lascia intimidire dai middle children Capo Plaza e Tony Effe, in questo pezzo che parla di randagismo e periferie. Unica nota stonata? L’intera strofa di Tony Effe: temi superficiali ampiamente affrontati di cui si farebbe volentieri a meno.
L’arrivo dei big della scena rap: Noyz, Fibra e Guè
Finalmente la prima traccia con Noyz Narcos, Rito Breve. Una vera garanzia: insieme al rapper romano ci sono Geolier, a rappresentare la scuola napoletana, e il lombardo Simba La Rue. Questa traccia è un esempio lampante dell’attitude di Night Skinny di creare un disco transgenerazionale, capace di mettere insieme grandi leggende e nomi freschi appartenenti alla nuova scena. E così pure Walzer, che vede i due emergenti Nerissima Serpe e Papa V al fianco di un colosso del calibro di Fabri Fibra che, fra barre provocatorie e liriche d’artista, si riconferma uno dei king intramontabili del rap.
Con Mio padre i novellini si fanno da parte: è il momento di Noyz e Guè. Un pezzo che si discosta fortemente dalla maggior parte dei precedenti per i temi trattati: in questo ci si rivolge direttamente al proprio padre. Un brano diviso in due: una strofa dolce e malinconica di Noyz si contrappone a una più (auto)critica di Guè, quasi a far intendere come possa essere diversa la percezione della figura paterna a seconda del tipo di persona che si ha di fronte. Senza dubbio Mio padre entra nella top 3 dei pezzi più emozionanti di questo album.
È il momento della restante quota rosa di Container: Madame porta profondità all’album con Amore cieco.
L’atmosfera cambia ancora con l’ultimo pezzo che vede Noyz Narcos come protagonista, True Story. Un brano crudo dal beat potente in cui Noyz dà finalmente prova delle sue skills e del suo flow ricercato, mostrando una versione di sé più vicina a quella delle origini. Papa V e Artie 5ive gli tengono testa, ma la qualità delle rime è nettamente inferiore. Non c’è storia.
È il turno di Luchè e, finalmente, dell’attesissima posse track
Solo, con un veterano degli album di Skinny: Luchè. Anche in questo caso, la traccia lascia un po’ a desiderare: è un Luchè declinato in chiave melodica, ben lontano dalle rime cruente a cui siamo stati abituati negli album precedenti. Per quanto Luca ci abbia concesso un assaggio del suo flow, questo pezzo lascia un po’ di amaro in bocca.
Penultimo brano e ultima occasione di redimersi per Tony Effe, sul brano T.O.N.Y., con l’omonimo Boy. L’atmosfera torna ad essere quella dei primi pezzi, cupa ed asfissiante grazie al beat cadenzato, quasi come se il cerchio si stesse chiudendo al termine del progetto. Infine, il marchio di fabbrica di Night Skinny: la posse track finale, CNTNRS. Rappano Jack La Furia, Emis Killa, Rasty Kilo e Guè al fianco di Kid Yugi, Tony Boy e Paky, portando avanti quel progetto di intergenerazionalità tipica. La skill di Skinny si estremizza proprio in brani come questi: nonostante ogni artista coinvolto abbia un proprio flow e una personalissima attitude, Night Skinny riesce a creare una base che si adatta alla perfezione a ciascun rapper. Skinny è come un sarto che “cuce” le basi addosso agli artisti, esaltando i punti forti di ognuno e dissimulandone le lacune.
Cointainers di Night Skinny: il giudizio finale
È impossibile etichettare Containers di Night Skinny come un flop; anzi, si conferma essere il progetto riuscito di un artista versatile, nonché un vero maestro nel suo campo. Ogni base di Skinny mantiene la sua identità in modo chiaro, pur armonizzandosi perfettamente con il testo. Al contempo, riesce a preservare la personalità di ogni singolo artista coinvolto, anziché snaturarla. È proprio questa capacità che evidenzia il talento di Night Skinny.
D’altro canto, però, è difficile non fare un confronto con i dischi precedenti, in cui ogni singolo pezzo era perfetto. “Mattoni” ha segnato un turning point nella storia dei producer album italiani, che da allora hanno spopolato. Anche “Botox”, seppur con un’impronta più pop, si difendeva bene, nonostante l’antenato così ingombrante.
Fiori all’occhiello di Containers -oltre ovviamente ai big names presenti- sono gli emergenti: Night Skinny si rivela nuovamente il “veggente” del rap italiano, riuscendo a scorgere le potenzialità di ognuno prima che queste abbiano dato segno di sé. Si percepisce però la mancanza di qualche nome: primi fra tutti Marracash ed Izi, che indubbiamente avrebbero saputo arricchire il disco del proprio flow.
Insomma, i progetti di Skinny sono profondamente interessanti e Containers non è da meno. Il nome del producer è sinonimo di sperimentazione e condivisione. Si sarebbe potuto obiettare sulla line-up di nomi ormai quasi mainstream, ma Night Skinny ha saputo declinarli in modo nuovo e innovativo, portando una ventata di aria fresca alla scena. Il risultato sono dei containers eterogenei di stili, attitudes e liriche che -nella maggior parte dei casi- si fondono e si alternano in modo egregio. Ancora una volta la maestria di Night Skinny ha portato ad un album costruito pezzo dopo pezzo con precisione chirurgica. Promosso a pieni voti!










