Si inizia a respirare pian piano un’aria leggera, anzi leggerissima. La musica torna a popolare gli spazi, le persone prendono posto, sono pronte per tornare a vivere una serata priva dei problemi giornalieri, seppur per qualche ora. Colapesce e Dimartino sono saliti sul palco, allestito nei pressi del Teatro Auditorium dell’Università della Calabria, intorno alle 22:00, come i vecchi tempi dei tour estivi, quelli senza coprifuoco per intenderci.
La data è finita sold out, ma era prevedibile. Il talento e la capacità attrattiva di Colapesce e Dimartino sono riconosciute a livello nazionale e la Calabria ha risposto presente.
Il successo sanremese e l’onda d’urto di Musica leggerissima si avvertono ancora, ma il repertorio musicale dei due è così vasto che il tempo è trascorso piacevolmente e velocemente (purtroppo), fino al momento che in molti dei presenti hanno atteso, quello della super hit.
In mezzo, però, noi tutti abbiamo avuto modo di scoprire e/o rivivere il mondo di Colapesce e Dimartino.
Un mondo fatto di colori pastello, di gentilezza, di sensibilità, avvolte dall’ironia che li contraddistingue.
Chi crede, quindi, che Colapesce e Dimartino siano “soltanto quelli di Musica leggerissima” fanno un errore madornale.
Dopo i primi due brani d’apertura, Adolescenza nera e Cicale, ecco il primo momento clou della serata: Rosa e Olindo, brano che ha anticipato l’uscita di I Mortali, l’album del duo siciliano uscito il 5 giugno 2020. Una di quelle canzoni che vedono il dolore al centro, così al centro da assumere le movenze di un’operazione a cuore aperto.
Ecco Colapesce e Dimartino vestire i panni dei cardiochirurghi musicali, “Sì, io ti dedicherò un pensiero al giorno” risuona nell’aria e nelle menti dei presenti, quelli che hanno visto storie d’amore chiudersi troppo presto, o troppo tardi.
Luna araba è stato uno di quei momenti in cui, almeno io, non ho potuto fare a meno di scrutare il cielo per cercarla. Il vento fresco della serata rendese fa a pugni con l’idea che il duo, anzi il trio vista la partecipazione nel brano di Carmen Consoli, ci regala della loro Sicilia.
Calda, anzi caldissima, nulla a che vedere con il venticello impertinente, ma allo stesso tempo piacevole, della serata calabra.
Sicilia, però allo stesso tempo, simile alla Calabria, una terra che “ha sempre accolto, nutrito, divorato e sputato fuori i suoi popoli, anche noi 3. Lorenzo, Antonio e Carmen.”
Seduti, distanziati, mascherati, ma si canta tanto. Qualcuno accenna dei movimenti impacciati, quelle sedie che in parte ringraziamo, ma allo stesso tempo sono fastidiose come un vestito stretto.
Noia mortale è solo il titolo di uno dei brani che amo, non di certo descrive la serata.
Colapesce e Dimartino hanno quella capacità di impugnare i cuori infranti e lenirne le ferite, ma facendoli sanguinare per un po’. Come se fosse necessario buttar via tutto il veleno in corpo, come se i nostri cuori dovessero pompare ed espellere tutto il dolore che abbiamo provato. Accade con le loro canzoni, ma lo fanno con quella leggerezza che anestetizza il momento, lo rende magico e lacrimogeno, indimenticabile.
Ci siamo trovati confusi e senza i superpoteri
Impegnato i mantelli al banco dei pegni al posto dell’oro
Siamo stati sorpresi, delusi da sogni meravigliosi
Da uragani violenti con nomi di donne lasciate da soleChe calore, scoppierà un incendio
Ti regalerò un estintore per le paranoieE per salvare la pelle
Abbiamo anche creduto alla resurrezione
Comprato armi in cerca di una protezione
Scopato per nascondere un dolore
Prendete, ascoltate, incassate, ripartite, oppure prendetevi ancora un po’ di tempo e somatizzate consciamente.
Bisogna essere consapevoli che un concerto di Colapesce e Dimartino potrebbe finire con un spargimento di sangue non indifferente. Loro lo sanno, ne parlano sul palco, in fondo per far successo devi cantare l’amore e d’amore. Ne parlano in Il prossimo semestre, ne cantano in Raramente.
Le emozioni nascoste sono colpi di grazia
Sono vetro che riaffiora dalla sabbia
Raramente sei solo un pensiero leggero
Raramente il bicchiere è mezzo pieno
Leggerezza, serve anche quella e i due artisti sul palco lo sanno. Quando sono partite le prime note di Toy Boy i visi segnati dai brani precedenti hanno cambiato forma, gli occhi di molti hanno riso, e la voce di Ornella Vanoni si è sparsa tra le due ali che formano l’anfiteatro. Apoteosi totale quando Musica leggerissima ha iniziato a suonare. Qualcuno si è sollevato dalla sedia, non ha resistito, ha imitato da fermo le movenze del duo nel videoclip. Impossibile stare fermi, impossibile non cantare.
Povera patria e Majorana i brani scelti per il bis, per chiudere quello che apparentemente è potuto sembrare un piccolo viaggio, ma che in realtà ha un valore inestimabile.
Un adagio ritorno alla vita, certo più distanti, nella speranza di essere vicini e leggerissimi domani.










