La salute mentale dei musicisti è a rischio

da | Gen 17, 2026 | Flash News

La ricerca Wellness In Music della fondazione MusiCare evidenzia un rischio concreto per la salute mentale di chi fa musica e di chi più in generale lavora con la musica. Tema chiave in questo campo sembra essere la necessità di una stabilità economica, ancora difficile da raggiungere per chi vuole fare della musica il proprio pane quotidiano.

Chi fa musica non se la passa tanto bene in termini di salute mentale. Ce lo dice MusiCare, fondazione che ogni anno dal 2020 conduce il survey Wellness in Music che analizza più di 100 indicatori fisici, mentali e finanziari del benessere di chi lavora con la musica. Nel 2025 la ricerca ha coinvolto più di 3200 professionisti del settore musicale: non solo artisti e musicisti, ma anche fonici e tecnici.

Già nel 2023 un altro report, quello di Help Musicians, aveva evidenziato che il 30% dei musicisti riportavano problemi di salute mentale, problemi che iniziano a manifestarsi fin dall’epoca degli studi: il 41% degli studenti di musica intervistati facevano anch’essi riferimento a difficoltà psicologiche. La percentuale più alta di chi ha problemi di salute mentale si trova proprio negli studenti e in chi ancora non guadagna dalla musica, suggerendo l’importanza del tema della retribuzione.

Le conseguenze? La perdita dei talenti. Di tutti gli intervistati che hanno dichiarato difficoltà psicologiche, il 42% sostiene che probabilmente cambierà carriera nei prossimi anni.

Salute mentale nella musica: per giovani, donne e comunità LGBTQ+ é anche peggio

I dati ci dicono che sono i gruppi marginalizzati ad avere la peggio in termini di salute mentale. Se il 30% dei musicisti riferisce problemi di natura psicologica, la percentuale sale al 43% per chi fa parte della comunità LGBTQ+.

Il distacco in percentuale tra uomini e donne che dichiarano problemi di salute mentale non è così ampio. Siamo al 28% per gli uomini e al 31% per le donne. Ma queste ultime devono fare i conti anche con maggiori discriminazioni e abusi di natura sessuale.

Il 20% dei rispondenti al sondaggio di MusiCares conoscono qualcuno che ha subito molestie sessuali. Questa motivazione é inoltre riportata come uno dei più frequenti pensieri legati all’ideazione suicidaria di chi lavora in musica (menzionata nel 30% dei casi).

Un dato interessante riguarda musicisti, artisti e tecnici giovani. Confrontando le età, si nota come la peggiore salute mentale venga riportata dai soggetti più giovani. Il 36% dei musicisti sotto i 45 anni riporta problemi di salute mentale, contro un 28% della fascia d’età 45-65 e solo un 10% degli over 65. Questa percentuale potrebbe essere dovuta a diversi fattori:

  1. le persone giovani hanno più consapevolezza dei temi della salute mentale e sanno valorizzare meglio il proprio stato d’animo
  2. Il dato potrebbe indicare che col tempo le condizioni di salute mentale dei musicisti miglioreranno, ma…
  3. … potrebbe anche indicare che, al contrario, l’insoddisfazione e la sofferenza portano alla decisione di lasciare l’industria musicale

La stabilità finanziaria gioca un ruolo chiave nella salute mentale dei musicisti

Quanto si guadagna dalla musica? Ancora troppo poco. E questo è anche un problema di salute mentale.

La sicurezza economica è una parte fondamentale della vita umana e dunque della salute psicologica di ogni individuo. La maggior parte dei rispondenti a queste ricerche hanno evidenziato come per loro non sia sufficiente il solo lavoro nella musica per coprire tutte le loro spese, costringendoli a svolgere anche altri impieghi. Il 40% dei partecipanti alla ricerca di MusiCares ha attribuito la propria ansia quotidiana a difficoltà economiche, con un 32% che ha parlato anche di depressione.

Anche il report di Help Musicians evidenzia una correlazione negativa tra guadagno e problemi di salute mentale: chi guadagna di più nel mondo della musica riporta meno difficoltà psicologiche, evidenziando l’importanza del tema della retribuzione.

Oltre al fattore retributivo, specialmente per i giovani musicisti un problema chiave sembra essere la mancanza di un percorso formativo chiaro e in generale l’assenza di uno sviluppo di carriera facile da costruire. Per chi soffre di problemi di salute mentale, questo é ancora più difficile, con una forte difficoltà nel prendersi del tempo da dedicare alla propria salute e guarigione.

La salute mentale di fonici e tecnici é quella più fragile

Le ricerche evidenziano delle differenze nella salute mentale anche in base al ruolo che si ricopre nell’industria musicale.

Fonici e tecnici del suono se la passano male: il 38% di chi si occupa di questo riporta problemi di natura psicologica.

Le motivazioni sono legate a 3 fattori:

  • l’instabilità economica
  • la scarsa valorizzazione del proprio lavoro
  • la pressione a cui sono sottoposti

Come per tutti gli altri lavori in musica, nemmeno quelli tecnici sfuggono all’instabilità economica e alla paura di non arrivare a fine mese. I tecnici intervistati suggeriscono inoltre che mancano delle protezioni per chi subisce cancellazioni dell’ultimo minuto, ad esempio per l’annullamento di uno show. 

Molti fonici sostengono inoltre che il loro lavoro non sia abbastanza valorizzato: “le tue skills sono raramente ciò che DAVVERO conta in questo campo”, afferma uno degli intervistati. E nonostante ciò, moltissimi di loro sentono una forte pressione nel loro lavoro, con l’obbligo di incontrare standard di produzione molto alti.

La salute mentale dei musicisti: quali conclusioni traiamo?

Non possiamo fare altro che constatare la gravità di questa situazione, senza smettere di chiedere a gran voce che le cose cambino.

I dati riportati in questo articolo si riferiscono al panorama inglese e americano, ma sono perfettamente applicabili anche al contesto italiano, dove la valorizzazione della musica come lavoro rappresenta ancora un sogno per tantissimi.

Sostenere la musica significa anche chiedere un cambiamento concreto, ripensare cosa significa vivere di musica (vivere, non sopravvivere), esigere una retribuzione equa per tutti coloro che ne hanno fatto e ne faranno il proprio lavoro.

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