“Introspezione” di Mecna è un ritorno (necessario) a sé stessi

da | Lug 11, 2025 | Recensioni album

Introspezione è il nuovo EP di Mecna ed è stato lanciato senza troppi fronzoli. Un ritorno alle origini, alle solite storie - ma raccontate in modo diverso, finalmente in modo più autentico.

Introspezione, il nuovo EP di Mecna, è stato lanciato senza troppe spiegazioni come a simboleggiare l’epilogo (temporaneo) di un vecchio cerchio.

C’è qualcosa di strano nel tornare esattamente dove si era partiti; una sensazione di spaesamento, ma a tratti familiare.
Introspezione, il nuovo EP di Mecna, racchiude in sé questa sensazione – un po’ quella che provi quando entri nella tua vecchia cameretta dopo anni e riconosci il profumo del legno dei cassetti ma non sai più in quale di questi hai lasciato i vecchi diari. È un ritorno, ma di quelli magistrali, che hanno il sapore del recupero sia di una forma primitiva sia di una presa di coscienza adulta. Un cerchio che si chiude (e che poi magari si riapre da un’altra parte).

Introspezione non era, a quanto sembra, un disco da lanciare, ma una roba da far uscire perché non riusciva ad essere tenuto più dentro. Chi ha amato “Disco Inverno” e si è portato addosso quei versi come cicatrici, riconoscerà subito l’aria familiare. È lo stesso Corrado ma più essenziale. Più consapevole.

Mecna, con questo disco, ha fatto un salto indietro, con nostalgia ma soprattutto con lucidità.

Ha preso il suo immaginario, quello che dal 2012 in poi ha riempito l’aria di malinconie sospese, notti infinite ed amori sbucciati e l’ha spogliato del superfluo. Niente batterie, niente ritornelli catchy, niente architetture. È come se dopo tutti questi anni, Corrado avesse deciso di smettere di cercare una forma perfetta semplicemente per dare spazio alle cose dette come gli vengono. In flusso, di getto.

Durante questi anni, l’identità di Mecna si è evoluta. È rimasta sì coerente, ma un po’ piatta nelle sue declinazioni – era diventata il riflesso delle stesse e solite cose. Introspezione, però, non è una regressione. Non è il classico ritorno alle origini che sa di riciclo creativo. È un ritorno maturo che non sa della solita “maturità artistica” che piace tanto alle recensioni pop. È una maturità vera, di quelle che arrivano quando sei stanco di dover tirare a creare, anche solo per sopravvivere al mercato. Mecna è tornato a sé, ma ha fatto la muta ed ora ha la sua pelle, ma è cambiata.

Fudasca lo accompagna in questo viaggio sonoro con quella delicatezza che sa di pioggia leggera, lo-fi e city pop che sfuma i contorni ed estrapola dai corpi i sentimenti. In Introspezione, voce e piano sono le uniche due cose che contano – si lascia tutto lo spazio necessario alle corde vocali, che diventano uno strumento a parte. Fragili, flebili – ogni tanto tremano, ma proprio per questo arrivano in modo più forte.

Ad anticipare l’EP, dei videoclip tutti diversi ed affidati a registi differenti. Un ulteriore atto di fiducia e di abbandono. Mecna ha consentito agli altri di immaginare le immagini, si è deresponsabilizzato del controllo dell’estetica – proprio lui che ne ha sempre fatto un manifesto. L’artista ci ha lanciato qualche hint e fatto capire che Introspezione non è un EP che cerca di piacere. È un modo per rimuovere le sovrastrutture e tornare a dirsi le cose, il suo modo per tornare dirle a noi. 

Ci sono dischi che si fanno per essere venduti ed altri che si fanno perché non si può fare altrimenti.

Questo è uno di quelli.

La Playlist di Cromosomi