Gianni Bismark e i suoi “Bravi Ragazzi” devono uscire dal quartiere

da | Recensioni album

Il rapper romano ha messo i suoi amici e il suo quartiere al centro del suo ultimo disco: Bravi Ragazzi.

Parlare di Gianni Bismark per un romano non è facile, e adesso vi spiego perché. Un romano non resta mai indifferente di fronte al dialetto della propria città perché il più delle volte questo gli causa un trasporto particolare. Bisogna essere bravi ad esulare dalla propria provenienza geografica per riuscire ad essere lucidi nell’analizzare il lavoro di un concittadino. Nel caso di Gianni Bismark, però, non dare un peso rilevante alle sue origini durante il giudizio equivarrebbe a una vera e propria castrazione.

Tiziano Menghi, questo il suo vero nome, nasce nel 1991 e cresce a Garbatella, quartiere verace della Capitale. I suoi testi raccontano la realtà di borgata e lo fanno senza particolari sovrastrutture ma attraverso parole dirette e decise che rendono bene l’idea della tempra necessaria per vivere in determinati luoghi. È questa la cifra stilistica grazie alla quale Gianni Bismark è salito alla ribalta e Bravi ragazzi, suo ultimo album, è un ulteriore tassello della sua discografia che si inserisce alla perfezione in quest’ottica.

Dentro questo disco c’è tanto di lui quanto dei suoi amici con i quali ha condiviso, e continua a condividere tuttora, le esperienze di vita che racconta nelle canzoni.

Miti Sbagliati ci fa capire quali situazioni possono portare i ragazzi a fare scelte discutibili mentre Dobbiamo Andar Via mostra la maturità di Gianni che cerca di riportare sulla retta via un suo amico, quasi come un fratello maggiore. La title track Bravi Ragazzi, invece, è il perfetto manifesto del messaggio che l’autore vuole lanciare.

Non parla’ male di noi
Siamo dei bravi ragazzi
Facciamo cose che poi
In realtà non vanno fatte
Ed è difficile diventare grandi sotto a questi palazzi
E pure che ne abbiamo fatti di danni, siamo bravi ragazzi

Dopo Re Senza Corona e Nati Diversi con i quali si è ritagliato il suo spazio nella scena musicale italiana, con Bravi Ragazzi il rapper conferma la direzione artistica che ha intrapreso fin da subito. Questo disco contiene esattamente quello che ci si aspetta da lui: strofe di rap duro accompagnate da riff di chitarra acustica e un linguaggio crudo che racconta sentimenti intimi e profondi. Stavolta la componente melodica, non solo nei ritornelli, gioca un ruolo preponderante rispetto al resto. Un po’ più Franco126 e meno Noyz Narcos, tanto per intenderci. 

La romanità è un ingrediente imprescindibile per raggiungere il giusto livello di credibilità e schiettezza, anche se dopo un ascolto ripetuto c’è il rischio che prevalga questa componente sul resto dei contenuti.

I fan di Gianni Bismark apprezzeranno sicuramente questo lavoro nonostante qualcuno storcerà un po’ la bocca di fronte ad alcuni passaggi più radiofonici. Il rapper classe ’91 è molto bravo a battere il chiodo sulla sua autenticità che lo ha portato ad essere apprezzato a Roma e non solo. D’altro canto però, al quarto disco in studio, era lecito aspettarsi anche un po’ di sperimentazione in più che mettesse meglio in luce il suo eclettismo.

L’innovazione va di pari passo con la maturazione di un artista. Lo step successivo dopo aver dimostrato la propria bravura è quello di riuscire a mantenere lo stesso livello anche uscendo un po’ dai propri schemi. Con l’auspicio che il suo quartiere non si trasformi da grande forza motrice a limite entro il quale restare confinato.

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