Quando si parla di tormentoni, il pensiero va immediatamente all’estate, la stagione delle vacanze, dove radio, locali, spiagge e social contribuiscono a trasformare un singolo brano nella colonna sonora dell’estate.
In realtà, i tormentoni non esistono solo tra giugno e agosto. Ogni periodo dell’anno ha le sue hit capaci di monopolizzare classifiche e piattaforme, basti pensare a Sanremo, in cui ogni edizione del Festival lancia canzoni destinate a essere ascoltate per mesi, alcune delle quali diventano veri fenomeni popolari ben oltre la competizione. Brani come Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani, fino alla più recente Ossessione di Samurai Jay sono riusciti a uscire dai confini del Festival, diventando onnipresenti in radio e sui social.
L’estate, però, è il terreno ideale per la nascita dei tormentoni: le case discografiche programmano le uscite più strategiche proprio in questo periodo con l’obiettivo di conquistare le classifiche e accompagnare le persone durante le vacanze. Alcune canzoni riescono a trasformarsi in classici intramontabili, altre invece sembrano vivere soltanto per una stagione e poi spariscono. Ma perché questo succede?
Gli anni ’90: quando bastava un ritornello
Negli anni Novanta il tormentone estivo era un vero fenomeno culturale. Le compilation vendevano milioni di copie, il Festivalbar rappresentava l’appuntamento musicale più atteso dell’estate e bastava un ritornello semplice per trasformare una canzone in un successo nazionale.
Uno degli esempi di quegli anni è Uh La La La di Alexia, pubblicata nel 1997. Questa canzone contribuì a consacrare la cantante italiana anche all’estero grazie al suo sound eurodance, allora dominante nelle discoteche di tutta Europa. Anche Bum Bum di Irene Grandi faceva parte di quei tormentoni che ti rimangono in testa e difficilmente ne se vanno, così come Brutta di Alessandro Canino o Se una regola c’è di Nek.
I primi anni Duemila: l’epoca delle suonerie e di MTV
Con l’arrivo degli anni Duemila cambia il modo di ascoltare la musica: MTV detta le tendenze, i videoclip diventano fondamentali e i cellulari iniziano a diffondere le canzoni attraverso le celebri suonerie.
Tra i simboli di quel periodo c’è senza dubbio Tre parole di Valeria Rossi, uscita nel 2001, con il celebre ritornello “sole, cuore, amore” è diventata il manifesto della spensieratezza estiva. Un successo travolgente che, però, finì per identificare completamente l’artista, rendendo difficile replicarne l’impatto negli anni successivi.
www.mipiacitu di Gazosa è stata una delle prime canzoni italiane dedicate al mondo di Internet, raccontando con leggerezza le prime cotte nate online, un brano che fotografava perfettamente il cambiamento culturale dell’epoca.
I Sugarfree con Cleptomania hanno dominato le classifiche per mesi proponendo un pop-rock melodico che ancora oggi richiama immediatamente la metà degli anni Duemila, ma anche gli Studio3 con Forse un angelo e Luca Dirisio con Calma e sangue freddo sono stati protagonisti di un periodo in cui le boy band e il pop-rock italiano riempivano radio, televisioni e riviste dedicate ai più giovani.
Dal 2010 a oggi: il tormentone diventa virale
Questi sono gli anni delle band pop e pop-rock italiane, capaci di conquistare il pubblico più giovane grazie a un mix di passaggi televisivi, concerti e una presenza costante su MTV. Ogni radio trasmetteva Diventerai una star dei Finley, Standby dei Lost, Love Show dei Sonohra e Wale (Tanto Wale) dei dARI, brani diventati veri e propri inni generazionali. Ognuno con uno stile diverso, questi gruppi hanno raccontato l’adolescenza di un’intera generazione, salvo poi essere lentamente oscurati dall’arrivo di nuove tendenze musicali.
Negli ultimi quindici anni, infatti, il concetto di tormentone è cambiato radicalmente. Radio e TV non bastano più, oggi sono le playlist di Spotify, TikTok, Instagram e la viralità a decretare il successo di una canzone.
Molti artisti italiani hanno costruito gran parte della propria identità proprio grazie ai singoli estivi. Baby K, Takagi & Ketra, J-Ax e Fedez, The Kolors, Rocco Hunt, Fred De Palma, Elodie e Annalisa hanno trasformato il tormentone in un appuntamento quasi fisso con il pubblico.
Ci sono poi canzoni che, pur avendo avuto un ottimo riscontro, sono finite quasi completamente nel dimenticatoio. La luna e la gatta di Tommaso Paradiso, Jovanotti, Takagi & Ketra e Calcutta, univa alcune delle firme più importanti del pop italiano, ma non è riuscita a lasciare un segno duraturo come altri singoli estivi.
Domani è un altro film dei Dear Jack, L’amore è qua di Briga, No Hero di Elisa, La isla di Giusy Ferreri ed Elettra Lamborghini sono tutti esempi di canzoni che hanno accompagnato una precisa stagione musicale ma che oggi trovano spazio quasi esclusivamente nelle playlist nostalgia.
Ma perché ce ne dimentichiamo così in fretta?
Il destino del tormentone è quasi un paradosso: nasce per essere ovunque e proprio questa sovraesposizione finisce spesso per consumarlo rapidamente. Oggi il mercato musicale è più competitivo che mai, poiché ogni settimana vengono pubblicati centinaia di nuovi brani e catturare l’attenzione del pubblico diventa sempre più difficile.
Le canzoni sono mediamente più corte, costruite per catturare l’ascoltatore nei primi secondi e adattarsi ai contenuti dei social e molti artisti pubblicano diversi singoli a poche settimane di distanza nel tentativo di rimanere costantemente visibili agli algoritmi delle piattaforme.
Questa strategia, però, presenta anche un rischio: invece di rafforzare il ricordo di un singolo brano, finisce per sostituirlo rapidamente con quello successivo. Il tormentone dura sempre meno, schiacciato dalla velocità con cui arriva il prossimo.
Forse è proprio questa la grande differenza rispetto al passato. Negli anni Novanta e nei primi Duemila una canzone aveva il tempo di sedimentare nella memoria, mentre oggi il successo è spesso immediato, ma anche estremamente fragile.










