La scena rap Italiana è costituita da “disertori”. Artisti che dopo il grande successo ottenuto con l’hip hop più crudo, le barre più taglienti e la fame dell’esordiente, esplorano altri lidi. Le produzioni iniziano a diventare più docili, i temi cambiano e soprattutto, cantano. I rapper diventano pop: o come adorano dire i fan del rap italiano, commerciali. Succede anche, che ad un certo punto il rapper in questione, viene fulminato sulla via di Damasco e dopo una fase di blandi successi radiofonici rinsavisca e ritorni “quello di prima”. Rkomi in A Milano, il suo nuovo ep, non è questo tipo di rapper. E sembra proprio che non voglia esserlo.
A Milano prende il nome dal videoclip pubblicato da Rkomi durante l’estate, che celebra i 10 anni del suo primo ep “Dasein Sollen”. Il video è una raccolta di strofe inedite dove il nostro sceglie di ritornare alle origini. Dove già in “Decrescendo” potevamo notare strascichi di rap, qui Rkomi è ancora più a fuoco. Non è più la stessa cosa, ma è un bellissimo compromesso tra quel mondo grezzo e il moderno. Visto l’enorme successo del video, Rkomi promette ai suoi fan di rendere quel piccolo regalo qualcosa di più grande ed annuncia A Milano l’ep.
Arriviamo al 9/10. Rkomi pubblica l’ep che a differenza di quanto previsto, non è un vero e proprio completamento delle strofe del videoclip, ma piuttosto qualcosa di nuovo. Solo “Ferita” porta come prima strofa uno spezzone del video, per il resto tutto materiale inedito. Ma l’intenzione e parzialmente anche il risultato sono gli stessi: Rkomi rappa.
Rkomi rappa, e forse basta quello
Ad accompagnare la scaletta, all’inizio e alla fine dei brani, il parlato di Rkomi che riflette su questo apparente ritorno. Lui, che ha sempre pensato di non poter più rappare non vivendo più la sua Calvairate come prima, realizza che certe volte, un po’ di ipocrisia fa bene. Soprattutto quando limitarsi condiziona inevitabilmente la propria creatività. Lo stile è quello, i ritornelli sono sì melodici ma sempre con una spinta molto più street.
Tra i pezzi migliori possiamo citare “Carica”, dove Rkomi arriva a citare l’altro grande “disertore” dell’hip hop Achille Lauro. E chi sa che questo richiamo non riporti anche lui a casa, almeno per un momento. O l’ottima “Crazy Crazy” dove seppur il ritornello non sia particolarmente ficcante, presenta comunque un Rkomi in gran forma nelle strofe. Che il progetto funzioni si vede già dalla scelta dei feat. Noyz, Promessa e Khodi, a rappresentare passato presente e futuro del genere. “A mezz’ora da milano” nonostante l’ottima performance di Khodi è però forse il brano meno riuscito del progetto, a causa della sua inspiegabilmente breve durata.
A Milano è il naturale proseguimento di “Decrescendo”. Seppur questo “ritorno” sembri un’operazione di immagine per recuperare la fanbase rap di un tempo (e in parte è vero), era sicuramente il momento migliore in cui farlo. Va evidenziato però che quando Rkomi rappa davvero, con il suo stile e la sua scrittura di immagini, pochi competono. Quindi, nonostante si debba comprendere l’evoluzione dell’artista e del suo percorso, è anche inevitabile essere entusiasti quando gli artisti non solo si ricordano le proprie origini. Ma non le rinnegano.










