Comete ci consegna un Glovo di emozioni

da | Ott 23, 2020 | Recensioni singoli

Immagina l’atto finale della tua storia d’amore. Sospeso tra il non più e il non ancora, ordini un Glovo e rifletti su cosa sia andato storto. Oggi Eugenio Campagna, alias Comete, ci regala finalmente Glovo. Il nostro rider ha effettuato la consegna con più di un anno di ritardo. I veterani infatti, aspettavano l’uscita del […]

Immagina l’atto finale della tua storia d’amore. Sospeso tra il non più e il non ancora, ordini un Glovo e rifletti su cosa sia andato storto.

Oggi Eugenio Campagna, alias Comete, ci regala finalmente Glovo. Il nostro rider ha effettuato la consegna con più di un anno di ritardo. I veterani infatti, aspettavano l’uscita del singolo dalle audizioni di X-Factor 2019. Proprio in quell’occasione, Sfera Ebbasta ha definito il pezzo come “una banalità vincente che accomuna un sacco di persone…” e a me sembra una descrizione piuttosto calzante.

In modo molto diretto e spontaneo, il brano analizza tutto il turbine di emozioni e riflessioni che accompagna la fine di una storia d’amore.

Sul letto, circondato da buste di cibo d’asporto, il protagonista riflette sulla propria storia d’amore. Ma cosa è andato storto questa volta? Cosa ha fatto appassire le rose? Paura ed incomunicabilità. Nihil sub solem novum, direi. Il sentimento è sepolto sotto vecchie paure e parole non dette. Discorsi spenti a colmare silenzi, ad evitare discorsi. Così si incomincia ad indietreggiare. La lontananza inizialmente è solo di qualche metro, ma ogni passo verso l’altro è fatto da chili e chili di coraggio. Eccovi. Ora siete a chilometri di distanza, con la vostra sicurezza ostentata che in realtà nasconde riflessioni dubbiose e ore passate a fissare uno schermo luminoso, in attesa di un messaggio di tregua.

Se è proprio vero che la paura
inquina e uccide i sentimenti
noi ci siamo persi nella spazzatura
di cose non dette, i discorsi spenti.

Il singolo tratteggia perfettamente la staticità antecedente al crack. Quel momento in cui si sta fermi, in attesa di ricominciarsi a guardare con gli stessi occhi. Già proprio quegli occhi che ora regalano solo sguardi spenti.

Ma perché siamo fermi
si sta fermi se si aspetta al tram
mica si aspetta di vedersi ancora
con gli stessi occhi
come se non lo sapessi che i tuoi occhi
la mattina sono verdi
e che stasera sono un po’ spenti

Del resto, come si può far finta di niente di fronte a chi conosce fin troppo bene le sfumature dei tuoi occhi e dei tuoi atteggiamenti. Ci si osserva e ci si riconosce uguali. Entrambi tentennanti, soli con il proprio cuore e le proprie riflessioni. Entrambi fermi e spaventati dall’idea di lasciarsi andare. Ma come si possono ignorare i cumoli di paure e parole non dette? Gli occhi spenti?

La contrapposizione tra il pasto ordinato su Glovo e la storia d’amore è piuttosto chiara.

Il cibo d’asporto non rappresenta solo il passaggio dalle cene in compagnia alle cene in solitaria. Rappresenta anche qualcosa di rapido consumo, che passa velocemente dal letto alla spazzatura. Questa però non è la fine che il protagonista vuole far fare alla propria storia d’amore. Non è di certo un bene di rapido consumo, ma un qualcosa di “stabile, non degradabile”, per dirla alla Vasco Brondi.

Ed io che sono qua
nel letto solo con le buste di Glovo
che se poi esco magari ti trovo
con la testa da un’altra parte
con il cuore solo, solo con un cuore
ed una Coca zero
che se poi scendo la butto nel vetro
ma ancora non credo, non credo
di voler buttare te
di voler buttare te

Glovo è quindi, una riflessione accattivante sulla fluidità e sulla mutazione delle relazioni. È una canzone da urlare all’altro prima che il silenzio si trasformi in astio, l’incertezza in decisione.

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