Usciamo anche con “La pioggia alla domenica”, ma quella di Vasco e Marracash

da | Recensioni singoli

Era il 2002, mio padre aveva appena portato a casa le prime monete in euro e acquistato al mercato dell’usato la musicassetta di Colpa d’Alfredo.

Io avevo solo sei anni e Vasco Rossi aleggiava in casa, come un rituale imprescindibile, come qualcosa che è destinato ad esserci in ogni momento importante. Non l’hai mica capito era il primo brano del lato A, le prime note sicure alle quali la mia memoria si è irrimediabilmente attaccata.

Ecco, io dico sempre che è difficile spiegare come certe magie accadano e resistano al tempo, come è impossibile riuscire a spiegare a parole perché certe cose ti restano più delle altre.

…Ma cosa vuoi che sia una canzone… dice lui. Io non lo ascolto Vasco, io lo capisco.
In un momento storico in cui tutti aggiungono parole, lui descrive emozioni con la semplicità e la naturalezza di uno che apre la porta di casa e si fionda sul divano.

Vasco lo sa. Te lo legge negli occhi e te lo spiega come si fa a sopravvivere agli spari sopra.

La dura verità, purtroppo, è che ognuno di noi possiede al suo interno un ripostiglio in cui custodisce la propria porzione di inquietudini. Da qualche parte, dentro di te, accadono cose inconfessabili, cose in tutto e per tutto identiche a quelle che accadono dentro Mario e Jessica che sono al tuo stesso concerto, e piangono pure abbracciati.

La grandezza diabolica di Vasco sta proprio nella capacità di avere libero accesso a quel ripostiglio di noi stessi, e di riuscire a rubarne ogni volta un pezzo diverso per farci una canzone facendoci credere che il tutto sia stato fatto apposta per noi.

Ma se da Zocca ci spostiamo di 221 km e parcheggiamo alla Barona, le cose poi non sono tanto diverse.

Fabio Bartolo Rizzo, 40 anni e tante parole, poche chiacchiere e molte sfumature, è il ragazzo venuto su dritto tra case cadenti, in un’unica parola: Marracash.

King del rap italiano, dicono, io direi King del linguaggio contemporaneo. A questo punto non c’entrano più il rap, le barre e i flow; il rap, con l’artista del quartiere della Barona, punta a una dimensione molto più intima perché parla di quello che ci circonda in modo intenso, suscitando domande, riflessioni personali e collettive, uno degli obiettivi più alti per chi scrive canzoni che hanno l’ambizione di restare nel tempo.

Dopo Persona (2019), uno di quei dischi che bastano a giustificare una carriera, un disco altissimo, e Noi, Loro, Gli Altri (2021), Marracash è sempre più cantautore e poeta di strada, che non rinuncia al suo lato puramente rap e ironico, ma ci tiene a scaraventare in faccia le divisioni, le ambiguità, i dubbi, le difficoltà e le contraddizioni del vivere.

Fabio non è uno qualunque, sa il fatto suo e se lo gioca bene. Strizza l’occhio a Vasco, sua grande ispirazione, e usa i campionamenti di Voglio andare al mare e Gli angeli per le sue Un’estate in città (2008) e Io (2021), buone contaminazioni di grande senso artistico.

Entrambi d’accordo a una collaborazione, che il Kom di Zocca, in oltre 40 anni di carriera, non ha mai concesso a nessuno.

Esce il 25 marzo La pioggia alla domenica, una nuova versione inedita ed esclusiva del brano pubblicato nel 2021 nell’album Siamo Qui di Vasco Rossi, i cui proventi saranno devoluti a Save The Children, a favore dei bambini, vittime innocenti di tutte le guerre.

A Vasco piace Marracash, perché è nato ai tempi del rap ma ha la penna del cantautore. Linguaggi e generazioni differenti, eppure un filo rosso che li unisce.

Ne La pioggia alla domenica c’è tutto il malessere che si prova quando una storia d’amore finisce e tutta la vita sembra essere rovinata: come un aeroplano senza l’aeroporto, un Natale senza neve, e la pioggia che arriva di domenica.

Ho già capito che la vita, sì, è solo tua
ho già capito, niente compromessi e ipocrisia

(…)

E gli errori che tu, che ti senti giù
e io che non ne posso più
perché ho capito che non mi diverto

Marracash cerca l’autenticità, punta l’obiettivo su quello che osserva, e sa che non si può scappare da un’analisi dell’io senza considerare chi abbiamo accanto. Marracash è ancora una volta in uno stato di “guerra”, come agli inizi della sua carriera:

Fuori c’è la guerra, tra noi non va meglio
sbatto i piedi a terra, solita escalation
vedo tardi gli sbagli di entrambi
tu mi hai dato corda
io l’ho usata per impiccarmi

Quella vecchia corda che Fabio offriva anche in Tutto questo niente – Gli occhi, adesso è di nuovo alleata e nemica, come se tutto fosse ciclico in un cerchio mai terminato.

Ma guarda questa
Con che diritto sta nella mia testa
E nemmeno paga l’affitto

Marracash da un lato e Vasco dal gradino più alto. Entrambi salutano col dito.
Usciamo anche con La pioggia alla domenica.
E per noi generazione di sconvolti è sempre così: vivere o niente.

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