Una domanda di partenza, molteplici risposte e di tutte quante la natura è dubbia ed incerta.
La risposta principale è: “ma che fine ha fatto Niccolò Contessa de I Cani?”…che poi è soltanto un’altra domanda.
Prima di tutto ci hanno lasciato un sacco di attesa e in questa attesa vaghiamo tutti sperduti tra meme divertenti su tutte le piattaforme social su un possibile ritorno e tanta curiositĂ ; ci ritroviamo quindi, dopo anni, a guardare ai cd messi in ordine cromatico o in ordine alfabetico in cameretta sullo scaffale in alto a sinistra, completamente impolverati, con affianco un grandissimo punto interrogativo. A volte questo punto interrogativo sparisce, ci sono tantissime altre uscite, nuova musica da poter ascoltare, siamo pieni e bombardati, decisamente sommersi da nuova musica, abbiamo molta scelta, eppure la domanda è sempre la stessa: “ma che fine ha fatto Niccolò Contessa de I Cani?”.
Così ogni tanto dalla riproduzione casuale mi capita di riascoltare qualcosina, ma solo per caso eh. Sono sincera almeno, Niccolò!
E per dirla con due modi di dire, per Niccolò vale il luogo comune del “ciò che trascuri diventi di qualcun altro” (e in questo caso io  sono diventata di Fulminacci, di Galeffi, dei Fask, di Frah e compagnia bella), e per me e credo anche per voi, vale il luogo comune “lontano dagli occhi, lontano dal cuore.”
Eppure riascoltando la prima nota che Spotify mi propone, ecco la prima lacrima che mi bagna il volto.
Se chiudo gli occhi me la immagino quella lì, quella che tra una versione di latino, una di greco e un’equazione alla lavagna durante l’estate per recuperare il debito di matematica, tornava poi a casa a piedi, un passo dietro l’altro, ON, alza il volume…
Non lo sai perché ti sei trovata a correre, chiuderti nel bagno e metterti a piangere
col trucco che macchia la carta igienica, come la ragazzina che non sei stata mai.
Quando sei partita sembrava implicito, questa vita ti avrebbe reso invincibile.
Copertine, viaggi, glamour, fotografi, l’importante era avere un piano lucido…
E’ il 2016, precisamente il 29 gennaio e I Cani tornano con il loro terzo album Aurora, dopo Il sorprendente album d’esordio de I Cani del 2011 e Glamour del 2013.
Aurora mi suona e mi risuona nelle orecchie, a volte di prepotenza, da subito ne divento praticamente ossessionata. Ma poi mi stufa in altrettanto  poco tempo, e me ne dimentico.
Solo dopo, verso maggio/giugno, con le temperature innalzate, il cambio stagione e il ritorno alle maniche corte a righe, torna Aurora nella mia playlist.
Proprio quando, per i “problemi” e pensieri da adolescente, avevo solo voglia di Sparire.
E stavolta quando chiuderò gli occhi non voglio sognare.
Voglio un po’ di silenzio, un momento per non pensare.
E stavolta quando chiuderò gli occhi non voglio sognare, perché pure a sparire ci si deve abituare…
Capita spesso a quell’età , no?
La maturità che è sempre più vicina e la scelta decisiva di dover delineare il tuo futuro, l’università , quel mondo del tutto nuovo in cui chiunque si è sentito un puntino piccolo, fermo, in un punto preciso della Terra. Quando sei in quel mood fisso in cui i primi veri amori e la scuola che stai per abbandonare, gli amici ecc… sono tutto ciò che hai.
E poi le cuffiette poggiate sulle orecchie e cantare a squarciagola con gli shorts verdi sul terrazzo, il vento caldo, il profumo del gelato alla nocciola e un grandissimo asciugamano etnico rosa cipria. Sommersa da dubbi, da scelte immanenti, dalla paura di sbagliare. Lo so che quelle melodie, quei testi, non ricordano granché l’ estate. Che forse la maggior parte tra voi preferisce mettere su quell’album in inverno, sotto al plaid e con una bella cioccolata calda.
Ma io quell’estate l’ho vissuta davvero così. Mi sembrava come se solo I Cani potessero essere l’unico a capire e scavarmi e tirare fuori tutto ciò che la scuola, il test all’università , gli amici, il mio ex, il trasferimento in una nuova città invece opprimevano.
Eppure dopo un ritorno senza preavviso con un singolo, Nascosta in piena vista, nel 2018 che divenne praticamente virale, ora ci ritroviamo a ri-parlarne  al bar come se stessimo parlando del nostro vicino di casa, nessuno però sa effettivamente il destino, il declino, il ritorno (se ci sarà ), è tutto indubbio e nessuno riesce a trovare risposte.
Saranno nascosti per bene in piena vista, o forse è davvero è la fine?
“Perché pure a sparire ci si deve abituare”, ma noi della loro scomparsa non ci siamo ancora, totalmente, abituati.
E io vorrei soltanto che la voce di Niccolò tornasse a battere e a scuotere destra/sinistra, sinistra/destra nella mia testa, soprattutto nei momenti vuoti.
E a voi cosa hanno lasciato I Cani?










